Il rettore Stefano Ubertini: sicurezza e continuità didattica la nostra priorità

di Luciano Costantini

Sicuramente è il momento più delicato e complesso della storia quarantennale della Università della Tuscia. Per Stefano Ubertini, magnifico rettore da neppure sei mesi, anche una autentica sfida per uscire dal tunnel della pandemia e intercettare nuova linfa e determinazione collettive con l’obiettivo di lavorare ad un ateneo ancora più robusto, sotto tutti i punti di vista.

Rettore Ubertini, dopo un periodo di isolamento nella sua Perugia, è tornato all’Unitus. Che impressione le ha fatto l’ateneo deserto. Senza lo sciamare di decine e decine di studenti?
Per la verità, gli studenti e i docenti sono rimasti sempre in contatto. La vita di ateneo è sempre stata molto attiva anche se prevalentemente attraverso canali virtuali. Io stesso ho tenuto tutti i contatti istituzionali e ho mantenuto un dialogo costante con tutta la comunità. Certo la vita universitaria, il rapporto con il personale e con i colleghi, l’andirivieni di studenti e visitatori mi mancano. Però ora dobbiamo tutti rispettare le disposizioni e rimanere a casa. Solo così potremo tornare presto alla vita di prima.

Una vita che comunque continua come dimostra la prossima apertura del nuovo corso di laurea triennale di Scienze naturali e Ambientali.
Sì, le attività dell’ateneo non si sono mai interrotte. E non mi riferisco solo alla didattica on-line che peraltro è ormai a pieno regime. Stiamo lavorando per presentare al meglio l’offerta formativa 2020-2021 e questo nuovo corso di laurea, recentemente approvato dal Consiglio Nazionale Universitario, rappresenta un arricchimento importante per la nostra università. Si tratta di un corso di laurea incentrato su temi della conservazione della biodiversità e delle risorse naturali e sulla gestione dei rischi naturali, argomenti su cui vantiamo una lunga e ricca esperienza nella didattica e nella ricerca. Dobbiamo essere positivi e pensare che questo difficile momento passerà e torneremo alle comuni relazioni.

Qual è al momento la priorità dell’università, a prescindere naturalmente dalla riapertura?

La sicurezza della comunità, studenti, personale tecnico-amministrativo, docenti e ricercatori e poi la continuità didattica. Gli studenti hanno tutti gli strumenti per svolgere lezioni, esami e per conseguire il titolo di studio, come hanno fatto in questi mesi. E possiamo continuare a garantire il funzionamento dell’università grazie al lavoro agile. Per cui il lavoro e la didattica in presenza torneranno solo quando le autorità preposte ci garantiranno che lo potremo fare in sicurezza.

Come sarà l’università del dopo Coronavirus?

Mi auguro veramente che tutto possa tornare alla normalità al più presto. Anzi ne sono sicuro, riusciremo a sconfiggere il Coronavirus.

Potrà cambiare, in meglio speriamo, il rapporto con la città e il territorio? Insomma, il disagio profondo di oggi potrà trasformarsi in una opportunità per tutti, non soltanto per Unitus?
L’università della Tuscia ha sempre collaborato bene con la città e il territorio. Soprattutto in momenti difficili come questo. Il rapporto con gli enti e le istituzioni locali è sempre stato improntato alla massima collaborazione. L’ateneo si è messo a disposizione della collettività, delle imprese e del territorio con diverse iniziative e a maggior ragione continuerà a farlo perché la ripresa sia la più rapida possibile.

L’augurio di questa Pasqua è di poter tornare presto a progettare insieme il futuro del nostro Ateneo.

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