Confcommercio Lazio Nord, “Green pass, Si alla vaccinazione,No alla discriminazione tra imprese

Se le ipotetiche regole sull’utilizzo del green pass dovessero diventare legge, 26 milioni di italiani (17 se bastasse una sola dose) potranno andare in vacanza, al supermercato, in ufficio, in fabbrica e in tanti altri luoghi, ma non potranno entrare in un bar o un ristorante.

“Siamo di fronte all’ennesimo paradosso – sostiene Marco Bevilacqua, Vice presidente di FIPE Confcommercio Lazio Nord – chiunque potrà cenare nei ristoranti dei villaggi, degli alberghi e dei campeggi, mentre in tutti gli altri servirà il green pass. Si tratta di una discriminazione inaccettabile, anche i pubblici esercizi sono imprese turistiche che vivono di mercato e che hanno già pagato un prezzo altissimo a causa delle misure di contrasto della pandemia. Se davvero si ritiene che la campagna vaccinale abbia bisogno di un’ulteriore spinta, si estenda l’obbligatorietà della vaccinazione per accedere ad ogni tipo di servizio. Se serve l’ennesimo sacrificio, che sia condiviso da tutti.”

“La nostra Federazione è da sempre a favore dei vaccini – prosegue Bevilacqua – ma il green pass è davvero troppo per attività stremate e con risorse umane limitate, vista la difficoltà a reperire personale specializzato”.

Per FIPE, se passerà l’obbligo del green pass per andare al ristorante, oltre tre milioni di famiglie italiane verranno letteralmente spaccate in due. Al momento infatti ci sono circa 4 milioni di giovanissimi tra i 12 e i 19 anni non ancora vaccinati. Non si tratta di no vax ma di persone in attesa del loro turno. Molti di questi ragazzi passeranno le vacanze con i genitori, già vaccinati, ma non potranno andare neppure a mangiare una pizza con loro.

“Se il Governo – aggiunge Bevilacqua – ritiene di persuadere gli over 60 non vaccinati attraverso i ristoranti rischia di fallire amaramente infatti, solo il 9% delle persone in tale fascia di età è un frequentatore abituale delle nostre attività. Ecco perché questa misura, oltre ad essere iniqua perché penalizza solo le nostre imprese, non otterrebbe neanche gli effetti persuasivi desiderati”.

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