L’etrusco Domenico Narduzzi e quelle sculture in ferro che non t’immagini

di Luciano Pasquini

La Maremma è sempre stata terra di confine, dove generazioni di braccianti provenienti dalle Marche, dal Veneto e dalla stessa Tuscia vi si trasferivano per cercare quello lavoro in primis reso spontaneamente dalla madre terra,per chi faceva questa scelta significava uno sfuggire alla povertà anche se per ritrovarsi in una terra aspra dura, arsa dal sole, paludosa e per questo regno di zanzare, fatta per uomini duri, essenziali, una terra che ancor oggi per la sua autenticità sa affascinare e stregare. La prospettiva di un futuro in un lembo che si demarca dove inizia il mare, con una agricoltura considerevole, la prima nel Lazio, che cela la storia di un popolo come quello degli Etruschi che sin dall’antichità sapeva apprezzare il culto del bello e a noi contemporanei la sua storia non cessa di stupirci. Un etrusco su tutti ha saputo magnificamente declinare in poesia, e descrivere la malinconia che questa terra evoca: Vincenzo Cardarelli.
Per rivivere questa scenografia abbiamo scelto una giornata dal caldo feroce ma il tornaconto di paesaggi ed esperienze ci ha fatto convincere che ne valeva la pena. Tra i vicoli antichi di Tarquinia riecheggia il suono del martello sull’incudine, si accorda come un diapason, al Genius Loci, proviene dalla fucina dello scultore Domenico Narduzzi classe 1943 il suo studio in via degli Archi 41 una volta ospitava l’osteria di “Cotechino”.Erano altri tempi, altri suoni che riempivano questo piccolo locale, illuminato da due finestrelle e carico fino all’inverosimile delle sue opere che Domenico estrae come un prestigiatore dal cilindro. La passione per il ferro che nelle sue mani acquista forma pura e leggera, il cui movimento ci restituisce una maremma scomparsa, fatta di butteri, casari, pastori contadini e animali che condividevano con l’uomo la fatica dell’esistenza in piena libertà. Uno spirito multiforme quello di Narduzzi in cui nelle sue sculture non manca anche la satira politica.
Una sosta appagante al punto che si è rivelato difficile abbandonare un posto così creativo e salubre, dove puoi ancora percepire un mondo che lentamente si sta sgretolando.
La Maremma è pure terrà che nel viaggio ci riserva altre tipicità, come i vini pregiati, che si producono dai vigneti che lambiscono il mare, che ogni anno si fanno strada nel panorama internazionale che racchiudono nei loro sapori la forza e la bellezza di un territorio unico da gustare con gli occhi e con il palato. Il nostro prosit è per questa terra che ha conservato la sua identità anche grazie alla genesi etrusca di Domenico Narduzzi.

 

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