L“atelier” di Luigino Profili, lo scultore in incognito a Civitella

Luciano Pasquini

L’alta Tuscia, un territorio ancora pressoché inesplorato e, se dal punto di vista archeologico, le scoperte recenti non cessano di sorprendere anche gli esperti del settore, c’è un racconto artistico che esprime capacità fuori dal comune che incantano chi vi ci si avvicina. In questo lembo magico di Tuscia viterbese, vivono artisti come Luigino Profili che hanno imparato da autodidatti guardando le opere dei grandi scultori e, protetti dalla loro terra, vivono la loro arte in incognito con grande semplicità. A Civitella d’Agliano, dove è nato e vive da scapolo nel borgo dominato dalla presenza della torre dei Monaldeschi, scoprire Luigino Profili significa scoprire quel mondo silente, il luogo in cui crea le sue sculture in ferro, legno o in creta con un talento degno di nota. Ci concede poco tempo nel corso di una visita in questo magnifico borgo della Tuscia, ci descrive le sue opere come fossero persone vive, nelle quali la sua arte si è limitata a scoprire ciò che la natura nascondeva in sé, come nel caso del suo crocefisso ricavato dalla pianta di un pero di cui ricorda con commozione, quando con il falcetto inavvertitamente, durante l’incisione, scolpi il ramo che pian piano, mentre il Cristo prendeva forma, segnò proprio il costato del Salvatore e che dire di più dei chiodi che si stendono perfettamente ai nodi della pianta… Un’opera che bisogna vedere per capire che c’è una declinazione dell’arte che non può essere svuotata dal suo senso esclusivo. Il suo concetto di pittura è soprattutto quello della sacralità nell’arte. Ha partecipato ad alcune collettive: nel 2013 a Orvieto, nel marzo 2014 alla Torre Monaldeschi per un’esposizione delle opere di 24 artisti che univa l’arte della pittura e della fotografia e il Venerdì Santo dell’anno seguente ha partecipato alla via crucis degli artisti nei suggestivi vicoli con tavole rappresentative della Passione di Cristo. Luigino Profili non appare molto. Anche se da un lato l’artista non può prescindere dal suo legame con il pubblico, dall’altro l’uomo non può fare a meno della propria spiritualità, del proprio io, motore di immagini, sensazioni, colori, forme che ritroviamo pure nello stupendo quadro intitolato a Giovanni Paolo II, il papa che agli artisti ha dedicato un’intensa lettera datata 1999. Se vi capita di passare a Civitella d’Agliano, entrate nel suo laboratorio, la sua espressione artistica può divenire il mezzo stesso per liberare la propria interiorità e trasformarla in immagini accessibili anche agli altri.

 

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