Donatella Baglivo protagonista della Settima Arte: il sogno mancato della cittadella del cinema a Montalto

di Veronica Pacifico

Donatella Baglivo

Donatella Baglivo è regista, produttrice, montatrice e autrice cinematografica salentina trapiantata a Roma. All’età di 16 anni realizza il suo primo lungometraggio. Ideatrice delle cinebiografie. Oggi è annoverata come la più giovane imprenditrice cinematografica italiana, legata pure alla Tuscia, a Montalto di Castro, dove si trova ora il suo archivio. Ed è così che Donatella ci accompagna in una  lectio magistralis tra passato e presente in cui  ci parla di cinema, la sua grande passione di cui è una eccellenza, rivelandoci il suo grande sogno. 

Come nasce la sua vocazione per il cinema?

Fu per puro caso. Amo moltissimo il cinema, mi hanno sempre detto che sono nata in un cesto di pellicola 35 m/m. Un mattino, avevo quasi quindici anni, uscii da casa per andare a scuola, mio padre mi consegnò una busta con dei documenti da portare a mio zio. Mi piaceva fare questa commissione per mio padre, perché per farla dovevo andare in RAI, alla palazzina “Persichetti”, non c’ero mai stata. Avevo tantissima curiosità. Mio zio, quando mi vide, mi abbracciò e mi portò in un corridoio dove c’erano delle sedie e si raccomandò di aspettarlo lì; appena mio zio si allontanò sentii della musica lirica che mi piaceva e la seguii. Finalmente arrivai davanti a una stanza quasi buia, sbirciando dentro vidi un signore di spalle seduto davanti a una macchina grandissima e di fronte c’era una specie di piccolo schermo, dove era proiettata una donna che cantava. La musica andava avanti, a un certo punto l’uomo toccava una manopola, una specie di cambio delle macchine e la cantante si bloccava e non cantava più. Poi lui di nuovo con la mano toccava la manopola e la cantante indietreggiava anche con la voce al contrario , poi la fece anche camminare in avanti. Io mi ero nascosta vicino all’arco della porta, avevo paura di essere vista. Non riuscivo a capire cosa stesse accadendo, con questa donna che faceva avanti e indietro.  

E cosa riuscì a capire…

Ero ammaliata. All’improvviso mio zio mi acchiappò per un braccio. Lui mi rimproverò perché mi ero spostata, gli consegnai la busta con i documenti.Mi portò al bar di Via Teulada per un gelato, c’erano tanti personaggi che io fino a quel momento avevo visto soltanto alla televisione. C’erano Totò e Mina a un altro tavolo. Chiesi a mio zio se potevo andare da lui, mi disse di no.. Uscimmo e mentre mi accompagnava all’autobus, io gli chiesi: “Zio, che gioco stava facendo quell’uomo davanti a quella macchina con la cantante?”.

Quale fu la sua risposta?

Mi rispose un po’ scocciato: “Ma quale gioco, quello è un lavoro, un lavoro anche molto difficile, da imparare…”. Io mi fermai, mi misi davanti a lui, anche lui si fermò, e gli dissi: “Zio, se quello è un lavoro, sarà il mio lavoro”. Da quel momento, dalla vista di quella moviola il cinema diviene il mio destino.

Quel destino che la porterà a essere una protagonista della Settima Arte, in qualità  di regista, montatrice e sceneggiatrice italiana.

Donatella Baglivo dentro

L’incontro con il regista Andrej Tarkovskij. Per lui realizzerà il documentario “Un poeta nel cinema: Andrej Tarkovskij” opera unica, una panoramica della vita e dell’arte del grande regista, testimonianza originale per studiosi e appassionati del cinema d’autore.

 Come l’incontro con il regista cambia la sua vita?

