La cornice del cinema Etrusco di Tarquinia è oggi quella dei grandi eventi: sala gremita, pubblico delle grandi occasioni e attori e registi che arrivano. Un’atmosfera che va oltre Tarquinia in una fase in cui i cinema storici chiudono e una città capoluogo come Viterbo non ha neanche una sala…
Gérôme Bourdezeau e Dominique Battesti, i primi gestori, hanno passato il testimone nel 2024 a Claudio Storani ed Eleonora Berardozzi, riconosciuti culturalmente preparati, che si sono impegnati a dare forma a un progetto culturale che valorizza il cinema di qualità e l’interesse degli spettatori.
Due voci a confronto che portano a una visione condivisa
Una vitalità per il nostro panorama culturale. Come nasce la passione per la settima arte?
Claudio: la mia passione nasce da piccolissimo. Inizialmente con la visione dei film di Chaplin e di Totò alla Tv e poi dentro un cinema parrocchiale di Civitavecchia. Lo stesso cinema che poi nel 2013, dopo una lunga chiusura, riaprirò al pubblico per gestirlo circa dieci anni. Del cinema mi è sempre piaciuto il grande coinvolgimento del pubblico e quella sensazione di attesa prima dell’inizio del film.
Eleonora: Il cinema fa parte della mia vita da sempre. Da bambina ricordo le sere d’estate a casa con mia mamma, quando in televisione davano i vecchi film in bianco e nero e li guardavamo insieme. Poi, anche quando sono diventata adolescente e magari tornavo più tardi a casa, finiva spesso che mi mettevo a guardare un film con lei. Quindi credo che la mia passione sia nata proprio lì, in maniera molto naturale, attraverso quei momenti condivisi. Poi, crescendo, è diventata sempre più forte, fino a quando il cinema è entrato nella mia vita in un altro modo: Claudio gestiva il cinema di Civitavecchia, io frequentavo quella sala e proprio lì ci siamo conosciuti e innamorati. Quindi possiamo dire che il cinema ha avuto un ruolo abbastanza importante nella nostra storia! E poi, a un certo punto, quella che era una passione è diventata anche il nostro lavoro. Quando abbiamo iniziato a occuparci dell’Etrusco abbiamo capito ancora di più che il cinema non è soltanto vedere un film, ma tutto quello che succede intorno allo schermo: scegliere cosa proporre, conoscere il proprio pubblico, creare occasioni di incontro e vedere una sala che si riempie per un film in cui magari avevi creduto particolarmente. Credo che sia proprio questo che ci ha fatto innamorare ancora di più di questo lavoro: la possibilità di trasformare una passione che avevamo già dentro di noi in qualcosa da condividere con tutta la città.
Come si equilibra la vostra gestione?
Claudio Con Eleonora è nata una grande intesa da subito. Ci siamo conosciuti per organizzare insieme un evento cinematografico nella sala che gestivo ed oltre all’amore è scattata una grande collaborazione che ci vede oggi gestire in maniera ampia il cinema Etrusco. Eleonora si occupa puntualmente della programmazione, io mi dedico agli eventi e al rapporto con le istituzioni.
Eleonora: È un equilibrio che cerchiamo tutti i giorni. Da una parte c’è quello che vorremmo programmare noi, dall’altra c’è quello che il pubblico ci chiede e, ovviamente, ci sono anche le esigenze economiche che una struttura come la nostra deve necessariamente considerare. Il nostro obiettivo è non dover scegliere tra cinema di qualità e cinema capace di attirare pubblico: cerchiamo di fare convivere le due cose. Un multisala deve essere vivo in tutte le sue sale e per noi questo significa avere spazio per i grandi film, per il cinema d’autore, per i giovani registi, per gli eventi e anche per quei titoli che magari non avrebbero una distribuzione così ampia.
Gli incontri in sala con i personaggi e volti noti del settore. Abbracciate diverse iniziative volte a valorizzare il cinema come punto di incontro e discussione culturale?
