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mercoledì, settembre 30, 2020

Il documentario “Tuscia, sogni e favole” in onda su Rai 5

Domenica 26 luglio, alle ore 22.15, va in onda su Rai 5 “Tuscia, sogni e favole”, il documentario Di Giuseppe Sansonna che ritrae la provincia di Viterbo in una dimensione onirica: un luogo di magia paradossale, in cui il falso risuona come in un momento del vero.

Stando a certe carte cinquecentesche, sono i figli di Noè, ritratto in abiti papali, a fondare Viterbo, da precursori del popolo etrusco. Anche i mostri di Bomarzo sono gli arcani frammenti di una mappa, sognata da Vicino Orsini, per orientarsi nella selva oscura dell’esistenza. Sospesi tra umano e divino, come le streghe che ancora sembrano volteggiare sul lago di Bolsena, inseguiti con lo sguardo da pescatori e artisti.

Forse per capire la Tuscia, bisogna percorrerla a piedi, perdendosi nelle sue forre, in quegli anfratti che sembrano cambiare forma dopo ogni passo umano. Rimanendo identici a se stessi, da secoli…

Domenica sera, alle 22 e 15, su Rai5, va in onda il mio documentario dedicato alla Tuscia, ai suoi sogni, alle sue favole.E' un lavoro che ha un sapore particolare, per me, giirato sul finire ( si spera), di questo tempo ambiguo e fuor di sesto.Voglio dedicarlo ad una persona che non ho potuto intervistare.Si chiamava Paco Fabrini, e viveva a Ronciglione.A lui devo l'amicizia con Tomas Milian, suo padre di celluloide, nella saga del Maresciallo Giraldi. Nell'intervista che non abbiamo fatto ci saremmo punzecchiati come sempre, quando ci si incontrava. Gli avrei chiesto come teneva in equilibrio il suo passato da bambino prodigio, figlio di una delle icone di culto della romanità, e il suo presente di uomo sospeso tra lo spirituale e il disincantato, in sintonia con la vita e la natura lussureggiante del viterbese.Un incidente, in autunno, se l'è portato via. Rimangono le parole che non ci siamo detti, e la sensazione che la sua anima vaghi leggera, in un Altrove imperscrutabileAd affiancarmi, nel lavoro, l'occhio sensibile e raffinato di Marco Curione, il montaggio sapiente e prezioso di Ilaria Cecchini, e l'indispensabile presenza di produttrice esecutiva, sul campo, di mia moglie Barbara BarbarinaLa Tuscia appare come un sogno, dentro un altro sogno. Un luogo di magia paradossale, in cui il falso risuona come un momento del vero.Stando a certe carte cinquecentesche, sono i figli di Noè, ritratto in abitipapali, a fondare Viterbo, da precursori del popolo etrusco.Anche i mostri di pietra di Bomarzo sono gli arcani frammenti di una mappa, sognata da Vicino Orsini, per orientarsi nella selva oscuradell’esistenza. Sospesi tra umano e divino, come le streghe che ancora sembrano volteggiare sul lago di Bolsena, inseguite con lo sguardo da pescatori e artisti. Per gli uni e per gli altri, il lago è sostentamento e ispirazione.Pier Paolo Pasolini ritrovava, nella sua torre di Chia, il proprio Medio Evo interiore, vicino e lontanissimo da quello del Brancaleone di Monicelli e Gassman, girato in larga parte in una Tuscia non ancora contaminata dall’industrializzazione. Federico Fellini, invece, trasformò Viterbo nella Rimini Vitellona dei suoi ricordi.Forse per capire la Tuscia, bisogna percorrerla a piedi, perdendosi nelle sue forre, in quegli anfratti che sembrano cambiare forma dopo ogni passoumano. Rimanendo identici a se stessi, da secoli.#diladalfiumeetraglialberi #Rai5 #tuscia #Gassman #Pasolini #Fellini

Pubblicato da Giuseppe Sansonna su Giovedì 23 luglio 2020

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Data

26 Lug 2020

Ora

22:15
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