Quando incontrai Tarkovsky negli anni ’80, ero già lanciata professionalmente, avevo la mia casa di produzione, la “Ciak Studio 88” e realizzato molte opere, in Italia e all’estero, sia come montatrice sia come regista. Certamente l’incontro con Tarkovsky ha cambiato la mia vita professionale, con lui ho approfondito la conoscenza delle tecniche di ripresa, la luce, i temi naturalistici, l’importanza della colonna sonora, cioè la musica, i dialoghi e gli effetti e l’attenzione alla composizione all’interno dell’inquadratura. Un’altra cosa fondamentale che ho imparato è l’importanza della scrittura “prima della ripresa” come soggetto, sceneggiatura e sinossi.

Il prossimo 18 maggio compirà 80 anni come vive questo tempo?

Penso che fino al giorno della mia scomparsa avrò sempre delle cose da imparare. Sento dentro di me che ho ancora tante cose anche da insegnare. Nel cinema avremo sempre da conoscere perchè è sogno, è poesia, è magia. Rimarrà eternamente un grande mistero irraggiungibile.

Cosa può imparare ancora dal cinema?

Non smetto mai di imparare perché, svolgendo il ruolo di tutor per gli stagisti di accademie e università, avviene uno scambio intergenerazionale, io insegno loro il senso del montaggio, della regia e della sceneggiatura. Loro mi mostrano le funzioni delle nuove tecnologie per migliorare le immagini, le foto, il suono. Tenendo ben chiaro che la tecnologia avanzata può migliorare un’opera come migliore definizione delle immagini, suono stereo surround, animazione 3D iperrealistica, che realizzano un film tecnicamente all’avanguardia, ma non necessariamente d’autore o poetico. L’uso di queste nuove possibilità deve essere una libera scelta del regista.

Quale sarà il suo nuovo impegno?

Continuo a fare le mie Cinebiografie. Dovrei anche realizzare un film sulla vita di Dante Alighieri. Dalla sua nascita fino alla scomparsa. Tratto da una mia scenografia. Poi un film su una violenza femminile, tratto da una storia vera.

E il suo grande sogno?

Realizzare il Museo del Cinema, con scuola di cinema, festival del cinema, mostre fotografiche ed editoria derivata dalla mia ricca produzione cinematografica e realizzare i film dalle sceneggiature che ho scritto. Avrei anche in mente di realizzare altri film biografici dedicati ai grandi del ‘900…

Ci spieghi il significato della cinebiografia?

Raccontare la vita dei personaggi, come se fosse un romanzo, questo lavoro è molto importante perché fa venir fuori l’anima delle persone, la poesia, i sentimenti. Personalmente sento la necessità di tramandare la memoria di questi artisti. Quando sono partita per l’America, ho iniziato a scoprire la bellezza e l’importanza di fare film biografici. Mi permetteva di entrare nell’animo delle persone. Scoprii che era questo il lavoro che mi piaceva di più.

Come si creava il rapporto con i grandi artisti?

Per realizzare la storia di un personaggio lo dovevo amare, stimare, mi dovevano piacere i suoi lavori e tutto quello che faceva, altrimenti non m’interessava lavorare con quella persona. Se capivo che c’erano dentro tutte le cose che io cercavo, allora iniziavo a organizzare il mio film. Quando mi avvicinavo a quegli artisti, parlo di Sordi, Fellini, Magnani, Totò, Rossellini, Pasolini, Bertolucci, Vitti per chiedere l’intervista, per fare un film su di loro, credo che capissero subito i miei sentimenti e quello che volevo fare con loro, e come lo avrei trattato nel mio film. Riuscivo e riesco ancora a creare con gli artisti  un rapporto particolare, un rapporto di magia e di fiducia.

