Il tenore messicano Baltazar Zúñiga ha scelto la Tuscia: “La cultura alzi la voce”

Paola Maruzzi

C’è una mutua complicità tra i talenti non autoctoni trapiantati in terra Tuscia, un sentimento misto di riconoscenza e rammarico per le occasioni non colte. Il celebre tenore messicano Baltazar Zúñiga, che dal 2007 risiede a Montefiascone, li chiama “quelli come me”: sono artisti e musicisti che calcano scene internazionali mantenendo stretto il legame con il territorio che li ospita.
“Quelli come me – ripete più volte volte con accento latino e lessico erudito – sono abituati a viaggiare in tutto il mondo ma quando vi fanno ritorno non si stancano di assaporare la bellezza del viterbese e i suoi paesaggi tranquilli, non ancora preda di un turismo esasperato. D’estate se ne vanno a esplorare i borghi nascosti e a scoprire i costumi culinari tipici. Quelli come me hanno fatto un patto con la Tuscia: amarla indipendentemente da ciò che ricevono in cambio. Quelli come me potrebbero e vorrebbero fare di più per la crescita culturale locale se solo ci fosse una classe politica capace di strutturare un’offerta qualificata. Le stagioni concertistiche vivono anche grazie ai finanziamenti pubblici e in Italia le cose stanno andando sempre peggio: i teatri non hanno liquidità, le risorse sul Fondo Unico per lo Spettacolo sono sempre meno e a farne le spese è soprattutto il pubblico”.
Baltazar è oggi uno dei più rinomati artisti nel repertorio di concerto e collabora come solista con gli ensemble di musica barocca più importanti d’Italia, dall’Accademia Bizantina alla Cappella di San Petronio di Bologna passando per l’Orchestra da Camera di Mantova. Ha inciso per le case discografiche PHY, Dynamic, Pentatone, Tactus e Brilliant Classics e si è esibito nei più importanti teatri mondiali, dalla Scala di Milano al Lincoln Center di New York. Attualmente canta con gli ensemble più importanti di Europa: Collegium Vocale Gent, La Petite Bande, Les musiciens du Prince, l’Ensemble Pygmalion e I Barocchisti della Radio RSI della Svizzera Italiana.
La sua carriera inizia a Città del Messico, dove perfeziona la vocalità con il tenore messicano di fama mondiale Francisco Araiza per poi trasferirsi in Italia, una tappa obbligata per entrare nelle corde più autentiche della cultura barocca e dei suoi interpreti.
“Ho iniziato a cantare da bambino ma c’è stato un momento preciso in cui ho sentito chiara la vocazione: era il 7 luglio del 1990 e, insieme a migliaia di spettatori, guardai in tv il concerto Placido Domingo, José Carreras e Luciano Pavarotti alla vigilia dei Mondiali di Calcio: fu un colpo di fulmine”.
La passione e le doti canore non sono che una piccola fetta per sfondare nel settore. “Fondamentali sono il background culturale e la conoscenza di più lingue, tra cui l’italiano, il francese e l’inglese. Quando mi chiedono se il mio sia un mestiere di nicchia rispondo che, purtroppo, lo sta diventando. Quarant’anni fa le cose erano diverse, oggi il clima mediocrità rischia di confondere le carte e livellare il pubblico”.
Il tenore messicano guarda con scetticismo la deriva pop e commerciale che sta investendo la musica classica (“chi è del settore prende le giuste distanze da fenomeni come Il Volo o Giovanni Allevi”) e rilancia l’esigenza, da parte della filiera culturale e politica, di non perdere di vista la profondità delle cose. “La recente attenzione mediatica sollevatasi per le riprese di George Clooney Viterbo ne è una prova. Sono contento che la città si sia fatta pubblicità ma non vorrei che a furia di porre l’accendo su questioni frivole e banalissime ci si dimentichi delle tante realtà virtuose che il territorio ha da offrire. Fino a qualche anno fa Viterbo vantava uno dei più prestigiosi festival di musica barocca: mi piacerebbe che si tornasse con una certa ‘aggressività commerciale’ a puntare i riflettori su quelle interessanti iniziative che ci stiamo lasciando sfuggire”.

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