Un gruppo di “Volenterosi” riuniti nell’associazione “Amici di Bagnaia Arte e Storia” si fa apprezzare per un progetto di comunicazione e promozione del borgo medioevale di e della Villa Lante, meta stellata della Tuscia a due passi da Viterbo. Da un paio d’anni, d’intesa con le autorità scolastiche del posto, viene organizzato un concorso letterario tra gli studenti della terza media che premia i migliori elaborati sui racconti del paese. Con una particolarità. I partecipanti sono in precedenza guidati da esperti locali in un percorso reale e virtuale tra storie, leggende, curiosità, vicoli, piazzette, dialetto, ricette, chiese, palazzi, monumenti e opere d’arte i cui particolari solitamente sfuggono alla comune attenzione.
“All’interno del borgo – si legge in uno dei temi selezionati nell’edizione di quest’anno – viveva un popolo unito che si aiutava nel periodo della guerra condividendo quel poco che c’era e offrendo riparo a che l’aveva perso”. E ancora: “Nella chiesa di San Rocco è riportata la data di costruzione, 1569, che non avevo mai notato e che dal 1924 è stata proclamata Sacrario dei Caduti”. Già queste due riflessioni danno il senso alla validità di una iniziativa che va incoraggiata.
“A scuola di Bagnaia” – ci piace chiamare così il progetto didattico – merita la massima considerazione e andrebbe replicato altrove, nella consapevolezza che la conoscenza da parte dei giovani dei gioielli di casa è premessa esclusiva per la loro cura e conservazione, come predica da oltre un secolo il Touring Club Italiano, tra i sostenitori del concorso.
Già che ci siamo diamo uno sguardo anche noi a Bagnaia e al suo tesoretto, incominciando da quel pugno di antiche case in peperino nella parte più antica del borgo arrampicato su uno sperone tufaceo protetto da fortificazioni segnalate da una torre cilindrica dalla cui terrazza merlata si ammira un panorama imperdibile.
E’ la cosiddetta “Bagnaia di dentro” – come dicono gli abitanti del luogo – che sorprende per il dedalo di viuzze e piazzette su cui si aprono due chiese minuscole e il palazzo Gallo, con portico stile Cinquecento già adibito a vari usi, tra cui sede municipale, quando il paese era comune autonomo prima di retrocedere nel 1928 a rango di frazione di Viterbo. Oggi è sede dell’associazione “Amici di Bagnaia”.
Alla Bagnaia di dentro si contrappone quella di fuori, con piazza ad ampio respiro da cui parte un tridente di strade che salgono rapidamente alla fastosa Villa Lante, uno dei giardini più preziosi del Rinascimento italiano, circondata da un grande parco vigilato da un antico Casino di caccia. Oltre alle trame di bossi cosiddette all’italiana, l’obiettivo punta su due Palazzine gemelle che fanno da quinte a un magnifico scenario di fontane, cascatelle, scalinate, grotte e giochi d’acqua. All’interno delle Palazzine si apprezza una serie di affreschi Cinque-Seicento di scuola manieristica riferiti alle botteghe di Tempesta, Cavalier d’Arpino, Tassi e altri.
La limonaia del Giardino è ricordata per aver ospitato nei prima anni Novanta del secolo scorso l’allora Principe di Galles, oggi re Carlo d’Inghilterra. Tra i tanti ospiti, a partire da Michel de Montaigne, ricordiamo anche i ministri degli Esteri delle nascente comunità europea, riuniti a convegno nella Loggia di una delle Palazzine, con Aldo Moro, e inoltre l’imperatore d’Etiopia Hailè Selassiè e il re di Svezia Gustavo VI Adolfo. Ritornati sulla piazz, vi consigliamo di acquistare nelle bancarelle mobili una “fagottata” di porchetta al finocchietto selvatico, specialità del posto.
Torniamo al tema del concorso e leggiamo ancora: “Ogni volta che entro a Villa Lante, provo un senso di tranquillità e penso che sui quei giardini dove giocavo con i miei amici, un tempo eravamo dei bambini che giocavano ad ‘acchiapparella’, nascondino o a pallone dove al posto delle porte si usavano le nostre felpe che facevano da pali. Un’altra cosa molto interessante è stata la storia della Pucciarella, simbolo eroico di Bagnaia. La vicenda e del 1527 quando i Lanzichenecchi assaltarono Bagnaia considerandola di debole difesa perché era presidiata da donne, anziani e bambini. Ma ne rimasero spaventati quando una giovane ragazza lanciò dalla torre un mortaio di pietra che colpi il comandante germanico uccidendolo. Gli assalitori in preda al panico scapparono, così il popolo si salvò. Quando me l’anno raccontata sono stata molto fiera delle donne bagnaiole”.
La rubrica “Tuscia in pillole” va in vacanza e riprenderà a settembre.
L’autore*
Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.




