Il cinema e la tecnologia

La tecnologia incide molto come premesso è determinante. Ormai devo adattarmi. Però la pellicola tra cento anni è sempre bella. Mantiene l’originalità del suo colore. Chi conosce il cinema sa che c’è più di un modo di realizzare un film, nel sistema “industrializzato” ogni ruolo è affidato ad un professionista. Il risultato è il cinema “commerciale”. Il cinema d’autore invece non funziona così, per necessità di totale controllo sul risultato finale, cioè come sarà l’opera che verrà proiettata, ma anche per ragioni più pratiche… Nel cinema d’autore il budget non è mai soddisfacente… Insomma per fare cinema d’autore bisogna sempre arrangiarsi.

Montalto di Castro e l’archivio.

Nella cittadina della Tuscia in cui è allestito un teatro intitolato alla grande attrice Lea Padovani, si trova il suo archivio con una vasta raccolta di materiale audiovisivo. Come mai la scelta di questo luogo?

Puramente casuale. Mentre era in corso il trasloco di tutto il mio materiale da Roma a Civitavecchia, i miei collaboratori si fermarono all’uscita Civitavecchia nord per una pausa caffè, uscendo dal bar notarono un signore che curiosava intorno ai camion che trasportavano le moviole, i proiettori, i costumi. Chiese ai camionisti chi fosse il proprietario del materiale, perché ne era interessato. Mi contattò e gli riferii che tutto il resto del mio materiale cinematografico lo stavo trasportando a Civitavecchia, mi pregò di non farlo, perché attraverso l’allora  sindaco di Montalto di Castro certamente mi avrebbe dato uno spazio per fare un museo del cinema  con annessa scuola, teatro e mostre fotografiche.

E cosa successe?

Il giorno successivo dopo aver parlato con il suo amico sindaco mi fu concesso uno spazio a Montalto nella chiesa sconsacrata di San Sisto. Portai tutto il materiale nella chiesa, e allestii il museo. Soltanto dopo l’allestimento mi dissero che in quella chiesa spesso si celebravano matrimoni civili, per cui quello spazio era a disposizione del comune. Ogni volta che si celebrava un matrimonio dovevo spostare quasi tutto il materiale per fare spazio alla celebrazione. Dopo un po’ chiesi al sindaco se si poteva concedere un altro posto perché non potevo continuare così. Il sindaco si rese conto della situazione e mi propose l’ex Bocciodromo, che era completamente abbandonato. Accettai questo nuovo posto, affrontando a mie spese tutti i lavori di ristrutturazione.

L’Archivio si sposta nella nuova sede

Terminati i lavori di ristrutturazione, l’archivio prende vita all’ex bocciodromo, il sindaco mise a mia disposizione delle persone dipendenti del comune di Montalto per aiutarmi, io completai la squadra con altri a mie spese, fino al 12 dicembre del 2015. Giorno in cui avvenne l’inaugurazione dello Spazio Cinema Alfredo Bini. In quel momento mi venne comunicato che per volere del’Amministrazione Comunale avrei dovuto intitolare il locale ad Alfredo Bini, e così feci.

Torna spesso a Montalto?

Appena arrivata ebbi una bella accoglienza che emanò una bella impressione, all’inaugurazione mi fecero molte promesse che mi fecero sognare, vedevo a portata di mano la realizzazione della cittadella del cinema. Ma poi non ne ebbi la possibilità. Torno spesso a Montalto per chiedere l’accesso al mio materiale stabile nel locale. Il mare è bello e vado ogni tanto dai contadini a comprare la frutta e la verdura che sono buone.

Qual è il progetto piu urgente da realizzare?

Il mio sogno e la mia priorità continua a essere la realizzazione di un museo e città del cinema, in una sede adatta e permanente dove conservare e valorizzare il mio materiale e svolgere tutte quelle attività che adesso sono sparse per il Lazio, compreso il servizio di tutor per gli stagisti dei corsi di cinema delle accademie e dell’Università.

Donatella Baglivo festa del cinema roma

Magari il sogno di Donatella può divenire realtà e per il Comune di Montalto rappresentare un motivo di grande orgoglio. Perchè guardare altrove?

Foto:copiright Donatella Baglivo

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