Di Carbognano e del suo Castello abbiamo iniziato a parlarne nel 2019, in occasione di un’Assemblea dell’Associazione Culturale “RinascimentiAmo: un Futuro per il Passato”, che tra i suoi obiettivi si propone l’approfondimento della conoscenza del patrimonio storico, finalizzata alla sua conservazione e valorizzazione. E subito ci siamo resi conto che c’era molto da lavorare.
Siamo partiti dal castello, residenza di Giulia Farnese, fino ad oggi mai studiato dal punto di vista architettonico, la cui analisi, consentita grazie alla disponibilità dei proprietari, le famiglie Laurenti-Pascarella e Narduzzi, ha portato a risultati inediti, che sono stati sinteticamente anticipati nel volume I Farnese a Viterbo, pubblicato nel marzo 2022.
Da questi studi è emersa anche la particolare importanza di Carbognano nella strategia del fratello di Giulia, il cardinale Alessandro Farnese senior, tesa ad espandere il patrimonio familiare acquisendo territori più vicini a Roma rispetto alle terre di origine della famiglia, a ovest del lago di Bolsena. Va sottolineato che per mantenere il possesso di questi territori – ‘ereditati’ dal nonno Ranuccio il Vecchio, attraverso una investitura pontificia che valeva fino alla terza generazione –e non perderli, una volta rimasto unico erede, il cardinale Alessandro aveva deciso di mettere al mondo lui stesso dei figli.
Carbognano è il primo territorio acquisito nell’area a est del lago di Vico, pervenuto ai Farnese con la donazione fatta a Giulia dal marito Orsino Orsini, con un atto notarile rogato a Roma il 10 giugno 1497, nel palazzo del cardinale Alessandro, la cui ‘presenza’ costante è affermata attraverso il suo stemma, nei vari ambienti del castello.
Nell’acquisizione dei nuovi territori farnesiani, a Carbognano seguirà Caprarola e Ronciglione, e successivamente gli altri centri che verranno annessi al Ducato di Castro, creato da Alessandro, divenuto papa Paolo III, per il figlio Pier Luigi.
Analizzando le strutture del castello di Carbognano si sono riscontrate due fasi diverse, una medievale e una quattrocentesca che precede gli interventi effettuati da Giulia.
Infatti l’antica rocca, rientrata in possesso della Camera Apostolica, costituendo un nodo del sistema di controllo a Nord di Roma, era stata trasformata per adeguarla alla difesa dalle nuove armi da fuoco – sempre più diffuse e perfezionate – inglobando strutture dell’impianto difensivo più antico, realizzando la torre circolare d’angolo e le postazioni d’artiglieria in alto alle murature, con i punti di sparo nel cammino di ronda merlato.
Quando Giulia intraprese i lavori per risiedervi, il castello era quindi già stato ‘riadattato’ nella configurazione generale come lo vediamo oggi; lo attestano il taglio della scarpa del muro preesistente effettuato per ‘incassare’ il portale con le insegne Farnese d’ingresso alla residenza e le piccole aperture presenti nella torre circolare, che è stata inglobata negli spazi dell’appartamento di Giulia, comportando la costruzione di una torre poligonale dal lato opposto del fronte verso la valle, che presenta sul lato verso piazza Castello lo stemma Farnese entro una cornice floreale circolare in marmo.
In origine l’accesso alla piazza superiore del borgo più antico e al castello avveniva attraverso un ponte levatoio, localizzato in corrispondenza dell’arcone oggi raggiungibile attraverso la rampa realizzata successivamente, che parte dall’attuale piazza del Comune.
Sulle pareti esterne del castello verso questa piazza, il nome di Giulia compare sulle tre finestre del piano nobile e in alcune su altri lati e verso il cortile interno; le altre finestre sono state ingrandite, e quindi modificate, nel Seicento dalla famiglia Colonna.
All’interno, gli ambienti del piano nobile sono coperti con volte lunettate su capitelli pensili, così come quelli nel piano terreno – che presenta una distribuzione analoga degli spazi – in una progettazione e realizzazione molto probabilmente ascrivibili all’architetto-costruttore Cola di Matteuccio da Caprarola.
La progettazione è stata condizionata dalle preesistenze di uno spesso muro interno e dell’antico ‘mastio’, la torre quadrata inglobata nel castello. Fu realizzato un grande salone con affaccio verso la valle con ambienti su ciascun lato. La larghezza minore delle due stanze tangenti al salone verso l’attuale piazza del Comune, appare condizionata dallo spessore maggiore del muro interno preesistente; dallo stesso lato, tangente alla torre inglobata, fu progettata una grande sala (oggi tramezzata). Dal lato opposto al salone, venne realizzata la ‘camera’ di Giulia, comunicante con la ‘sala della caccia’, che aveva l’ingresso sul ballatoio allora scoperto, di arrivo della scala originaria, ubicata in un cortile più grande rispetto a quello attuale.
