Barbuto (Uici): Sono cieco visionario, avrei fatto riforma diversa

Roma. “Sono un cieco visionario e devo dire che la riforma della disabilità l’avrei inventata tutta in un altro modo”. Così Mario Barbuto, presidente Uici, intervenendo all’evento dell’Agenzia Iura in corso nella Sala Polifunzionale della presidenza del Consiglio dei ministri a Roma.

“C’è bisogno prima di rilevare le necessità e poi di identificare le soluzioni?- domanda Barbuto riflettendo sul tema dei progetti di vita- Ci sono degli elementi distintivi comuni delle disabilità che non è sempre necessario andare a sminuzzare in singoli progetti. Ecco- dice ancora- nell’affrontare il tema disabilità non si potrebbero ipotizzare figure che abbiano competenze specifiche e possano prendere in carico le varie tematiche comuni alle disabilità? Questo non semplificherebbe la vita? Ad esempio- spiega il presidente di Uici- ogni automobile ha un suo guasto specifico, ma esistono officine e meccanici specializzati in grado, davanti  a ogni automobile, di identificare il singolo problema. Abbiamo banalizzato, però dobbiamo dire che bisogna semplificare le procedure, i processi, gli accertamenti e le decisioni, e renderli stabili e sicuri nel tempo. Non è solo il momento dell’accertamento che determina le necessità delle persone- conclude- perché i bisogni emergono giorno per giorno”.

Riforma: Per applicarla serve metterci soldi

“Strada giusta ma ancora lunga”

“La strada è giusta ma ce n’è ancora tanta da fare”. Lo dice Mario Barbuto, presidente dell’Uici, in merito alla sperimentazioni della riforma sulla Disabilità in atto in 60 province in Italia, intervenendo all’evento dell’agenzia Iura in corso nella Sala Polifunzionale della presidenza del Consiglio dei ministri a Roma.

“Individuo una frattura tra la grande operazione culturale, sociale e umana contenuta nel nocciolo della riforma della disabilità e la sua applicazione pratica- spiega Barbuto- Questo significa che per applicarla occorre metterci i soldi. A parità di spesa è difficile applicarla”.

La riforma punta a realizzare il progetto di vita individuale, “ovvero fornire la risposta giusta al momento giusto per la persona giusta. E per farlo- ripete il presidente di Uici- mi pare che si debbano mettere dentro tante risorse. Questo è un atteggiamento coerente, corretto e proattivo nei confronti della disabilità. E se faremo fatica a rispondere a questo obiettivo- conclude- nel frattempo non facciamo di tutta un’erba un fascio, perché dobbiamo rispettare i bisogni di ogni persona con disabilità”.

Il contesto

Certificato medico, Inps: da marzo 60% domande ciechi e ipovedenti

Ecco dati su 3 fasi sperimentazione riforma a convegno Agenzia Iura

Milano per il nord (18%), Roma per il centro (60%) e Catania per il sud Italia (17%). Sono le province da cui l’Inps ha ricevuto la percentuale maggiore di certificati medici introduttivi, riguardanti persone con disabilità visiva, nel corso della terza fase di sperimentazione della riforma della disabilità, quella che ha coinvolto 40 province a partire dal 1° marzo 2026. Il certificato medico introduttivo (cmi) è il primo passo per avviare il percorso di accertamento delle condizioni di disabilità e invalidità civile e lavorativa per il riconoscimento delle prestazioni correlate e rappresenta la prima fase del nuovo procedimento della valutazione di base, che dal 2027 prenderà definitivamente il posto della domanda amministrativa.

Sono stati Filippo Bonanni, direttore centrale Salute e Prestazioni di disabilità Inps, e Lorenzo Leoncini, dirigente Area Gestione Processi amministrativi connessi alla funzione medico-legale Inps, a raccontare in numeri l’andamento delle tre fasi sperimentali della riforma raccogliendo, in particolare, i dati sulle persone con disabilità visiva forniti dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici). Il punto è stato fatto questa mattina, a Roma, nell’ambito del convegno ‘Dalla sperimentazione al sistema: la valutazione di base nella riforma della disabilità’, promosso dall’Agenzia per i diritti delle persone con disabilità – Iura.

Nel dettaglio, guardando alla terza fase della sperimentazione, l’andamento vede: nel Nord Italia 101.237 certificati medici introduttivi pervenuti all’Inps (81,34% ad oggi in lavorazione o definitivi, considerando anche le convocazioni a visita) di cui 1.339 relativi a persone con disabilità visiva (82,60% in lavorazione o definitivi); nel Centro 48.425 certificati introduttivi pervenuti all’Inps (95,29% in lavorazione o definitivi) di cui 600 relativi a persone con disabilità visiva (77,33% in lavorazione o definitivi); al Sud e nelle isole 53.607 certificati introduttivi pervenuti all’Inps (94,20% in lavorazione o definitivi) di cui 714 relativi a persone con disabilità visiva (85,15% in lavorazione o definitivi).

Andando a ritroso, nella seconda fase di sperimentazione della riforma, partita il 30 settembre 2025 e che ha coinvolto 11 province, i certificati introduttivi pervenuti all’Inps sono stati 88.189 (il 90,86% definitivi o in lavorazione), di questi 1.603 relativi a persone con disabilità visiva (il 94,76% sono definitivi o in lavorazione).

Nella prima fase di sperimentazione della riforma della disabilità, quella partita il 1° gennaio 2025 e che ha coinvolto le prime 9 province, sono stati 200.305 i certificati medici introduttivi pervenuti all’Inps, di questi 3.548 hanno riguardato persone con disabilità visiva e il 90,45% sono definitivi o in lavorazione.

La riforma della disabilità introdotta dal d.lgs. 62/2024 ridefinisce criteri, procedure e strumenti per l’accertamento della condizione di disabilità, introducendo nuovi modelli valutativi e un sistema orientato all’integrazione sociosanitaria e alla centralità della persona. Il certificato medico introduttivo ha un ruolo centrale nel percorso di valutazione di base e nell’accesso ai benefici previsti.

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