Le Virtù di Palazzo Spreca: ribadita la specifica appartenenza a Viterbo

Francesca Pontani

Venerdì 21 dicembre a Viterbo, presso la RinascimentiAmo Gallery (piazza San Simeone, 5), si è tenuto un incontro dedicato alle Virtù di Palazzo Spreca, organizzato in occasione della pubblicazione dell’istant book dedicato alla storia di questo prezioso ciclo pittorico.

Emotivamente partecipata la presenza di un numeroso pubblico che ha ascoltato attento e preoccupato le vicende di questa triste vicenda: a parlare lo storico dell’arte Andrea Alessi, la Soprintendente Margherita Eichberg e gli autori Enzo Bentivoglio, Fabiano Tiziano Fagliari Zeni Buchicchio e Simonetta Valtieri. Presente anche l’ispettore Orlandini che si occupò della vicenda.

L’incontro è nato dall’esigenza di portare all’attenzione ancora una volta le vicende che hanno coinvolto i dipinti strappati da Palazzo Spreca e a tutt’oggi depositati presso il Museo Civico di Viterbo in attesa di un futuro incerto: restare a Viterbo o tornare a Spoleto?

Sulla questione nel dettaglio ne avevamo già parlato in un articolo precedente: https://www.tusciaup.com/palazzo-spreca-vi-spieghiamo-le-14-virtu/124025

E’ stata ribadita e rafforzata la consapevolezza della specifica appartenenza alla storia e al patrimonio storico artistico di Viterbo degli affreschi di Palazzo Spreca.

 

Un patrimonio storico vincolato automaticamente, per sua stessa natura

Un punto fondamentale sottolineato da tutti gli illustri relatori è il fatto che Palazzo Spreca e tutto quanto in esso era presente era/è un patrimonio storico e culturale vincolato senza bisogno di vincolo ufficiale da parte delle autorità competenti. E’ un complesso storico-architettonico vincolato automaticamente in quanto un patrimonio avente un carattere culturale riconosciuto da sempre: fin dall’epoca in cui il Palazzo e gli affreschi furono realizzati. Questo perché già dalla costruzione ed esecuzione Palazzo Spreca nasceva con una funzione non solo privata ma anche pubblica, di sede del Comune di Viterbo. Qui vi era la sala pubblica e comunale. Quindi Palazzo Spreca il simbolo stesso del vivere civile della comunità di Viterbo con il ciclo di affreschi che illustravano i valori profani e religiosi della comunità civile dei viterbesi.

 

Un bene collettivo, di tutti

Quindi un bene che si riferiva alla collettività che era esso stesso parte della collettività già dal 1470 (anno ipotizzato per il ciclo degli affreschi).

Per questo i dipinti di Palazzo Spreca hanno un valore storico fondamentale: erano i valori di Viterbo.

Quindi: bene culturale pubblico più bene storico-architettonico in re ipsa ne fanno un bene da tutelare che non può essere oggetto di trasmissione in una transazione economica a fini privatistici. Quindi non è alienabile come tutti i beni sottoposti a vincolo.

 

Un bene identitario che racchiude i valori del vivere civile

A Viterbo il medioevo è un medioevo autentico e non modificato. Un medioevo identitario: un medioevo che rappresenta ancora oggi i valori della comunità civile di Viterbo, l’identità di una comunità. Per questo motivo andrebbe ripresa la strada del recupero dei valori, quella strada in cui ogni cosa di valore storico-artistico ha un interesse superiore: collettivo, generale, di tutti e per tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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