La donna che scriveva racconti, il libro postumo di Lucia Berlin

Chi non ha ancora avuto la fortuna di conoscere la scrittura di Lucia Berlin si prepari a un piacere straordinario. E’ un’affermazione del The Washington Post. La donna che scriveva racconti, edito da Bollati Boringhieri, traduzione di Federica Aceto, esce dieci anni dopo la morte dell’autrice. Negli Stati Uniti si sono accorti di aver perso una delle maggiori scrittrici del Novecento solo nel 2015, quando Farrar, Straus and Giroux ha pubblicato questa raccolta. Lucia Berlin è morta il 12 novembre del 2004, nel giorno del suo sessantottesimo compleanno, ignorata dalla critica e dal pubblico, negli ultimi anni viveva in una roulotte. Una vita più che difficile, quella di Lucia Berlin, tormentata dalla scoliosi e dalle sue conseguenze, da un primo matrimonio sfortunato, dalla povertà e dai lavori tipici degli americani senza radici: ma le esperienze di centralinista, domestica, insegnante precaria o infermiera e di madre single forniscono all’autrice un materiale prezioso e vastissimo, che usa per raccontare se stessa con eccentrico, personalissimo talento. La forza di questi racconti sta nel livello di verità, raggiunto attraverso una scrittura molto attuale, che procede per dispersioni e connessioni inaspettate e ti porta al cuore delle cose per vie impensabili.

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