Un colloquio piacevole comunque irrituale: consumato lungo lo stretto, bianco, vialetto che dal Casinò di caccia conduce all’ingresso principale della Villa. Arriva un’eco lontana e indistinta di accordi musicali ad avvertire che lo spettacolo sta per iniziare. Uno dei quattro del Festival by Ance di Villa Lante. Lara Anniboletti è la direttrice, da alcuni mesi, dello splendido gioiello fatto erigere nel Cinquecento dal cardinale Gambara, su idea di Jacopo Barozzi da Vignola. Lei, sobria eleganza, capelli color Tiziano su un incarnato roseo, occhi castani e profondi non fa nulla per nascondere – probabilmente neppure vi riuscirebbe – immutato entusiasmo per l’incarico, che è prestigioso per quanto impegnativo. Il suo curriculum di lunghezza esagerata, invita a una lettura rapida: perugina di nascita, funzionaria del Mibac, direttrice del museo di Orvieto e poi di Civitavecchia, ricercatrice presso gli scavi di Pompei, saggista, scrittrice. Un tessuto professionale imbastito di arte e di storia. La gestione di Villa Lante è cosa da far tremare i polsi, però sollecita anche sfide seducenti.
Il giorno della presentazione del Festival lei ha parlato più volte di progetti, ma senza entrare nel merito. Può essere più chiara?
“Il periodo del Covid ha portato con sé una naturale tensione e poi la necessità di ripartire. Sistemata la fase di manutenzione della villa, abbiamo messo mano a quella progettuale. Un pacchetto di iniziative pensate per rendere lo spazio più fruibile, tale da essere vissuto in maniera diversa. Così abbiamo cercato e individuato dei partner, innanzi tutto l’amministrazione comunale di Viterbo, in particolare l’assessore alla Cultura Antoniozzi, con il quale abbiamo trovato subito una grande intesa. Direi spontanea. Abbiamo da poco firmato un accordo di bigliettazione congiunta per le visite a Villa Lante, al museo della Rocca Albornoz. Operazione che permetterà, tra l’altro, di pianificare iniziative condivise. La prima è stata proprio il Festival che ha come sponsor l’Ance di Viterbo. Un festival numero zero, organizzato in tempi assolutamente ristretti. Ora però si può e si deve pensare alla grande”.
Per esempio?
“Be’ potenziare questa manifestazione, per far sì che invece di quattro giorni possa durare due settimane. Invitare grandi artisti e organizzare mostre di vario genere. Insomma, allestire tutta una serie di eventi culturali ad ampio raggio che permettano a questo posto di vivere al meglio perché più vivibile diventi per la gente”.
Ha trovato difficoltà di tipo logistico?
“Certamente. Dopo il Covid abbiamo cercato, con il mio direttore regionale Stefano Petrocchi, di sistemare il sito con la riapertura del parco che si deve soprattutto alla collega che mi ha preceduto, l’architetto Cogotti. Non è stato facile ripristinare uno spazio di diciotto ettari, distribuiti tra i due del giardino formale e i restanti che fanno parte del parco. La grande difficoltà evidentemente si chiama manutenzione, con tanto verde e i fantastici apparati che formano gioghi d’acqua unici”.
C’è un problema di personale?
“No, grazie a nuove assunzioni. Siamo undici, fino a qualche mese addietro eravamo non più di mezza dozzina. Inoltre abbiamo realizzato un accordo con Anteas, una associazione autonoma di volontariato, che supporta i nostri operatori. Tre o quattro di loro ci aiutano nei giorni feriali e raddoppiano nei festivi”.
C’è una autentica emergenza, se c’è?
“Be’ ce ne sono, prima tra tutte quella relativa agli impianti. Abbiamo elaborato un piano per farvi fronte attraverso i finanziamenti del Pnrr. Si tratta di sette milioni di euro con i quali vorremmo anche ripristinare alcune strutture, come il Casino di caccia e la limonaia che vanno rifunzionalizzati. Anche queste operazioni rientrano nel pacchetto dei nostri progetti. Riqualificare l’intera villa ci permetterà di ampliarne la fruizione e quindi la possibilità di potenziare la proposta di iniziative culturali di vario tipo, anche internazionali”.
Ricercatrice a Pompei, direttrice dei musei di Orvieto e Civitavecchia ora di Villa Lante. Differenze?
“Il grande spazio che occupano questi meravigliosi giardini. La suggestione è diversa. Naturalmente è maggiore anche lo sforzo che viene richiesto”.
Lei è anche una scrittrice. E’ suo “79 storie su Pompei che non vi hanno ancora raccontato”, editore “L’Erma” di Bretschneider. C’è un racconto che è già nella sua testa e nella sua anima, che trova ispirazione nella Villa Lante?
“C’è tanta materia per ispirarsi. Gli aneddoti delle persone che vi lavorano da tempo e che raccontano del re Carlo d’Inghilterra che qui è stato ospite quando era ancora un principe. Poi il fantasma del Casino di caccia. Sì, di storie da narrare ce ne sarebbero tante. Sinceramente non ho avuto il tempo di pensare a un racconto. I 79 di Pompei sono nati riproponendo il vissuto del posto. Credo proprio che si potrà far anche qui. Serve soltanto un po’ di tempo”.



























