Da Montefiascone, un nuovo impulso per la Chiesa

Di Massimo Maria Maffei

Si è tenuto a Montefiascone il convegno “la provocazione del cuore” in riferimento alla serva di Dio Maria Cecilia Baj, nel luogo in cui è stata suora e badessa. L’incontro è stato affettuosamente ospitato dalle suorine del monastero di San Pietro, convento della Serva di Dio. Ha presieduto il Convegno Monsignor Fabio Fabene, segretario del dicastero delle Cause dei Santi.

Il convegno è stato aperto dal Vescovo di Viterbo Monsignor Orazio Francesco Piazza, con una bellissima metafora del cardinale Newman, con la quale è subito entrato” in medias res” riflettendo sulla differenza tra il teologo ed il mistico: il teologo fa fatica a scalare la montagna e quando arriva sulla cima trova il mistico arrivato da tempo. Mi sembra che anche S. Tommaso dopo aver avuto una esperienza mistica, abbia detto che tutto quello che aveva scritto non era che paglia.

Il vescovo ha tenuto a ribadire che la realtà non scompare mai dalla dimensione mistica per sgombrare il campo da un modo di pensare comune che parla dei mistici come di persone completamente astratte e con lo sguardo rivolto sempre al cielo. (Non era forse S. Teresa d’Avila che invitava a lasciare qualsiasi colloquio mistico per sfamare un affamato?)

Ha parlato poi il postulatore, Padre Pierdomenico Volpi, della causa di beatificazione ed ha ricordato come la suora di Montefiascone mettesse in evidenza la tenerezza di Gesù e nemmeno le cose più piccole erano banali perché erano fatte per Dio.  Già da giovane suor Cecilia aveva espresso il suo desiderio di diventare sposa di Dio e nei dialoghi racconta di una visione con i due santi protettori di Montefiascone (S. Flaviano e Santa Margherita) che l’hanno esortata a perseverare nell’essere forte e a continuare con la vita che voleva intraprendere. La vita della Santa è stata caratterizzata da una famiglia molto religiosa: la madre infatti era amica di Rosa Venerini. Ne “I trattati del Cuore del Redentore”,come evidenziato da don Alfredo Centi, emerge che la Baj abbia scritto per ordine del confessore, lei infatti non lo avrebbe mai fatto da sola, aveva una certa ritrosia a mettere per iscritto le sue visioni.  In questa opera non si è ispirata ad altre Sante. Ad esempio Maria Margherita Alacoque parla del Sacro Cuore mentre suor Cecilia lo chiama sempre cuore di Gesù. Proseguendo è stato citato anche il libro di Maria d’Agreda, una mistica spagnola molto discussa che potrebbe essere riconosciuta grazie alla canonizzazione della Baj. Ha poi chiuso il convegno magistralmente il professor Mario Morcellini, già prorettore all’Università La Sapienza di Roma, che parlando della crisi della chiesa ha ricordato come recentemente siano stati santificati due ragazzi molto giovani, indizio di qualcosa che sta cambiando. Tutti i Santi poi sono cartelli indicatori della strada da percorrere, come la indica la Baj e la sua capacità di resilienza per i conflitti che ha subito anche all’interno del monastero. Il professore ha definito la santità come “devianza positiva”

Certamente tutti i relatori hanno dato valore all’esperienza mistica allora significa che qualcosa potrebbe cambiare all’interno della Chiesa: come la gerarchia ecclesiastica è essenzialmente maschile perché si basa sulla razionalità così il cuore della Chiesa, di cui la mistica è una componente luminosa, è appannaggio della donna. Infatti sono molto più numerose le mistiche dei mistici. Poi il collegamento fatto tra la Bay e Maria d’Agreda mi spinge a farne un altro tra la Bay ed una mistica non riconosciuta quale Maria Valtorta, una donna che nel secolo passato, ha scritto testi ispirati sulla vita e le opere di Gesù. Nell’ opera “Vita interna di Gesù Cristo” a pagina 675 si trova un paragrafo intitolato “la Corredentrice” dedicato alla Madre di Gesù.  Ora molte volte nell’opera della Valtorta il “Vangelo come mi è stato rivelato” a Maria viene attribuito tale titolo,  necessario secondo me in un tempo in cui appaiono interpretazioni che tendono a giustificare l’operato di Giuda come se fosse lui un elemento indispensabile alla passione di Gesù e a diminuire il ruolo di Maria. Ecco invece ben altre figure potrebbero essere valorizzate e diventare Luoghi verso i quali indirizzare il nostro sguardo e la nostra attenzione per avere modelli di studio, di ricerca e di ispirazione per la vita di tutti. Potrebbe essere una via da seguire, la nostra speranza è che lo diventi. Chissà se come in passato San Bonaventura, anche oggi una Serva di Dio, sempre in terra di Tuscia, possa aprire una via per fare più grande il cuore della Chiesa.

 

Massimo Maria Maffei

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