Claudio. L’evento con l’autore è un punto di riferimento fondamentale per il nostro spettatore. Incontrare i protagonisti del cinema italiano rende il rapporto con la settima arte più coinvolgente e interessante. Colmare le distanze, sentire dalla vivavoce dell’autore o dell’interprete il segreto di certe scelte o di certi risultati aiuta a leggere il film in maniera più profonda. Gli incontri di questi due anni di apertura con Nanni Moretti, Alice Rorhwacher, Luca Zingaretti, Pif, Marco Risi, Michele Placido, Fabrizio Gifuni, e i tanti altri attori e registi che abbiamo ospitato hanno reso l’immagine del cinema Etrusco come di un luogo caldo, di confronto e di approfondimento.
Eleonora: È una parte del nostro lavoro a cui teniamo molto. Quando riusciamo a portare una persona, un regista, un attore o un professionista del cinema in sala, succede qualcosa di diverso: il film non finisce con i titoli di coda, ma diventa l’inizio di una conversazione. E questo è proprio quello che vorremmo continuare a fare: utilizzare il cinema come uno spazio di confronto, non soltanto come un luogo dove si acquistano due ore di intrattenimento. Gli incontri, le rassegne, le collaborazioni con le realtà del territorio vanno tutti in questa direzione.
Siete soddisfatti dei risultati raggiunti e quali sono i vostri progetti futuri?
Claudio: Siamo contentissimi dei risultati finora raggiunti, anche perché ci siamo mossi in un periodo di grande trasformazione e difficoltà con pochi mezzi a disposizione. La nostra passione, la nostra competenza e soprattutto la nostra costante dedizione stanno facendo la differenza e i dati degli ultimi tempi ci indicano una grandissima crescita per il cinema Etrusco, una graduale e rilevante ripresa di confronto con il pubblico del territorio, che sta diventando sempre più numerose grazie alle risorse rappresentante dai vacanzieri, dai tanti romani con seconda casa e dai giovani del comprensorio che, dopo l’acquisto dei proiettori laser, si stanno riversando in massa verso la nostra struttura. Per il futuro vorremmo tentare la via dei festival, lavorando in due periodi diversi dell’anno su due festival tematici che attraggano non solo il pubblico locale ma i tanti appassionati nazionali. Tarquinia merita un parterre di questo genere.
Eleonora: Sì, siamo soddisfatti, soprattutto perché in questi anni abbiamo cercato di investire concretamente nel cinema. Quest’anno, per esempio, abbiamo vinto il bando della Regione Lazio, arrivando terzi in graduatoria, e per noi è stato un riconoscimento importante del lavoro che stiamo facendo. Abbiamo anche investito nei nuovi proiettori laser e stiamo cercando di intervenire piano piano su tutta la struttura, un pezzo alla volta. Non siamo ancora arrivati dove vorremmo, ma l’obiettivo è proprio questo: rendere l’Etrusco sempre più confortevole e piacevole per chi viene a vedere un film. Ci sono ancora tante cose da sistemare e tante idee che vorremmo realizzare, ma siamo contenti della direzione che abbiamo preso.
Voi ci consegnate una certezza: il cinema è vivo, vegeto e ha ancora tantissimo da dire. Quali sono le problematiche che riscontrate?
Claudio: Le problematiche sono tante. Il cinema post pandemico è cambiato tanto, ha accelerato delle trasformazioni che lo hanno reso completamente diverso da come lo conoscevamo. Oggi si parla di cinema premium per intendere un cinema immersivo, dialettico, full responsive come la tecnologia che lo definisce. I costi di gestione sono aumentati a dismisura e l’offerta si è concentrata su un limitato numero di titoli che corrispondono alle caratteristiche tecniche e spettacolari di questo nuovo formato. In più c’è stato un indebolimento del cinema d’Essai. A fronte di titoli di grande qualità e sperimentazione abbiamo assistito ad una forma di disinteressamento da parte del pubblico del cinema d’autore. In questo periodo stiamo lavorando per riportare al cinema proprio questo pubblico più delicato e variegato.
