“Il funzionamento del Consiglio comunale e provinciale” svelato da Pier Luigi Leoni

Luciano Dottarelli

Tra i tanti libri in cui continua a risuonare la voce sapiente, ironica, benevola di Pier Luigi Leoni, ce n’è uno che mi sembra sveli meglio di altri la cifra della sua esistenza, dedicata per autentica vocazione, non solo per ventura professionale, alla cura del bene pubblico. E’ un testo pubblicato nel 2007 da una casa editrice specializzata nel settore dell’amministrazione locale (l’Editrice C.E.L.) e porta come titolo “Il funzionamento del Consiglio comunale e provinciale. Guida teorico-pratica per consiglieri, segretari, dirigenti e funzionari”. Un titolo scrupolosamente descrittivo, perfettamente in linea con gli altri che figurano nelle collane dell’Editrice C.E.L. ma che può suonare compassato e quasi pedante, per chi conosceva il gusto di Pier Luigi per l’invenzione linguistica e la provocazione intellettuale (si pensi – solo per citare un esempio – al suo pamphlet del 1997 intitolato “Orvieto kaputt. La vendetta del villano”).

Basta però varcare la soglia della copertina, la cui veste grafica parla da sé il linguaggio, un po’ burocratico, che è tipico delle pubblicazioni amministrative e ci si imbatte subito in quell’impasto di cognizioni teoriche, saperi tecnico-disciplinari, capacità di discernimento nella complessità del reale e inesauribile curiosità intellettuale che costituisce la nota dominante della scrittura polifonica di Pier Luigi Leoni.

In questo libro, che si rivolge, già in modo atipico, a chi sia «disponibile a essere coinvolto e affascinato» dal funzionamento «complicato e surreale» del principale organo collegiale degli Enti locali, è riversata insieme la sua esperienza di segretario comunale e di consigliere, che fino a quel momento aveva ricoperto esclusivamente ruoli di minoranza. Delle due esperienze, è la seconda – interessata ai varchi e alle smagliature dell’azione amministrativa, attenta alle garanzie delle minoranze e ostile, per consuetudine culturale con i classici del pensiero democratico, alla “dittatura della maggioranza” – quella che si fa sentire di più, rivelando un tratto decisivo della personalità di Pier Luigi.

A me piaceva definirlo – e questo in fondo lo divertiva – un “conservatore anarchico”, una persona comprensiva delle ragioni profondamente umane che stanno al fondo di ogni ordine costituito ma anche terribilmente affascinato dalle ipotesi di sovversione. Non altrimenti si possono leggere le pagine più gustose del libro, quelle in cui descrive sindaci, assessori e uffici «visceralmente ostili all’esercizio del diritto di accesso»; o quelle in cui, tra i mezzi di estrema difesa «poco costosi ed efficaci» del consigliere di minoranza suggerisce «l’autoincatenamento ai battenti del portone del palazzo comunale» o anche «l’occupazione simbolica dell’ufficio del sindaco, o del presidente o dell’assessore, magari con valigia e sacco a pelo».

E per chi ritenesse sconvenienti tali iniziative, c’è infine l’invito a riflettere «su quanto sia poco dignitoso subire la protervia di certi detentori di poteri pubblici».

Nella copia del libro di cui Pier Luigi mi fece dono è riportata la seguente dedica, una di quelle che considero più care e significative: «Al prof. Luciano Dottarelli, che troverà in questo libretto la traccia di molti ragionamenti di quando lavoravamo per il bene comune.

Ci rimane di quel tempo l’amicizia e la coscienza abbastanza pulita».

La grandezza d’animo (la magnanimità) di Pier Luigi Leoni è tutta in quell’ “abbastanza”. Nell’ avverbio che attenua l’orgoglio per la saldezza etica che amici e avversari gli hanno sempre riconosciuto c’è tutta la sua umanità e il suo senso del limite, la sua modestia e la sua autentica onestà. C’è soprattutto la consapevolezza, appresa dai libri ma poi distillata nell’esperienza di vita, della verità dell’aforisma giuridico «summus ius, summa iniura», che ci rammenta come la legge, spinta all’eccesso e non sorvegliata costantemente dall’attenzione alla concretezza della persona vivente, possa risultare ingiustizia massima.

L’ impegno politico-amministrativo come giovane sindaco del Comune di Bolsena non avrebbe avuto l’incidenza formativa che gli riconosco per la mia esperienza di vita se non avessi avuto la fortuna di essere accompagnato dalla saggezza e dalla prudenza giuridica, ricca di umanità, del segretario comunale Pier Luigi Leoni.

A comporre l’unità complessa della sua personalità, accanto al ricordo del suo sorriso, che era il segno di una comprensione leggera e profonda del mondo, ci aiuta la severità del monito etico-politico che gli era più caro: «Obliti privatorum, publica curate» («quando trattate gli affari pubblici, dimenticate quelli privati»). Era la scritta che aveva visto continuare a campeggiare solennemente sulla porta d’ingresso alla sala del Consiglio Maggiore del Palazzo del Rettore di Ragusa anche quando questa città commuoveva il mondo intero nelle vesti della «martoriata Dubrovnik», durante la guerra nell’ex-Jugoslavia.

È ispirato a questa tensione l’insegnamento politico – nel senso alto e nobile di questa parola – che Pier Luigi Leoni ci consegna, nel momento in cui la mente e il cuore di quanti lo hanno conosciuto ed amato sostano a meditare, sgomenti e commossi.

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