Il ridimensionamento del cortile è infatti avvenuto con la modifica della scala del castello, che era all’aperto come quella del castello di Vasanello, e la costruzione del corpo di fabbrica seicentesco per contenere al suo interno una nuova scala.
Ai lavori effettuati per Giulia va ascritta la decorazione con graffiti delle pareti cortile, con finte bugne che presentavano in alto una fascia decorata di cui si sono conservati alcuni lacerti, tra i quali compare un’immagine di un volto femminile con scritto sotto in nome di Giulia, sulla parete di fondo, in corrispondenza della copertura piana del corpo di fabbrica realizzato nel Seicento.
Oltre ai dati d’archivio e alle iscrizioni, gli elementi stilistici dei particolari architettonici e gli stemmi scolpiti o dipinti sono stati importanti ‘documenti’ che hanno consentito di risalire all’impianto del castello del tempo di Giulia e di datare gli interventi di trasformazione effettuati nel Seicento, individuando il committente dei lavori in Egidio Colonna, terzo principe di Carbognano, sposato con Maria Anna Vittoria Altieri, che, oltre ad arricchire con decorazioni pittoriche le volte del piano terreno, è intervenuto anche nel primo piano – il piano nobile – ingrandendo alcune finestre e sostituendo i portali originari.
Nel piano nobile del castello le decorazioni delle volte e gli stemmi sintetizzano i rapporti di parentela dei Farnese con famiglie dell’alta aristocrazia e con la Chiesa nel succedersi delle loro generazioni, compendiando la ‘crescita’ dei Farnese, che con le nozze della figlia di Giulia, Laura con Niccolò Franciotti della Rovere – il loro stemma appare dipinto nella lunetta centrale nel fondo del salone – si imparentano anche con il nuovo papa Giulio II.
Il ciclo pittorico affrescato nella ‘camera’ di Giulia – dove trionfa la presenza degli unicorni, in un complesso programma iconografico simbolico con la fenice che risorge dalle proprie ceneri –, intende significare il riscatto dalla sua vita giovanile con il nuovo corso di vita intrapreso a Carbognano, dove i documenti attestano che nel 1506 Giulia già svolgeva in pieno la sua attività di governatrice – quindi a questa data il castello doveva essere stato già riadattato per la sua residenza – occupandosi anche di risolvere problemi di altri paesi ricadenti sotto la giurisdizione dei Farnese, come dimostrano i dati documentali che ci sono pervenuti, raccolti nel prezioso regesto dei documenti redatto da Danilo Romei e Patrizia Rosini del 2012, a cui si sono aggiunte ricerche archivistiche di Enzo Bentivoglio, che ringrazio per la sua presenza costante nello svolgimento del mio lavoro, i suoi suggerimenti e le foto pubblicate nel volume, scattate nelle nostre numerose visite al castello.
Nel volume, nei ricchi apparati delle note, viene anche preso in considerazione il rapporto tra il ‘personaggio’ Giulia – trattato nelle pubblicazioni quasi unicamente per il suo legame con il papa Borgia, alla base della carriera del fratello, futuro Paolo III, o nella ricerca delle sue sembianze – con i suoi suoi familiari, tra cui il secondo marito, il ricco e di antica nobiltà napoletana Giovanni Capece Bozzuto, che risiede e muore a Carbognano.
La decorazione pittorica del castello, e i simboli collegati alla vita di Giulia, affrontati per la prima volta in maniera scientifica nel volume di Giuseppe Capriotti del 2020, sono stati ora studiati da Daniela Gallavotti Cavallero. Da una nuova interpretazione di alcuni stemmi, il periodo di esecuzione degli affreschi risulta anticipato rispetto alla datazione post 1519 già proposta da Capriotti.
Il volume è anche arricchito dai rilievi del castello, i cui prospetti sono stati rilevati con precise attrezzature strumentali da Franco Mercuri ed elaborati graficamente da Giuliano Valtieri, accompagnati da ipotesi ricostruttive dello stato che precede gli interventi seicenteschi.
Questo studio intende costituire un punto di partenza per la valorizzazione del castello, oggi affidata all’Amministrazione Comunale, e per l’avvio di uno studio interdisciplinare sulle risorse da riscoprire e valorizzare del centro storico di Carbognano e del suo territorio, in un progetto di iniziative che lentamente sta prendendo forma, in vista delle celebrazioni del V Centenario dalla morte di Giulia Farnese (1524), che la vede come personaggio centrale, essendone stata governatrice per un circa un ventennio.
Il libro sarà presentato al pubblico in un evento programmato a Carbognano per sabato 4 febbraio 2023 alle ore 15.
*Presidente dell’Associazione Culturale “RinascimentiAmo: un Futuro per il Passato”
