Eleonora: Le difficoltà sono tante. Ci sono i costi di gestione, le manutenzioni, una struttura che ha bisogno continuamente di interventi e anche tutte le difficoltà quotidiane che comporta mandare avanti un cinema. Però, allo stesso tempo, questa estate ci ha dato una risposta molto bella: il pubblico in sala c’è. Tra Odissea e Spider-Man abbiamo avuto circa 3.000 spettatori, e per noi è un dato importante. Quindi non credo che lo streaming abbia ucciso il cinema, anzi: quando arriva un film che crea attesa, il pubblico ha ancora voglia di uscire di casa e condividere quell’esperienza con gli altri. La vera sfida è continuare a rendere la sala un posto in cui valga la pena tornare. Per questo crediamo che anche le amministrazioni debbano riconoscere il valore culturale delle sale cinematografiche e sostenerle concretamente: perché un cinema non è soltanto un’attività commerciale, è anche un presidio culturale.
Tarquinia ama il cinema. Il Comune di Tarquinia nel 2022 acquisisce l’immobile del cinema Etrusco dandone una prova concreta….
Claudio: con il Comune, nelle due diverse amministrazioni (quella di Giulivi e quella di Sposetti), abbiamo aperto un dialogo molto proficuo. Entrambe le amministrazioni hanno sempre rispettato e rispettano la nostra competenza e ci danno la possibilità di scrivere insieme un progetto ambizioso che faccia del cinema Etrusco di Tarquinia un presidio per il cinema di qualità e un riferimento per tutti i target.
Eleonora: Sicuramente è stato un segnale importante, perché significa riconoscere che il cinema è un patrimonio della città. Anche noi cerchiamo di dimostrarlo ogni giorno, investendo nella struttura e cercando di migliorarla. Abbiamo messo i proiettori laser e stiamo intervenendo un po’ alla volta su tutto quello che è possibile, perché vorremmo che lo spettatore, entrando all’Etrusco, trovasse un ambiente sempre più appagante. Naturalmente una struttura così grande ha bisogno di manutenzione e di investimenti continui e crediamo che su questo ci debba essere una collaborazione tra chi gestisce il cinema e chi ne è proprietario. L’obiettivo, alla fine, è comune: fare in modo che l’Etrusco continui a essere un punto di riferimento per Tarquinia e non solo.
Vi siete state occupando della programmazione al Lido, tanto cinema in estate a cielo aperto. Le arene conservano senza dubbio il loro fascino, a vostro parere preservano maggiore recupero della socialità collettiva?
Claudio: L’arena Lido di Tarquinia è un esempio vivissimo di come il cinema possa illuminare aree appannate e rilanciarle anche da un punto di vista economico sociale. Da quattro anni l’arena lido rappresenta un punto luminoso del turismo del litorale e garantisce a tutti gli spettatori, di qualsiasi età e gusto cinematografico, una programmazione esaudiente che dismette le barriere e i confini tra intrattenimento e cultura. E’ un gran piacere per noi assistere ogni sera allo sfilare di grandi e bambini che vengono a vedere i film sotto le stesse e emozionarsi per ogni titolo programmato. Il cielo di Tarquinia, la risacca del mare, le stelle e i passaggi degli uccelli in transito verso le saline rendono ogni proiezione un evento emozionante.
Eleonora: Assolutamente sì. L’arena ha qualcosa che la sala al chiuso non può avere: c’è una dimensione molto più spontanea, quasi di rito estivo. Le persone arrivano prima, si incontrano, si salutano, si fermano a parlare. Anche chi magari non viene al cinema durante l’anno può essere attirato da una serata all’aperto. E proprio per questo crediamo molto nella programmazione estiva al Lido: non è semplicemente portare il cinema fuori dalla sala, è creare un altro modo di vivere il cinema e di vivere la città.
Chiedendo un parere sul vostro cinema qualcuno ci ha detto: “Non è solo un cinema, è molto di più”. È cosi?
