Il vescovo Fumagalli: “Serve lo sforzo di tutti per salvare la Loggia dei Papi in condizioni drammatiche”

di Luciano Costantini

Il malato è grave, inutile girarci intorno. Per salvarlo servono tra i trecentomila e i quattrocentomila euro. E servono subito perché il tempo è un nemico che logora e distrugge. Parliamo della Loggia del Palazzo Papale che è “il segno di Viterbo”, scandisce il vescovo Lino Fumagalli, aprendo presso il Centro Diocesano di Documentazione la conferenza sullo stato dell’arte del monumento. La chiusura del presule è un appello: “Dobbiamo fare presto, sarà un’impresa difficile nella quale tutti devono sentirsi impegnati, soggetti pubblici e privati, ma sono sicuro che ce la faremo”. In mezzo, la diagnosi dei tecnici. Verdetto assai preoccupante e non soltanto per la stupenda Loggia, ma pure per la Sala del Conclave e per la Cattedrale, che versano in condizioni pressoché drammatiche. Insomma, esiste più in generale un problema Colle del Duomo. La relazione del professor Maurizio Caperna, docente di Restauro alla Facoltà di Architettura della Sapienza, è un excursus sui vari interventi cui il monumento è stato sottoposto nel corso degli anni: 1903, 1959, 1984, 1986. Interventi discutibili su un manufatto di per sé estremamente delicato. “Tanto è vero che – precisa – prima di procedere ad eventuali, nuove operazioni di restauro e consolidamento dovremo fare accertamenti approfonditi, proprio perché la status della Loggia è alquanto deteriorato”. Non meno incoraggiante – tutt’altro – la relazione di Maria Grazia Chilosi, docente e restauratrice di Unitus: “Lo stato di conservazione è molto grave, servirà un intervento lungo nel tempo e complesso”. Permangono e anzi si appesantiscono quotidianamente problemi relativi ai materiali utilizzati per la costruzione e all’inquinamento di ogni tipo che mettono a rischio la stabilità della Loggia. Il menù che la cattedratica presenta in una slide rassomiglia tanto a una cartella clinica dove non si intravvede nulla di buono o assai poco: “…asportazione di materiali pericolanti, risarcimento dei difetti di coesione, pulitura degli strati policromi, riadesione delle parti scagliate o staccate e consolidamento delle fessurazioni, stilatura delle cortine e stuccatura delle soluzioni di continuità con malta a base di calce, eventuale reintegrazione plastica delle parti mancanti, revisione estetica degli squilibri di tono, protezione finale con materiali sperimentati nel tempo”. La Soprintendenza è attenta e già operativa: subito dopo le festività natalizie avvierà una propria istruttoria sui lavori da programmare sull’intero Colle del Duomo, magari fissando una posta precisa nelle pieghe di bilancio. Certo è che la Diocesi soldi non ne ha, come puntualizza il vescovo Fumagalli stilando tutta una serie di interventi che per la Chiesa sono stati assai costosi: acquisto del convento delle Clarisse a Vitorchiano, riparazioni dei danni sismici alla chiesa del Santo Sepolcro ad Acquapendente, lavori alla curia del Duomo di Vetralla, lavori al tetto della chiesa di Barbarano, riparazione del tetto alle chiese di Grotte di Castro e Grotte Santo Stefano, restauri nella chiesa di San Faustino a Viterbo, riapertura della chiesa dell’Ellera a Viterbo, ripristino del palazzo Vescovile di Montefiascone. “La nostra – conclude monsignor Fumagalli – è la diocesi con più cantieri aperti in tutto il Lazio. I soldi sono sempre meno, ma adesso dobbiamo tutti fare uno sforzo per salvare la Loggia dei Papi”.

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