Leonardo Bonucci: il campione raccontato da papà Claudio

Cristiano Politini

È iniziato tutto lungo i vicoli e attorno alla fontana di Pianoscarano, per proseguire con la crescita di uomo e di calciatore sul campo in terra del Pianoscarano Calcio. Leonardo Bonucci il calcio ce l’ha nel DNA, da sempre: una storia e una passione di famiglia iniziata con il papà Claudio, calciatore dal Pianoscarano fino agli Allievi Nazionali. La storia del padre continua con i figli, prima con Riccardo, che arriva fino alla Viterbese e al Perugia di Mazzone, poi con Leonardo che sta scrivendo un pezzo di storia dello sport italiano. Abbiamo incontrato Claudio proprio a Pianoscarano e ha raccontato suo figlio e la sua crescita sportiva nella città dei Papi, ripercorrendo i momenti importanti della sua carriera, dai primi calci al pallone, fino alla partenza per il grande salto che lo sta consacrando tra i grandi del calcio.

Può raccontarci come è nata la passione per il calcio di Leonardo?

Leonardo è nato in una famiglia di calciatori, perché anche io giocavo a calcio. Poi, una volta lasciato il calcio giocato, questo sport è rimasto una componente importante della nostra famiglia. La tradizione è andata avanti con mio figlio maggiore, Riccardo. Leonardo era piccolissimo, aveva quattro anni e già seguiva suo fratello al campo. Ricordo che Riccardo partiva con la borsa per gli allenamenti e Leonardo gli andava dietro. Era un’immagine simpatica da vedere, poiché il borsone da calcio di suo fratello era più grande di lui.

Quando è stato il primo approccio con il calcio di Leonardo?

Ha sempre giocato per la strada a Pianoscarano, quartiere dove è nato e cresciuto e al quale tutt’oggi è molto legato. Giocava con Riccardo e i suoi amici. Lui era il più piccolino, così lo mettevano sempre a porta e, mentre gli altri correvano e giocavano, lui doveva difendere. Poi è entrato nella scuola calcio del Pianoscarano e da lì si è consolidata la passione per il gioco del calcio in campo.

Qual è stato il suo cammino di giovane calciatore a Viterbo?

Leonardo ha da subito seguito le orme del fratello. È partito da Pianoscarano, per poi passare alle giovanili della Viterbese. Fu uno step importante, poiché molti ragazzini aspiravano a giocare per la squadra della città. Ha giocato tanto, era veramente dedito agli allenamenti e dava sempre il massimo nelle partite. Infatti, in quel periodo è arrivato fino ai giovanissimi nazionali e ha avuto molti occhi puntati da parte degli addetti ai lavori.

La sua è una storia di gavetta e di sacrificio. Quanto impegno metteva negli allenamenti e nelle partite?

Impegno e dedizione sono stati una costante della sua crescita. Sin da quando era ragazzino dava il massimo sia in allenamento sia in partita. Nei campionati che faceva, a dire degli addetti ai lavori, faceva la differenza. Questo un po’ si vedeva, ma sin da bambino lui è sempre stato come è esattamente oggi: un tipo battagliero che dava sempre tutto. Il carattere non gli è mai mancato e in qualsiasi torneo lui giocasse si impegnava al massimo per vincere e fare una bella prestazione.

Come avete vissuto in famiglia il cammino calcistico di Leonardo?

Finché ha giocato a Viterbo, il calcio era semplicemente una bella passione e sentivamo crescere il sogno che un giorno sfondasse. Come dice Morandi “Uno su mille ce la fa” e lui ce l’ha fatta. Però non potevamo immaginare tutto questo. Quando c’è stato l’interesse reale dell’Inter, allora lì abbiamo iniziato a capire che si stava materializzando qualcosa. L’importante era rimanere con i piedi per terra e lui l’ha vissuta esattamente così.

Nella sua crescita sportiva a Viterbo lei ha rappresentato un punto di riferimento. Come era il rapporto con lui?

Quando era in campo mi mettevo sempre da parte, rispettando l’allenatore e le sue scelte. Poi quando rientravamo a casa si parlava, anche molto: mi chiedeva consigli, suggerimenti sui movimenti in campo e su come era stata a mio avviso la sua prestazione.

Come ha affrontato la scuola in questi anni?

Sempre con grande impegno. Infatti, ha conseguito il diploma mentre giocava a calcio a Milano. Abitava in un convitto con altri ragazzi: andava a scuola e dopo la mattinata passata tra i banchi si dedicava agli allenamenti. Il suo DNA è il professionismo, in tutto ciò che fa. Quindi, anche negli studi ha sempre dato il massimo, tutto sé stesso.

Ci sono aneddoti particolari che ricorda?

Ce ne sono molti, ma quello più bello è sicuramente l’immagine di Leonardo a circa quattro anni con il pallone sotto al braccio per mano con suo fratello Riccardo. Sembra ieri che andava al campo a calciare il pallone con altri bambini, che ricordo simpaticamente, tutti a Pianoscarano chiamavano “i pulcinotti”, poiché ancora più piccoli dei pulcini.

Ricorda il distacco da Viterbo?

Sì, lo ricordo benissimo, quel giorno fu un distacco grande per tutti noi. Partiva da Fiumicino e ad accompagnarlo c’erano anche gli amici. Alla fine sul momento non ci eravamo proprio resi conto, stava andando all’Inter a giocarsi una chance e non pensavamo a ciò che poteva accadere dopo. Leonardo è stato un grande. Se vuoi arrivare ad alti livelli devi affrontare da solo le situazioni e lui c’è riuscito.

Qual è il rapporto di Leonardo Bonucci con Viterbo oggi?

È fortemente legato al quartiere e alla città ma non trova mai il tempo di venire a Viterbo, visti i molti impegni tra campionato, coppa e nazionale. Lui a Viterbo ci pensa, soprattutto durante il periodo di Santa Rosa. La sera del 3 settembre, anche se è lontano, si isola e pensa a Viterbo. Da padre viterbese, sono orgoglioso di dire che il leone, simbolo della città, lui lo incarna alla perfezione.

 

Il nostro incontro termina con questa frase che risuona forte nel petto di papà Claudio Bonucci. Uscendo da Pianoscarano, pensiamo ai secoli di storia, a quanta vita si è snodata in questo angolo della Viterbo antica. In fondo a via dei Vecchi, due bimbi rincorrono un pallone. Tutto può iniziare così, nella quotidianità del gioco nel vicolo sotto casa: ma il sogno più bello non finisce all’alba se oltre alla stoffa, si hanno il cuore e la grinta di un campione, quella di Leonardo Bonucci.

 

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