Life stories: “Le bugie hanno il sedere basso”di Maria Teresa Muratore

di Maria Teresa Muratore

La scrittrice Maria Teresa Muratore ci delizia con il suo racconto breve che coglie un momento di vita vacanziera nella amata Calabria in cui l’attenzione si concentra su un determinato oggetto sociale, la lucertola seguendone le logiche in un particolare frammento fino a divenire un serrato scambio di impressioni e riflessioni a caldo nonché fonte di efficaci strategie comunicative.

Le bugie hanno il sedere basso

Calabria.
Camminiamo su una provinciale deserta, salendo e scendendo la collina, attraversando la sua vegetazione. La sensazione di essere in un parco.
Da una parte il muro per impedire di franare alla terra sembra un giardino verticale e sopra la tua testa la vegetazione che è querce pini abeti acacie castagni eriche e viene fuori sporgendo con la sua ombra, dall’altra il muretto di protezione che affaccia sulla gola con le querce da sughero che pare nascano direttamente dalla valle. Verde sulla tua testa, il verde del bosco, e verde dall’altro lato dove, oltre il muretto, svettano e ti accompagnano le cime degli alti alberi separati dai loro compagni dalla strada che li attraversa, e ancora sono abeti querce acacie castagni faggi aceri fichi elci corbezzoli. In mezzo al verde ciuffi di violetto e di lilla ma anche sprazzi di bianco giallo azzurro rosa rosso oro arancio sembra un giardino. Tra una collina e l’altra ampie finestre sull’azzurro del mare, man mano che scendi ne perdi la vista ma guadagni quella del fiume. Gli unici suoni sono il cinguettare vivace e fitto degli uccelli, lo stormire del vento, i nostri passi e, a un certo punto, mentre ti avvicini a valle, il rumore dell’acqua dell’Alaca che ha saltato le cascatelle e corre giù. Nell’aria i voli giocosi e intrecciati di variopinte farfalle, nel cielo quello orizzontale e intento di un falco.
E poi ci sono loro, silenziose, veloci, le lucertole.
Ce ne sono tantissime sul muretto, rapidissime scappano al tuo avvicinarsi, e mio marito fa “ma come corrono veloci con quelle zampette corte che hanno, non lo diresti mai”.
E mi vengono in mente, per analogia, le bugie, anche loro hanno le gambe corte, o come dicono più pitteroscamente qui, il sedere basso.
Quante volte da piccoli ci hanno ammonito con questa predizione proverbiale preceduta da uno “stai attento eh!”, predizione catastrofica perché, se alla tentazione della bugia avessimo ceduto, ci avrebbero prima o poi scoperto, più prima che poi, data appunto la brevità degli arti delle menzogne che non permettevano loro di andare tanto distante. E invece… a ben guardare, tutti lo possono vedere come le bugie possano andare veloci e fare molta, moltissima strada.
Come queste lucertole corrono, corrono, e arrivano lontano e se qualcuno cerca di fermarle, di smascherarle, rimane con un palmo di naso proprio come quando cerchi di acchiappare una lucertola e ti rimane in mano la coda e quella fila via più svelta di prima e anzi la gente che la vede passare dice “lo vedi? Hanno provato a fermarla, a dire che non era vera, ma non ce l’hanno fatta, quella resiste ancora, vuol dire che non era una bugia, ce lo volevano far credere questi altri imbroglioni, ma ha vinto lei!”
E poi ci sono quelle impunite, come queste lucertole che stanno sul muretto, trepidanti facendo finta di stare tranquille e mentre tu passi non si muovono di un millimetro e ti sfidano, così alcune falsità che reggono sfacciate il confronto e la verità, così bella, pulita, onesta, ingenua oserei dire nella sua sicurezza di essere “vera”, soccombe.
Allora non era vero niente? Come l’uomo nero era un’altra delle cose con cui ci volevano imbambolare da bambini? A fin di bene certo, cercando di educarci, ma sapendo nell’intimo che le cose non stanno così, no, non stanno proprio così, magari lo fossero.

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