La RiBella Gallery esorcizza l’effetto-morte con la performance di Arialdo Miotti

La RiBella Gallery torna a far parlare di sé con una performance davvero sui generis. Il tema è la morte, anzi: l’effetto-morte. Perché esiste una teoria nel mondo dell’arte, un po’ lugubre invero, secondo la quale dopo la scomparsa di un artista, i prezzi delle sue opere sono destinati a crescere. Il meccanismo che si genera è influenzato da diversi fattori che determinano la domanda e l’offerta sulla produzione degli artisti dopo la loro morte, tra cui “reputazione” e “rarità”. Il concetto stesso di rarità delle opere scatena nel collezionista una frenesia compulsiva nell’accaparrarsi le ultime opere disponibili dell’artista in quanto -cessando la produzione – diventano meno disponibili sul mercato dell’arte. Questo innesca una reazione a catena con immediata e vertiginosa impennata della quotazione dell’artista. Una corsa ad accaparrarsi le sue creazioni, insomma.

E allora perché non esorcizzare, anzi anticipare l’effetto-morte mentre l’artista è ancora in vita? Con questa filosofia nasce la performance di Arialdo Miotti che si confronterà proprio con questo meccanismo, rielaborando e ironizzando non solo sulla definizione di “Arte” ma al contempo sul concetto di “Valore dell’Arte” dovuto più alla morte dell’artista che al suo reale talento.

La performance sarà curata dall’architetto Beatrice Bella e si svolgerà alla RiBella Gallery in via San Lorenzo, 6, a Viterbo, venerdì 29 giugno alle 19, con ingresso libero.

Ma chi è Arialdo Miotti? Un artista mutaforma, viterbese, capace di concretizzare l’idea primordiale del gesto artistico primitivo. La sua curiosità artistica non ha uno stile preciso, rendendolo poliedrico per natura. La sua arte muta e si modifica, sperimentando tecniche e materiali differenti capaci di stimolare reazioni discordanti da parte del pubblico. La sua molteplicità stilistica lo estraniano dal concetto del “Riconoscibile”, diventando così espressione di diversità. Ecco come parla di sé Arialdo Miotti: “ Viterbo. Un fanciullo carino, ma anche impertinente, testardo, di più non ricordo. Gli anni dell’adolescenza scorrevano veloci come le tante esperienze, lasciando però un segno riconducibile a tutte le mie creazioni, alle mie opere frutto del passato e un pizzico di futuro. In poche parole, mi muovo stando fermo e sto fermo muovendomi”. Eclettico, poliedrico, visionario, personalità unica e anticonformista. Un artista verace che crea dal nulla un punto di vista originale sul mondo. Le sue opere sono creatività pura senza barriere completamente libero dai retaggi della società.

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