Hansel e Gretel prendono vita a S. Angelo

Non si ferma il progetto dei murales a S. Angelo di Roccalvecce.
A distanza di pochi giorni dalla realizzazione de La piccola fiammiferaia, ha preso forma e vita, su due pareti d’una casa del paese, il racconto tradizionale Hansel e Gretel, che i tedeschi Jacob e Wilhelm Grimm trascrissero nella loro celeberrima antologia del 1812, Le fiabe del focolare.
Per comprendere meglio il murale ricordiamo brevemente la storia: Hansel e Gretel, vengono abbandonati nel bosco dal padre, istigato dalla perfida matrigna. I bambini si perdono e temono di morire di fame finché si imbattono in una casetta fatta di dolciumi: marzapane, confetti, bastoncini di zucchero. La casa è abitata da una vecchina che, sentendoli sotto le proprie finestre li invita a entrare. I due accettano l’invito, ma l’indomani mattina l’accogliente vecchietta si rivela una malvagia strega che li fa prigionieri: Gretel diviene la sguattera di casa mentre Hansel è rinchiuso in una gabbia per venire messo all’ingrasso e mangiato. Ma i fratellini sono combattivi. Hansel inganna la strega, per fortuna mezza cieca: quando lei va a controllare se è davvero ingrassato, questi le fa toccare un osso, facendole credere d’essere ancora troppo magro. Quando la strega, spazientita, deciderà di mangiare lo stesso il bambino sarà Gretel a ribellarsi rinchiudendola proprio nel forno a loro destinato. I bambini, liberati, si impossessano del tesoro della vecchiaccia e ritrovano la strada di casa.
La narrazione, complessa e un po’ crudele, anche se animata dal lieto fine, aveva bisogno di interpreti appassionate e intelligenti. E la fiaba, che, come tutti i racconti semplici e profondi, possiede una propria anima immortale, le ha fatalmente trovate. Isabella Modanese e Cecilia Tacconi, infatti, due giovanissime studentesse trentine (oggi, rispettivamente all’Accademia di Milano e di Verona), coadiuvate per alcuni giorni dal collega Riccardo Armeni, hanno saputo raccogliere l’essenza dello spirito fantastico della fiaba e tradurlo in immagini semplici, ma evocative e ricche di particolari raffinati (i dolciumi, le ragnatele, i rammendi dei vestiti, la prospettiva della gabbia). Assai interessante, anche a una prima occhiata, risulta, poi, la sovrapposizione artistica – quasi una identificazione – fra la casa reale del paese e la casa della fiaba: una soluzione tecnica (evidente nel trompe l’oeil della panchina con l’erbetta dipinta) che conferma come S. Angelo si stia trasformando davvero in un paese altro: il paese delle fiabe, appunto.
Il murale si compone di due parti: sulla parete principale si vede l’arrivo dei bambini alla casetta di marzapane e zucchero con la strega alla finestra, che li sente arrivare; sul muro adiacente si vede, invece, Hansel in gabbia che inganna la vecchia con l’ossicino mentre Gretel è costretta ai lavori di casa. In seguito, su una terza parete, verrà illustrato il finale della storia con la misera fine della terribile padrona di casa.
Questo sesto murale, assai impegnativo nell’esecuzione, rappresenta un’ulteriore tappa verso la creazione di una realtà artistica e culturale unica: la nostra riconoscenza va, quindi, a tutti coloro che ne hanno favorito la realizzazione, dagli abitanti del paese che si sono prodigati per appianare le difficoltà sino, ovviamente, alle bravissime e simpatiche artiste.

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