Laura Bartolomei: artista tra gli artisti in incognito nella Tuscia

Mio padre era pittore e cartellonista cinematografico, mia madre ceramista. Con mia sorella Silvia siamo cresciute toccando materiali e mescolando colori, materiali e odori, quindi e’ stato naturale iniziare a studiare arte applicata all’istituto d’arte. Ma il corpo e’ sempre stato il mio vero interesse. Da che ricordo il corpo, il suo funzionamento fisico prima, e anche quello emotivo poi, attraverso la capacità e modalità di recupero dopo incidenti grandi e piccoli al come si adatta a disabilità più o meno temporanee, i suoi limiti e la decomposizione, e la relazione che il corpo instaura con l’ambiente e con la sfera emozionale. Sensazioni che mi hanno sempre affascinato e sono divenute la base del mio lavoro, a prescindere dalla tecnica e dal risultato. Negli anni ho sviluppato esperienze diverse, ho fatto persino acrobatica e contorsionismo in un circo familiare, studiato butoh, danza contemporanea, contact, trampoli, e danzato professionalmente per un breve periodo con compagnie e teatri off off Broadway. A New York, ho vissuto per 6 anni e conosciuto il mio compagno di vita, Jimmy*, che allora faceva l’illustratore. Con lui e’ iniziato un lungo periodo girovago, in cui abbiamo vissuto con la famiglia che cresceva, in NY, a Seoul e nella Tuscia. Tornare in una città come Roma non aveva senso, tutti e due desideravamo un contatto forte e reale con la natura per i nostri figli.

Ci siamo spostati in questa zona, che io già conoscevo perché da ragazzina ci venivo in vacanza in una comune di giovani di Roma. Siamo passati da NY a Proceno, da Seoul ad Acquapendente. Della Tuscia ci hanno attratto l’aspetto naturale e storico che e’ molto forte, in più non era turistica e cara come la Toscana e l’Umbria, e ci permetteva di poter affittare un casale abbastanza grande per vivere e lavorare.

Il nostro desiderio era trovare un punto di unione tra Jimmy illustratore e Laura teatrante, cosi nel 1997 abbiamo fondato La Capra Ballerina, il laboratorio di ricerca sulle tecniche di costruzione più o meno tradizionali legate al teatro di figura. Per un po’ di anni abbiamo creato per altre compagnie, per collezionisti e per musei, e collaborato con Unicef in alcuni progetti. Col tempo cresceva la voglia di iniziare a fare spettacoli con le marionette che costruivamo. Delle marionette mi attrae l’ aspetto archetipico, il fatto che si mettono in contatto diretto con il nostro “primitivo”, che sono politicamente scorrette e che possono fare cose che l’attore non può permettersi, come morire e resuscitare, strapparsi il cuore, scambiare il naso con le orecchie, per far passare un messaggio o un’emozione.

Mi spiego meglio: quando vediamo un attore vediamo l’essere umano, e filtriamo cio’ che fa attraverso i pregiudizi culturale, la marionetta la vediamo per quello che fa, e’ un oggetto, ma ci parla. Se l’attore parla alla sfera razionale, la marionetta parla alla sfera antica legata all’istinto, in qualche modo parla all’inconscio.E’ per me una grande soddisfazione il fatto di fare un lavoro che amo, di farlo in modo indipendente e di essere riuscita ad rimanere fedele a me stessa, e poter portare il mio lavoro in tutto il mondo. Questo anno sto lavorando a due progetti distinti, uno di teatro di figura, per bambini, da concludere entro la fine dell’anno, e l’altro e’ un progetto performativo iniziato lo scorso anno con una residenza artistica e che si sta sviluppando a tappe, e che dovrà essere ultimato per novembre. Intanto la vita scorre nella normalità ad Acquapendente insieme a Jimmy il sogno è di convertire il nostro laboratorio fatiscente in un vero e proprio teatrino di campagna, un luogo da destinare all’infanzia, all’arte e agli incontri.https://www.facebook.com/LaCapraBallerina?ref=hl
Foto cover di Jess Gamari –foto chiusura articolo di Ivano Zanotti)

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*Laura Bartolomei performer teatro di figura
*Jimmy Davies illustratore costruttore marionette scultore

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