Tuscia in pillole: Pasquetta da Vivenzio

di Vincenzo Ceniti

Ogni anno di questi tempi si fa sotto Blera, borgo presso Viterbo di buon lignaggio etrusco, i cui abitanti il lunedì di Pasqua  (replica la seconda domenica di maggio) si sentono in dovere di chiedere perdono al vescovo Vivenzio (vissuto nel V secolo) per l’accusa di fornicazione fatta  dai loro antenati con una parrocchiana del posto.  Il povero  prelato fu costretto ad abbandonare il paese e ritirarsi in una grotta nei pressi della necropoli etrusca di Norchia ad una decina di chilometri, dove visse per alcuni anni  finché la sua innocenza non venne a galla.

Per espiare la colpa, i blerani si recano a piedi (qualcuno anche scalzo) fino alla grotta tra  preghiere, litanie e canti popolari intonati dalla Confraternita del “Gonfalone e San Vivenzio” detta la “Bianca.  Partenza alle ore 7 del mattino dalla chiesa dell’Assunta in pieno centro storico con pranzo in bisaccia, boraccia di vino, cappello e bordone.

 Giunti sul posto, i penitenti assistono alla messa, presso l’eremo del santo, cui segue un sostanzioso “pranzo al sacco” tra ripetuti brindisi di vino locale e balli di gruppo. Si accede all’abitazione rupestre dall’interno di una chiesetta, attraverso un cunicolo scavato nella roccia per oltre quaranta metri, che termina in un vano ipogeo a picco su uno strapiombo dominante la valle del fosso Acqua Alta. Sulle pareti dell’ipogeo si conservano resti di affreschi del XII-XIII secolo raffiguranti la Vergine Maria in attesa del Bambino e scene relative alla leggenda di san Michele Arcangelo del monte Gargano.

Ritorno, sempre a piedi, con arrivo a Blera intorno alle 18.  I partecipanti sono accolti in paese dal parroco, per la benedizione, dalle autorità cittadine e dalla banda musicale  che li precedono fino alla chiesa dell’Assunta, dove i fedeli vengono ammessi al rito del “bacio” di un’immagine del Santo, mentre viene intonato il suo inno di cui riportiamo la prima strofa e il ritornello:

Tu che sei nostra speranza deh!

Ci assisti e pensi a noi deh!

Proteggi i figli Tuoi presso il trono del Signor..

(Rit.) O Vivenzio ognor fidenti a Te vennero i Blerani

che favori sovraumani sempre ottennero da Te.

O Vivenzio Padre Santo ai tuoi piè tutti accorriamo

e chi mai temer possiamo se protetti siam da Te.

Dal momento che state a Blera non perdetevi i quattro passi  tra le viuzze del centro storico  spaccato in due da un lungo decumano dove si infila un tratto dell’antica via Clodia in arrivo da Roma. Sorprendono dettagli e  particolari delle facciate gentilizie di alcuni palazzi (portali, altane, profferli, finestre, stemmi, archi) che si rincorrono lungo la via principale ove approdano in silenzio, come affluenti di un fiume di pietra, vicoli e viuzze dai nomi più singolari. Ottimi la carne bovina che trovate nella macelleria del posto,  l’olio extravergine di oliva (presso la Coop. Colli Etruschi),  il pane casareccio e gli amaretti. Da visitare la chiesa dell’Assunta con le reliquie di san Vivenzio – peraltro patrono del paese a furor di popolo – e  il  piccolo museo intitolato a Gustavo VI Adolfo di Svezia, in ricordo del re archeologo che partecipò tra il 1956 e il 1965 alle campagne di scavi nella zona.  All’interno  anche una  mostra sul “Cavallo e l’uomo”.

 

Nella foto: Camminata dei Blerani alla Grotta di San Vivenzio

 

Buona Pasqua a tutti i lettori della rubrica “Tuscia in pillole” che riprenderà il 13 aprile 2026.

 

L’autore*  

ceniti

Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.

 

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