Un vescovo tra gli imprenditori. Per celebrare insieme, con qualche ora di anticipo, la Festa del Lavoro. Per dire messa monsignor Orazio Francesco Piazza sceglie non a caso un luogo che a Viterbo rappresenta fisicamente proprio questo mondo, il “Poggino”, che doveva essere il polo di sviluppo della città, ma che in realtà non ha raggiunto quelle dimensioni che quaranta anni fa venivano legittimamente prospettate. Insomma, un sito industriale, magari di dimensioni limitate, che non ha mai avuto ali per volare. L’altare della santa messa è sistemato in mezzo alle due strade parallele che corrono lungo la zona industriale. Sotto un tendone piazzato su un tratto del lungo sterrato che divide le due corsie. File di seggiole dinanzi. Nelle prime file autorità istituzionali, la sindaca Chiara Frontini con l’assessore Stefano Floris, il presidente del Consiglio Marco Ciorba, il questore Fausto Vinci (destinato a Latina, al suo posto arriverà Luigi Silipo), il presidente di Unindustria Sergio Saggini, il segretario di Confartigianato Andrea De Simone. A fare gli onori di casa Antonio Di Pietro che quaranta anni addietro fece da apripista al nascente complesso industriale e che non lesina puntualizzazioni critiche su ciò che nei decenni passati non è stato fatto: “Nonostante qui lavorino almeno 200 aziende e 2.000 dipendenti”, sottolinea. Ovviamente, il tema è quello del lavoro e monsignor Francesco non si sottrae ad affrontarlo: prima e durante l’omelia. “Guardate, che il vescovo non ha tante priorità da cercare, ne cerca una soltanto: entrare nel cuore, nelle esigenze, nelle speranze della gente. Per questo non vi deve sembrar strano vedermi accanto a voi. Certo non viviamo momenti felici, ma per questo dobbiamo mettere il cuore in ciò che facciamo. Proprio nei momenti difficili si vede la resilienza. Bisogna fare di più per stare vicini ai nostri giovani ed evitare che lascino la Tuscia, un territorio meraviglioso. Dobbiamo uscire dal torpore, passo dopo passo”. La sindaca annuisce. Poco prima aveva voluto manifestare la vicinanza agli imprenditori e alle loro ataviche richieste con la propria presenza: “In noi c’era e c’è voglia di esserci. Siamo qui a testimoniare che siamo determinati ad essere all’altezza della fiducia che ci avete dato”. Due imprenditori, Enzo Mancini ed Elisabetta Fiorentini, donano un piatto di stile rinascimentale a monsignor Francesco invitandolo ad una nuova visita, magari un po’ più in là nel tempo e magari per verificare se il Poggino avrà messo quelle ali che non sono mai spuntate. “Statene certi, tornerò, tornerò”.
Interviene la sindaca Frontini































