Il convegno all’IPU. Educare oggi significa abitare la complessità, senza semplificazioni

Montefiascone (VT), 13 aprile 2026 – L’adolescenza non è una fase da superare in fretta, né un problema da risolvere: è una soglia da attraversare. È questa l’immagine forte emersa dal convegno “Funzioni esecutive e processi metacognitivi nell’adolescenza”, che ha riunito studiosi e professionisti del mondo psicopedagogico per riflettere sulle sfide educative contemporanee.

Al centro del dibattito, una visione dell’educazione come pratica viva, capace di riconoscere e accompagnare la complessità dell’esperienza adolescenziale. Non un insieme di tecniche astratte, ma un lavoro paziente e concreto, fatto di relazioni, ascolto e costruzione di senso.

Educare nella complessità: disabilità, marginalità e identità

Uno degli interventi più significativi ha proposto una lettura dell’adolescenza come “tempo di soglia”, esplorando tre contesti emblematici: quello della disabilità, del disagio sociale e della preadolescenza femminile. In ciascuno di questi ambiti, l’azione educativa si configura come pratica di cura e riconoscimento, capace di restituire significato anche laddove sembra mancare.

Particolarmente rilevante l’attenzione all’ascolto del corpo — attraverso il concetto di enterocezione — come punto di partenza per costruire valore di sé e capacità di azione nelle giovani ragazze. Un approccio che sposta il focus dall’esterno all’interno, favorendo una consapevolezza profonda e incarnata.

Trasversale a tutti i contesti, emerge il tema dell’educazione al bello: non come elemento decorativo, ma come modalità di accesso al reale. Il bello diventa linguaggio, esperienza e possibilità di desiderio, uno strumento per abitare il mondo con senso.

A fare da sfondo, la potente metafora del “tessere”: educare significa intrecciare storie, generazioni e culture, costruendo un disegno condiviso. In questo processo, i riti di passaggio riacquistano valore educativo, offrendo simboli e tempi riconosciuti per accompagnare la crescita.

Educazione emotiva: una risposta alle fragilità contemporanee

Un altro asse centrale del convegno ha riguardato l’educazione emotiva, sempre più considerata una leva fondamentale per il benessere psicologico. In un contesto segnato da nuove forme di disagio — dipendenze, ritiro sociale, abuso tecnologico — insegnare a riconoscere, nominare e gestire le emozioni diventa un intervento preventivo cruciale.

Non a caso, il recente quadro normativo italiano ha aperto alla possibilità di introdurre nelle scuole l’insegnamento delle competenze non cognitive, riconoscendo il loro ruolo nello sviluppo integrale della persona.

Tra le metodologie presentate, la Didattica delle Emozioni®️ si distingue per il suo approccio strutturato e supportato da evidenze scientifiche. Non si limita alla teoria, ma traduce i risultati della ricerca in pratiche concrete, offrendo a bambini e adolescenti strumenti utili per la vita quotidiana.

I laboratori esperienziali, in particolare, si configurano come spazi sicuri in cui esplorare il proprio mondo interno. Attraverso il gioco e il confronto, i partecipanti sviluppano competenze fondamentali: alfabetizzazione emotiva, empatia, consapevolezza corporea e gestione dello stress. Una vera e propria “cassetta degli attrezzi” per affrontare le sfide della crescita.

 

Il ruolo del Social Emotional Learning

In questa prospettiva si inserisce anche il Social Emotional Learning (SEL), presentato come approccio sistemico capace di integrare le competenze socio-emotive nei percorsi educativi fin dalla prima infanzia.

Il SEL si fonda su un presupposto chiave: le emozioni e le relazioni non sono elementi accessori, ma componenti essenziali dello sviluppo umano. Le neuroscienze confermano infatti il loro ruolo centrale nei processi di apprendimento e costruzione dell’identità.

Promuovere queste competenze significa lavorare per un’educazione più equa e inclusiva, in cui scuola, famiglia e territorio collaborano in modo sinergico.

Educazione sessuale: conoscenza e consapevolezza

Ampio spazio è stato dedicato anche all’educazione sessuale, considerata un fattore protettivo fondamentale durante l’adolescenza. Non più limitata agli aspetti biologici, ma intesa come percorso integrato che include dimensioni emotive, relazionali e sociali.

Le evidenze scientifiche mostrano che programmi strutturati e completi favoriscono comportamenti più consapevoli e sicuri, migliorano le competenze relazionali e contribuiscono a costruire relazioni sane e rispettose. Temi come identità di genere, orientamento sessuale, consenso e comunicazione diventano così parte integrante dell’educazione.

In questo quadro, l’informazione corretta e l’apertura al dialogo rappresentano strumenti essenziali per contrastare stigma e disinformazione, promuovendo il benessere psicologico dei giovani.

Una sfida educativa condivisa

Il convegno restituisce un’immagine chiara: educare oggi significa abitare la complessità, senza semplificazioni. L’adolescenza, con le sue fragilità e potenzialità, chiede adulti capaci di ascolto, competenza e presenza.

Non esistono soluzioni rapide, ma percorsi da costruire insieme. Come in un tessuto, ogni filo — emotivo, cognitivo, relazionale — contribuisce a dare forma all’identità. E solo riconoscendo il valore di questo intreccio è possibile accompagnare davvero i giovani nel loro passaggio verso l’età adulta

 

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