“Noi non siamo i nostri peggiori errori”.
Questo il messaggio che Kristoffer Borgli, regista norvegese, restituisce allo spettatore che per due ore resta inchiodato dietro la narrazione, esatta o meno, che gli altri: amici, conoscenti, colleghi di lavoro, forniscono della coppia formata da Charlie ed Emma.
Lei lavora in una libreria di Baton Rouge, lui storico dell’arte dirige un museo, si incontrano per caso in un bar londinese.
Charle (Robert Pattinson) resta affascinato da Emma (Zendaya) e cerca di corteggiala in modo anche goffo, fingendo di aver letto il libro che lei sta leggendo con attenzione senza accorgersi che è sorda da un orecchio.
Solo in seguito scopriremo che la goffaggine è un tratto che appartiene a Charlie e che lo rende estremamente affascinante.
I due si piacciono e decidono di sposarsi affrontando lo stress dei preparativi matrimoniali.
È durante una cena con i due amici di Charlie che dopo una bevuta di troppo ognuno racconta quanto di peggiore commesso in vita.
Da quel momento il rapporto tra Charlie ed Emma si incrina quando lei riferisce di un passato discutibile e complesso che offusca la sua immagine perfetta agli occhi di Charlie.
Mentre Emma cerca di giungere serena al matrimonio, Charlie entra in crisi, così come la narrazione del suo mondo perfetto e la sua ricerca di perfezione.
Sospetti, paure, ansie lo assalgono arrivando perfino a farlo dubitare del suo desiderio di unirsi in matrimonio con la donna che fino a poco prima amava in un modo totalizzante.
Il film sa rendere in maniera eccelsa le nostre proiezioni e la nostra incapacità di accettare le stonature della vita, gli imprevisti, le imperfezioni, le debolezze.
La narrazione di noi stessi, degli altri, dei rapporti che costruiamo è fragile.
L’amore non basta, bisogna saperlo raccontare e proporlo agli occhi altrui come perfetto e privo di ombre.
Borgli imbastisce un film sui complessi e difficili rapporti sentimentali che, apparentemente sembrano fluire nel modo migliore, ma nella realtà serbano conflissi, dubbi e innumerevoli paure.
L’idea che abbiamo dl nostro partener il più delle volte altro non è che una nostra proiezione, non corrispondendo al vero e quando il velo si scopre l’ansia affiora e prende il sopravvento.
Da commedia romantica il film approda al dramma psicologico che sfiora il thriller, con tratti comici e divertenti.
Una girandola di sentimenti si alternano in un dramma sentimentale che toni bergmaniani nel quale la soluzione sembra essere quella di fingere di non conoscersi affinché la storia possa ricominciare diversa, accettando l’altro con le sue imperfezioni.
Belle riprese dall’alto e si avvicinano piano piano, belli tagli improvvisi che definiscono il ritmo della narrazione, a volte rapido e frenetico a volte rilassato.
Gli interni perfetti, ordinati, che tradiscono i caos interiore dei protagonisti, i flash back, i ricordi il passato che si intrecciano col presente, i pensieri dei protagonisti che si uniscono al narrato confondendosi con esso rendono il film estremamente intrigante e coinvolgente.
Il film lascia lo spettatore con una serie di domande sui due protagonisti e sul racconto della loro storia e invita tutti a domandarsi se i vecchi ruoli standardizzati e codificati dell’amore siano ancora validi.

























