Feste del vino in Tuscia: Il Marrugio “Sul vino, con il vino”

Anche quest’anno, per tutto il mese di agosto, si avvicendano sul nostro territorio varie Feste del Vino. Molte sono le aziende locali che si stanno distinguendo a livello nazionale in termini qualitativi, ma pochissimi (e questo vale in generale per il Lazio)sono ancora i produttori con vini certificati BIO. Eppure, forse, non tutti sanno che l’Italia è ai primi posti nel mondo per la produzione di vino bio, al secondo posto per superficie vitata in Europa dopo la Spagna, con dati e numeri in costante aumento. Secondo i dati dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, guida la Sicilia (sia per dimensioni sia per incidenza) dove quasi un ettaro su quattro coltivato a vite è bio, seguita dalla Puglia e Toscana, ma buone performances vengono raggiunte anche da altre regioni tra cui spicca la Calabria.
Nella Tuscia l’azienda agricola “Il Marrugio” che produce in regime biologico (certificato dall’organismo indipendente BioAgricert), garantendo una coltivazione sostenibile su tutta la filiera: dalla vigna alla vinificazione. Il risultato: un prodotto che permette al consumatore di scegliere un vino “sano” e a bassissimo contenuto di solfiti (sotto ai 30 ml/l!) che, lo ricordiamo, vengono usati anche nella produzione di altre bevande ed alimenti. Nel caso del vino, tuttavia, non vengono aggiunti solo artificialmente: l’azione del lievito durante la fermentazione alcolica, ossia nel passaggio da “succo d’uva” a vino, produce solfiti in modo naturale. Spesso però la loro quantità non è sufficiente alla conservazione del gusto e del sapore, né a combattere adeguatamente il proliferare di batteri perciò vengono inevitabilmente aggiunti un po’ di solfiti dai produttori: l’importante è rispettare i limiti consentiti, “tendendo al ribasso”!!
L’intento de Il Marrugio è quello di creare vini che siano il più possibile “figli” del territorio e della cultura dai quali provengono, rispettosi dei cicli della natura. Parlando di varietà, nelle proprietà dell’azienda (distribuite fra Viterbo, Vetralla e Montefiascone) insistono vigneti di Sangiovese e Shiraz, i cui vini hanno un passaggio in Barrique. Sul fronte dei bianchi (tenuti freschi e non turbati dal legno!) sono coltivati vermentino, roscetto, trebbiano e malvasia (la combinazione per il celebre Est Est Est) e l’incrocio Manzoni, figlio nobile del matrimonio tra Pinot bianco e Riesling.
Gli stessi nomi dati ai vini fanno riferimento a caratteristiche o alla località delle zone di produzione delle uve: Sambuchete (dalla zona ricca di sambuco), Borgherolo e Terre del Marrugio (vigneti vicini a Viterbo), Polana, Ave Maria e Borgo della Commenda (vigneti su omonime località di Vetralla e Montefiascone). E che dire delle immagini sulle etichette??? Anche in questo caso si fa cultura con un richiamo iconografico che collega i vini alle varie epoche storiche: da qui il nesso, nel titolo, con il libro edito da Historia Editore (di cui il Presidente de Il Marrugio, noto promotore di iniziative per la diffusione della storia e cultura locali, è uno dei Soci – www.historiaeditore.it) “Sul vino con il vino” che ripercorre la storia di questa bevanda dall’antichità fino ad oggi. In particolare, Terre del Marrugio presenta un demone etrusco rappresentato a forma di bicchiere con parte dell’orlo coperta dalle api (indicatori “ufficiali” di un’agricoltura sostenibile dai frutti “sani”). La maschera greca sull’Ave Maria non poteva che suggellare quella fase storica da cui tanto abbiamo ereditato: dalle arti alla filosofia, dalla tirannia alla democrazia, dalle scienze alla medicina. Non poteva mancare il periodo romano in cui Roma, nel conquistare il mondo, ne rimaneva a sua volta conquistata: basti pensare ai trasferimenti di conoscenza dagli etruschi, ai greci, ai fenici in un primo esempio di globalizzazione di conoscenze, arti e mestieri tra popoli. Il periodo medievale viene rappresentato sul Borgherolo con il simbolo dell’Agnus Dei, spesso riportato sulle ceramiche dell’epoca le quali, a Viterbo, conoscevano una florida e prestigiosa produzione. Non poteva mancare, in richiamo al Rinascimento locale, la presenza sul Sambuchete del simbolo della Famiglia che maggiormente ha segnato la storia del nostro territorio: i Farnese.
A questo punto non resta che conoscere il contenuto di questi “nettari”, degustandoli direttamente presso l’agriturismo dell’azienda e accompagnandoli ad altri suoi prodotti (sempre da coltura e allevamento biologici) fra cui spicca il celebre ed unico PorcoCignale (“neo-razza” derivante da cinta senese e cinghiale). Per info e prenotazioni: 0761.263767 – 373.7510399 – www.ilmarrugio.com

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