Claudia Insogna, stilista: “Sono io il motore e la forza del mio sogno”

di Laura Pasquini

Claudia Insogna,  stilista viterbese poco più che trentenne,  è un esempio di quella  gioventù che ci piace, che si impegna con passione, piena di fiducia nel  futuro, energica, positiva, sempre propositiva e sorridente.

Ama definirsi “Mamma, imprenditrice, designer”, fiera della sua famiglia e di suo figlio, che ha avuto giovanissima e che l’ha resa più forte, donandole una grande motivazione per guardare avanti, “il legame con mio figlio Matias è imprescindibile, noi siamo cresciuti insieme”.

Ha quello che i Francesi chiamano le physique de l’emploi, ma Claudia,  pur avendo un fisico da modella, non cavalca le passarelle.  Lei, le donne, le veste.

Appena rientrata da un viaggio nel Nord Europa per lavoro, la incontriamo per conoscerla e per parlare non solo di moda e di stile ma di talento e della nascita di una professione.

Iniziamo dai viaggi ogni angolo del mondo ha ispirato la creatività di tantissimi stilisti. Nelle tue collezioni sei influenzata dalle altre culture?.

 Ho viaggiato tra Bruxelles Anversa e Parigi, dove ho fatto ricerca d’ispirazione per i nuovi trand, le nuove collezioni. Nel Nord Europa hanno quella parte boyish, un po’ mascolina che io adoro … che poi, in realtà diventa iper femminile, è un po’ il mio mondo. A Parigi sono stata in una fiera importante, Première Vision, dove ci stanno tutte le anticipazioni dei trand merceologici, quindi tutta la parte “tessuti, accessori, i colori moda” per le prossime collezioni … Parigi è sempre bellissima e fonte di ispirazione, quest’ anno, poi con l’Arc de Triomphe  Wrapped di Christo, un’ opera incredibile,  purtroppo la morte gli ha impedito di finire l’impacchettamento.Ancora non sono tornata a Londra, ma è molto importante muoversi, questa moda nord-europea, mi appartiene molto come gusto e influenza le collezione che sto disegnando adesso.

Un  lavoro non solo creativo ma anche manageriale come ti sei costruita il tuo spazio nel mondo della moda?

Perseguendo un cammino coerente.Adesso sto disegnando in esclusiva per una azienda di Firenze, la Gaillardo srl, che ha uno storico importante già da 45 anni, il brand si chiama Emma&Gaia ; questa azienda ha anche il 50 per cento della proprietà in Cina, a Shangai, dove sono stata spesso, anche se siamo digiuni di Shangai da un anno e mezzo a causa del Covid,  tutti  a briglia stretta,  chiusi dentro casa … anche se poi, in realtà, la scorsa stagione, proprio nella fase più restrittiva del  lockdown, io  ho lavorato in smart working qua nel mio studio a Viterbo, e ho lanciato il prodotto tra Shangai e Nuova Delhi ..  la tecnologia ci ha aiutato tantissimo  in periodi difficilissimi

Si ritorna anche sulle passerelle, ma il digitale ormai ha ormai un ruolo fondamentale anche in questo lavoro …

Si, certamente. Tutta la parte creativa, la fase di concetto e di costruzione che ho in testa, poi deve essere formalizzata, per far sì che il progetto venga sviluppato.Io sono una designer e mi occupo di progettazione, ma non è solo lo schizzo finito, comprende anche tutta la fase operativa, quindi la scheda tecnica, tutte le informazioni merceologiche, le misure. Il mio progetto viene preso da un’azienda e loro confezionano il capo; questo capo fa parte di una collezione, di un campionario che poi viene dato all’ agenzia di uffici di rappresentanza e venduto ai clienti, su una distribuzione nazionale ed europea, avendo molta cura anche della gestione della tempistica  …La parte creativa è fondamentale, ma c’è anche una parte tecnica, operativa dove il lavoro è totalmente sul computer.

Come fa una giovanissima  di Viterbo a diventare una designer internazionale?

Ho il vissuto di una ragazzina di provincia cresciuta in una famiglia normale, ma da sempre sono stata spinta da una grande ambizione,resa ancora più forte  dopo la nascita di Matias.Ho sempre avuto chiaro quale fosse il mio sogno, già scrivevo “Io voglio fare la stilista”, in un tema di seconda elementare, che mia madre ha ritrovato … mi sono proprio buttata nel mio sogno cercando d’ inseguirlo.

La tua famiglia ti ha appoggiata?

Grazie ai miei genitori, che hanno sempre creduto in me e che mi hanno sempre sostenuta, dopo il liceo, ho frequentato l’Accademia di Belle Arti; tramite questa scuola ho potuto partecipare a dei concorsi come giovane designer a livello internazionale e neanche laureata e già mamma di un bambino piccolo,  vengo chiamata a lavorare da un ufficio stile importantissimo di Carpi, in provincia di Modena,da lì è cominciata la mia avventura..

