109 piazze per la 109. La legge 109 consente di riutilizzare a fini sociali beni e ricchezze confiscati alla mafia, restituendoli al pieno godimento della società civile. La legge, che ha compiuto 30 anni il 7 marzo 2026 e per la cui presentazione, a suo tempo, Libera raccolse oltre un milione di firme, rappresenta il completamento di ciò che già Pio La Torre e lo stesso Giovanni Falcone avevano intuito: la confisca delle ricchezze illecitamente sottratte da mafiosi e corrotti alla società civile sarebbe stata l’arma principale per combatterli. Tale principio sarebbe poi stato inserito nell’art. 416 bis del Codice Penale. Dalla legge 109 in poi, la volontà dello Stato di battere le mafie è misurata e dimostrata dalla capacità con la quale i beni vengono restituiti alla collettività sotto forma di spazi di aggregazione, servizi ai cittadini, creazione di posti di lavoro, luoghi di formazione e di inclusione.
Negli anni non sono mancate le criticità, alcune legate a lungaggini burocratiche e inerzie da parte di amministratori “distratti”, altre legate alla mancanza di risorse economiche per ristrutturare spazi o riattivare aziende
Per questi motivi, dopo 30 anni, per la piena attuazione di questa legge, per utilizzare a fini sociali e far crescere i beni confiscati alle mafie, oggi Libera si mobilita ancora. Con la campagna “Diamo linfa al bene”, chiede a tutti i cittadini di firmare una petizione (la firma può essere messa andando sul sito nazionale www.libera.it) per destinare il 2% del Fondo Unico di Giustizia al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.
Libera ha inoltre convocato per lo scorso 7 marzo 109 piazze in Italia per diffondere l’appello e testimoniare la propria volontà di cooperare con le Amministrazioni affidatarie nella progettazione e realizzazione di piani di riutilizzo.
Anche il nascente Presidio Alto Lazio di Libera ha risposto all’appello con un flash mob che si è svolto nel centro storico di Tarquinia, nei pressi di un immobile confiscato ma ancora non assegnato, inutilizzato e lasciato al degrado. Come pure risultano ancora non concretamente utilizzati gli immobili di Marina Velca e del Lido. Solo per una villa in località San Giorgio, ristrutturata anche grazie a finanziamenti regionali, esiste un progetto di riutilizzo che è quasi arrivato a compimento: dopo ben 15 anni dal provvedimento di confisca!
Libera invita tutti a firmare l’appello “Diamo linfa al bene”, soprattutto si rivolge alle Amministrazioni comunali dell’Alto Lazio, nel cui territorio insistono proprietà confiscate, affinché diano attuazione alla legge 109 e dialoghino con le popolazioni per fare chiarezza su ipotesi e progetti finalizzati all’utilizzazione di tali beni.
Libera presidio Alto Lazio


