Claudio: Se per solo cinema intendiamo l’aspetto commerciale, possiamo dire di sì. Il cinema Etrusco Arthouse è molto di più di una fabbrica di immagini, è un luogo di scambio, di formazione, di informazione, di incontro, di conoscenza. Passiamo ore a parlare con gli spettatori sui film visti e quando possiamo diamo spazio ai grandi classici, ai film in lingua originale, alle opere prime, ai documentari e agli eventi musicali. Crediamo molto nel cinema come soglia di conoscenza e di esperienza, come realtà aumentata della vita di ognuno e quindi dedichiamo gran parte del nostro tempo a migliorare questo tipo di esperienza per gli spettatori
Eleonora: Sì, assolutamente. E forse è una delle cose che ci fa più piacere sentire. L’Etrusco è sicuramente un cinema, ma nel tempo è diventato anche un luogo in cui incontrarsi, parlare, scoprire film e persone nuove. Ci sono spettatori che ormai conosciamo, che vengono agli eventi, che ci raccontano cosa hanno visto e cosa vorrebbero vedere. E poi ci sono quelli che magari entrano per la prima volta e scoprono un posto che non conoscevano. Per noi “non è solo un cinema” significa proprio questo: che dentro quelle sale succede qualcosa anche tra le persone, non soltanto sullo schermo.
Il vostro cinema, o meglio multisala, attenziona giovani autori, talenti agli esordi, grandi maestri e fenomeni del cinema mainstream: la scommessa è che sia proprio dall’ibridazione tra generi diversi e pubblici diversi che si possa far ripartire la sala cinematografica come spazio collettivo?
Claudio: Più che di una scommessa, si tratta proprio di una visione chiara su dove vogliamo andare e quale strada seguire. Dopo tanti anni di esperienza sappiamo che il cinema, per essere performante e attraente, non può non essere che un potente laboratorio di fusione e dialogo tra linguaggi con la qualità del classico e il fascino del contemporaneo. Grazie a questa fusione negli spettatori nasce quella sana curiosità che nutre la programmazione e la esalta verso tentativi sempre più raffinati e spericolati. Vedere nelle proiezioni dei classici in lingua originale tanti giovani e meno giovani dà il senso dell’esattezza e della qualità del lavoro che stiamo svolgendo. E ci fa sentire felici, perché il territorio della Tuscia, e soprattutto gli spettatori più giovani se lo meritano.
Eleonora: Secondo noi sì. Non ci piace molto l’idea di dividere il pubblico in categorie: la stessa persona può venire a vedere Spider-Man e qualche giorno dopo scegliere un film d’autore. Il nostro compito è proprio quello di offrire questa possibilità. Cerchiamo di costruire una programmazione che abbia dentro un po’ di tutto: i grandi film che portano tantissime persone in sala, ma anche i giovani autori, i film più piccoli, i documentari, le rassegne e gli incontri. Il cinema deve essere il luogo in cui possano convivere pubblici diversi. E alla fine è proprio questo che lo rende vivo.È una parte del nostro lavoro a cui teniamo molto. Quando riusciamo a portare un regista, un attore o un professionista del cinema in sala, il film non finisce con i titoli di coda: diventa l’occasione per parlare, confrontarsi e magari scoprire qualcosa che da soli non avremmo colto. È quello che ci piace dell’Etrusco. A riprova che il cinema può essere molto più di un semplice intrattenimento: può diventare il cuore pulsante di una comunità, un catalizzatore per la discussione e l’azione su temi cruciali per il futuro.
A fine conversazione, Claudio ci consegna la bella notizia: “Prossimamente il cinema Etrusco avrà un importante restyling, non solo dal punto di vista strutturale. L’idea condivisa con Eleonora è quella di provare a realizzare almeno due festival tematici che possano suscitare l’interesse non solo del pubblico locale ma anche di quello nazionale”.
La sfida non sarà quindi quella di continuare a dimostrare il valore del cinema nella cultura, ma quella di animare e vivacizzare la propria esperienza nel territorio in cui la si vive, ampliandola oltre i confini.
Foto gallery/Alcuni degli incontri in sala






