Raccontaci il tuo primo step importante

Disegnavo vari brand, naturalmente sotto gli head designers titolari dello studio; tra cui  Folies de Pigalle, un brand molto strong, super grintoso, folle.  La titolare,  s’innamorò della mia mano, del mio talento e mi chiese di disegnare la collezione per lei, quindi sono andata a lavorare per questa azienda  in modo diretto e ho aperto il mio ufficio stile … da quel momento ho cominciato a prendere collezioni da sola e non mi sono più fermata …

E arrivano i grandi progetti

Mi sono occupata di un progetto di denim per la Italian Fashion nelle Marche, con un’azienda che in quel momento lavorava tantissimo con Céline B, ora Elisabetta Franchi … Gli eventi si sono succeduti tutti in modo molto naturale, ma lavorare con più aziende italiane e tutto questo girare, e ogni regione ha le sue specialità, questo mi ha permesso di avere un portfolio di esperienze lavorative e di skills amplissimo.A Carpi mi sono specializzata nella maglieria, a Urbania nel denim, a Perugia ho approfondito  la parte tecnica dei piumini e lo sportswear, a Firenze il total look …

Sino allo sbarco in  Cina..

Arriva poi un grandissimo brand cinese, Bosideng della Bosideng International Holdings Limited di Shangai, 13.500 negozi in Cina, per loro mi sono occupata della collezione europea di capospalla,  quella è stata la chiave di volta che mi ha portato a lavorare a livello internazionale.

La tua definizione oggi è quella di una designer director, una professionista e una consulente.Ci puoi spiegare?

L’azienda commissiona il lavoro, fa capire qual è il target  da raggiungere e io lavoro per centrare l’obiettivo.Disegno quello che vuole il cliente con la mia mano e il mio gusto, interpreto, filtro e creo la collezione.Capire l’esigenza del cliente è fondamentale, poi, bisogna essere muniti di tanta umiltà, di tanta dedizione.

Fino alla collaborazione  in esclusiva con Gaillardo per la collezione Emma&Gaia 

E’ in atto per me una  grande crescita,  prevista anche una collaborazione con Chiara Ferragni,  che ci ha selezionato tra le centinaia di brand che le vengono proposti. Il mondo della moda è molto differenziato, sopra c’è tutta la parte del luxury brand, poi, un pochino al di sotto, la parte del programmato, che è un prodotto medio alto, ed è questa la mia fascia di prodotto … fortunatamente riusciamo a fare ancora capi con bellissimi tessuti, cuciti in modo impeccabile un capo che deve essere bello dentro e bello fuori, come dice la mia nonna Pia..

La figura della nonna ritorna sempre  come massimo riferimento

Mi nonna ha una personalità forte, un vero vulcano, un’artista dalle mani d’oro con la vision imprenditoriale già all’epoca nella quale mi rivedo molto in versione 2.0. Nel suo laboratorio ho visto il pizzo ricamato a mano sul tombolo degli anni ’30, che ancora conserva, ho imparato a conoscere , a toccarli nella loro preziosità, i jais sui bustier che lei ricamava …Sicuramente il Bello l’ ho assorbito da lei. Personalmente  adoro le merceologie che fanno parte della mia cultura, la seta pura, la georgette, la pelle, il denim … e la felpa.

Che cosa invece  non deve mancare nel tuo armadio?

Sono un mix e un match di situazioni molto opposte che si incontrano, questo è il mio stile.Amo tantissimo l’abbigliamento vintage, è proprio una passione, soprattutto il vintage maschile, tutta la parte sportiva anni ’80, anche perché sono cresciuta in quegli anni …Voglio sentirmi iper femminile anche quando sono totalmente vestita da uomo, magari con un tacco 12, gioco molto sui dettagli …

Quando una persona è “stilosa?

Quando riesce ad avere un look con una forte personalità, oggettivamente gradevole perché presenta dei match cromatici e di volumi ben abbinati, che riesce ad essere equilibrata e soprattutto, nella situazione giusta.Avere stile vuol dire essere adeguati al contesto con un pizzico di personalità, vestirsi “in un  determinato modo per una determinata occasione”.

Nella nostra società globale è ancora possibile creare uno stile italiano riconoscibile?

Si, certamente, ci sono dei canoni che ci fanno riconoscere nell’ immaginario della massa; la donna italiana, anche quando va in ufficio, è ancora vista come la donna bella, con le belle forme, il corpo ricco di curve … ha i jeans skinny, la giacca attillata, la maglia scollata … è anche la nostra cultura italiana.

I progetti legati alla sostenibilità caratterizzano da tempo la filiera italiana, è presente questa sensibilità nelle tue collezioni?

La sostenibilità riguarda tutto il nostro contesto. Nella mia ultima collezione Emma&Gaia  c’è tutta una parte di tessuti non tinti, sui toni dei bianchi sporchi, dei grezzi soltanto lavati,  per incrementare l’ecosostenibilità … è un discorso complesso perché non basta chi adesso utilizza il poliestere riciclato, piuttosto che il cachemire riciclato, che tra l’altro costa più di quello vero … non sempre un imprenditore può scegliere di lavorare col tessuto ecosostenibile,  che si paga il doppio …

Cosa sostiene la convinzione di aver scelto la professione giusta?

Me stessa, proprio io, Claudia.. Questo è un mestiere che puoi assorbire solo in parte, il gusto e la grinta devi averlo di default …Il motore principale sono io, l’obiettivo e il mio sogno …io vivo di emozioni.

 

Stanley Tucci,nel  “Il diavolo veste Prada” ha espresso alla perfezione l’importanza della figura della stilista…

Quello che hanno fatto, quello che hanno creato, è stato più creativo dell’arte stessa. Perché tu ci vivi dentro la tua vita.

 

 

 

 

 

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