Intolleranze alimentari: facciamo chiarezza

di Gemma Moscioni*

L’intolleranza alimentare non è altro che una reazione indesiderata del nostro organismo scatenata dall’ingestione di uno o più alimenti, oppure da disfunzioni/deficit a carico dell’apparato digerente.

Le intolleranze alimentari colpiscono fino al 15-20% della popolazione, che riferisce soprattutto sintomi a carico dell’appartato gastro-intestinale.

Attualmente, in commercio, esistono diversi test per la diagnosi delle intolleranze alimentari che, però, non risultano validati, né supportati da evidenze scientifiche.

La diagnosi di intolleranza alimentare è una diagnosi per esclusione: è possibile solo dopo aver indagato ed escluso un’allergia alimentare. L’indagine utilizzata per accertarla consiste nell’individuare l’alimento sospetto, eliminarlo dalla dieta per 2-3 settimane e poi reintrodurlo per altre 2-3 settimane. Se i sintomi scompaiono durante il periodo in cui viene abolito l’alimento e si ripresentano nel momento in cui viene reintrodotto nella dieta si tratta di una reazione avversa al cibo. A questo punto si verifica, attraverso test diagnostici, se è coinvolto il sistema immunitario e se si tratta pertanto di un’allergia; in caso contrario il disturbo è molto probabilmente dovuto a un’intolleranza.

Il trattamento per le intolleranze alimentari, come per le allergie, consiste nell’eliminare dalla dieta o consumare in piccole quantità gli alimenti che provocano la reazione.

Vediamo insieme quali sono le più comuni intolleranze alimentari.

INTOLLERANZA AL LATTOSIO

Il lattosio è il principale zucchero presente nel latte: di conseguenza, è presente in concentrazioni variabili in tutti gli alimenti da esso derivati o che lo contengono come ingrediente. Le concentrazioni maggiori di lattosio si registrano nel latte, nello yogurt, nei gelati, nei formaggi freschi, nella panna, nella crema. Nei formaggi stagionati, invece, più lunga è la stagionatura e più la quantità di lattosio si riduce, essendo impiegato dai batteri come substrato per la fermentazione.

Si definisce “intolleranza al lattosio” l’insieme dei sintomi che possono presentarsi per l’incapacità di digerire il lattosio. Essa è dovuta alla carenza o assenza di lattasi, enzima necessario per scomporre il lattosio nelle sue due componenti: glucosio e galattosio.

La sintomatologia è dose-dipendente: maggiore è la quantità di lattosio ingerita, più evidenti sono i sintomi, che possono includere flatulenza, diarrea, gonfiore e dolori addominali.

In caso di diagnosi di intolleranza al lattosio non è sempre necessario eliminare i prodotti che lo contengono, a volte è possibile individuare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi. Se l’intolleranza è grave è importante fare attenzione e leggere accuratamente le etichette degli alimenti: il lattosio, infatti, è utilizzato in molti cibi pronti.

Ricordo che attualmente il gold standard per la diagnosi di intolleranza al lattosio è il breath test all’idrogeno.

INTOLLERANZA AL FRUTTOSIO

Il fruttosio è un monosaccaride presente in una grande varietà di alimenti assunti quotidianamente (frutta, verdura, miele). Si tratta di un malassorbimento abbastanza comune e non va confuso con la rara intolleranza ereditaria al fruttosio; la diagnosi è semplice e va fatta con il Breath test, la terapia consiste nell’evitare – per almeno 3 settimane – tutti i cibi contenenti elevate quantità di fruttosio, limitando il consumo di frutta e di alcune verdure.

FAVISMO

Il favismo è la terza importante intolleranza alimentare, dato che riguarda circa 400 milioni di persone; la malattia nasce dall’assenza di un enzima (la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi), senza il quale diventa pericoloso consumare fave, piselli e alcuni farmaci, per il rischio di gravi anemie.

Quindi, vorrei sottolineare che esistono pochi e validati test che consentono di diagnosticare la presenza di un’intolleranza.

Le conseguenze di diete di esclusione di alimenti, non necessarie, possono determinare carenze nutrizionali anche gravi negli adulti e soprattutto nei bambini durante la crescita.

Non escludere nessun alimento dalla tua dieta senza una diagnosi, diffida da chiunque proponga test di diagnosi di intolleranza alimentare per i quali manca evidenza scientifica di attendibilità.

 

 

 *La Dottoressa Gemma Moscioni, Biologa Nutrizionista, si è laureata in Biologia cellulare e molecolare presso l’Università degli Studi della Tuscia (110 cum laude), successivamente perfezionata con Master Universitario di II livello in: “Nutrizione personalizzata, basi molecolari e genetiche”, presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata (110 cum laude). Ha sviluppato competenze riguardanti la Nutrizione personalizzata e la Nutrigenetica, focalizzandosi sul ruolo che gli alimenti hanno nell’espressione genica dell’individuo.
Attualmente lavora come Biologa Nutrizionista a Viterbo e provincia e affianca alla libera professione l’insegnamento dell’educazione alimentare.

Contatti Nutrizionista Biologa Gemma Moscioni:

Centro Medico Santa Rosa – Viterbo, lunedì e sabato

Studio di Nutrizione privato – Ronciglione, giovedì e sabato

Farmacia Fabbri Formello – martedì

Centro Fisioterapia 2000 – Roma zona Cinecittà, mercoledì

Centro Rep Medica – Tarquinia, venerdì

Centro Medico Polispecialistico – Nepi, venerdì.

Pagina Fb: Dott.ssa Gemma Moscioni – Biologa Nutrizionista
Email: bionutrizione.moscioni@gmail.com

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