Don Felice Ribichini, il prete garibaldino di Canepina

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Oggi sarebbe considerato forse un eretico, sicuramente un disobbediente, perché fu un prete che lasciò la stola per imbracciare un fucile e combattere in nome di uno Stato laico contro quello Pontificio. E’ la storia di don Felice Ribichini, nato a Canepina nel 1818 e morto nella stessa Canepina all’età di 69 anni. Fu pastore di anime e garibaldino, impegnato suo malgrado a combattere lo Stato della Chiesa.

Forse proprio per questo le notizie sulla sua vita e il suo esercizio spirituale sono piuttosto scarse. Nel settembre del 1860 sentì l’irrefrenabile spinta ad arruolarsi tra i “Cacciatori del Tevere” del colonnello Luigi Masi e partecipare sotto le mura del palazzo vescovile di Montefiascone al vittorioso combattimento contro i soldati dell’esercito pontificio. La sollevazione si estese ben presto a Civita Castellana, Ronciglione, Tuscania, Montalto e Viterbo, ma fu domata in pochi giorni dalle truppe di Napoleone III°.

L’11 ottobre i francesi rientrarono a Viterbo che tornò sotto lo Stato Pontificio. Il garibaldino don Felice Ribichini fece ritorno a Canepina che certamente non lo accolse a braccia aperte né gli espresse solidarietà. Tutt’altro. Praticamente don Felice fu “esiliato” a vita presso la cappella del cimitero del paese, in una condizione di evidente povertà e oggettivo isolamento. Morì in ospedale il 26 aprile del 1887. La comunità canepinese per anni gli rimproverò la sua militanza politica, salvo riabilitarlo e rendergli onore una decina di anni più tardi con la Breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale dei Papi. (L.C.)

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