La mutazione del virus, il racconto coincidente di Maria Teresa Muratore

di Maria Teresa Muratore

Chiunque si metta a studiare un po’ di microbiologia e virologia capisce subito che la vita è una lotta per la sopravvivenza, tra l’uomo e gli agenti infettivi.
Ognuno ha le sue armi: i secondi hanno al loro vantaggio le mutazioni e la selezione naturale che favorisce la scelta e l’affermazione della loro forma più vantaggiosa, il primo ha l’immunità naturale (aspecifica), quella acquisita (altamente specifica), e l’intelligenza, che gli permette di studiare i patogeni, capirne i meccanismi di induzione di malattia, sperimentare le cure e far progredire la Scienza.
Un esempio per tutti il virus dell’influenza: spesso si deve preparare un vaccino nuovo perché nella sua lotta per la sopravvivenza muta le sue proteine esterne in modo che non vengano riconosciute dal vaccino in uso.
L’attuale coronavirus, sconosciuto nella sua forma attuale, trovandoci impreparati ci ha spiazzato per parecchi mesi.
Il buon senso, pensando che una pelle integra non fa “entrare il nemico” ha suggerito di proteggersi come si può, estendendo la barriera fisica con l’uso delle mascherine che dicono “vietata l’entrata”, perché si sa che è un virus respiratorio.
La Scienza osserva, studia, sperimenta.
Osserva l’andamento dell’infezione, fa accertamenti strumentali sui vivi, studia gli organi dei deceduti, cerca la causa della morte, se sia dovuta tutta alla virulenza dell’agente infettante o anche alla risposta magari squilibrata, esagerata, dell’infettato.
La scienza oggi va veloce rispetto a una volta, ma è lenta se paragonata alle vittime che continuano a cadere numerose, talvolta aiutate dall’errore umano, e deve essere giustamente lenta, per lavorare bene, perché ogni rimedio, farmaco o vaccino che sia deve essere sicuro, testato, convalidato.
Sembra che vada meglio, molto ha fatto l’altra iniziativa del buon senso: l’isolamento tra persona e persona.
Poi dato che sembrava andare meglio si è allentato un po’ il rigore.
Il virus ne approfitta subito per riprendere a circolare libero, contento, subdolo.
La Scienza intanto osserva, studia, sperimenta.
Questo virus non sembra “prendere” solo i polmoni, sembra che dia sintomi anche a livello gastroenterico.
C’è una leggera ma continua ripresa delle positività.
“Non è mal detto ciò che non è mal preso”, qualunque malattia come ogni tipo di rapporto dipende dall’interazione tra tutte e due le parti, dalla “prepotenza” dell’uno e dalla “debolezza” dell’altro, così in qualche caso la risposta è più lieve in altri i danni sono più forti, ma non tanto come nei primi tempi.
C’è un po’ di ottimismo, qualcuno dice che il virus è clinicamente morto, qualcun altro che si è attenuato.
I casi aumentano. Ovunque.
Il virus, nel periodo di tregua, apparente, anche lui sta studiando come essere di nuovo attivo e vincente.
E succede una cosa strana, all’improvviso un gruppo neanche tanto piccolo di persone grida una specie di “al lupo, al lupo”, dice che il virus non esiste, che bisogna togliere le mascherine, che ci si deve mischiare come prima, stare vicini, e si baciano e abbracciano e prendono a male parole chi si mantiene a distanza e indossa la mascherina. Veramente sembrano pazzi. E allora capisci che si, il virus si è organizzato bene, è realmente virulento adesso, altro che mutare le proteine dell’involucro esterno per non essere riconosciuto dal vaccino, da respiratorio che era è diventato neurotropo, attacca i neuroni, e naturalmente quelli delle persone da questo punto di vista più deboli, più esposti: gli stupidi.

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