Geotermia: la Tuscia teme i rischi, la vocazione del territorio è altro

Luciano Costantini

Chi ha paura dell’energia geotermica? In tanti, soprattutto nella Tuscia. Almeno tutti coloro che alle trivellazioni attribuiscono disastri passati (come a Torre Alfina nel ’72) e forti timori per il presente e per il futuro. Il titolo del convegno alla Sala Regia del Comune di Viterbo, “I rischi della geotermia”, parla da solo. A inquadrarne le dimensioni amministratori, politici, rappresentanti dei comitati ambientali che presentano oggettive pezze d’appoggio al “no forte” con cui il meeting si conclude. “E’ un no che va messo in relazione alle ricadute non positive, rispetto alle potenzialità del nostro territorio che sono altre e che risulterebbero sicuramente e negativamente condizionate da nuove, possibili trivellazioni. Già negli anni Cinquanta avvenne qualcosa del genere e ne subiamo ancora le conseguenze”, sottolinea il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini. Si allinea il primo cittadino di Caprarola, Eugenio Stelliferi (in rappresentanza anche dei colleghi dei centri Cimini) mettendo in luce pure situazione poco chiare: “Senza una preventiva informativa, una azienda di ricerca tempo addietro ci ha fatto pervenire una nota di inizio lavori. In essa evidentemente non si teneva conto delle ferite che i sondaggi avrebbero potuto arrecare e all’ambiente e ai cittadini provocando altresì danni incalcolabili all’economia locale. Non sono contrario a prescindere dalla geotermia, ma i possibili disastri chi li pagherebbe? Probabilmente non l’azienda di ricerca che ha un capitale sociale di soli 11.000 euro. Chiaro che abbiamo bloccato l’operazione, ma da soli non ce la faremo a vincere la partita, serve un aiuto dall’alto”. La Regione, o almeno una parte del suo schieramento politico potrebbe riuscirci anche se l’ultima parola spetta al governo centrale. Il consigliere, Enrico Panunzi, è impegnato su questo fronte: “Abbiamo incaricato l’ateneo di Roma di redigere una mappa geotermica per studiare i rischi legati a nuove trivellazioni. Di fatto le ricerche sono state sospese. Poi, eventualmente, dovremo trovare appoggi anche politici per cercare di bloccare l’operazione. La mia non è una opposizione pregiudiziale alla geotermia, ma credo che prima sia necessario pensare a quale debba essere lo sviluppo della Tuscia. Insomma, ritengo che le nostre potenzialità e la nostra vocazione siano ben altre. Troppo spesso il territorio che abitiamo è stato terreno di scorribande. Non dovrà più accadere”. Per esempio, una trivellazione di quattro chilometri nel fianco dei Cimini non va nel nostro interesse”. Come dire, un buco di quattromila metri che c’azzecca con l’ambiente e l’economia della Tuscia?

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