Anteprima Dies Natalis, prova di trasporto mattutino superata

Si sapeva che dovesse essere un trasporto di prova, una esperienza inedita per i viterbesi accorsi ma anche per quelli che trovandosi fuori Viterbo in questa prima domenica di luglio sono andati a ricercare la notizie attraverso i social.

La Macchina di Santa Rosa, si sa, è l’elemento forte di unione dei viterbesi, unione e fierezza che Raffaele Ascenzi con la sua storia di facchino, poi di ideatore di Gloria, la Macchina appena lasciata alle spalle, ritenuta tra le più belle, ha saputo rendere al meglio.

“Per Ascenzi battere se stesso è stato difficile, ma c’è riuscito”, ha detto la sindaca Frontini alla conferenza stampa post trasporto domenica 7 luglio, di prima mattina, nella sala del 400 al Monastero di Santa Rosa, dove insieme ad Ascenzi erano presenti i Fiorillo costruttori padre e figlio, il capo facchino Rossi, il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini.

Prova superata, si è detto. Il passaggio soprattutto serviva a prendere le misure giuste nei punti più in criticità, come largo Cesare Battisti e la chiesa di Sant’Egidio e gli altri dove Dies Natalis per muoversi ha pochi centimetri di autonomia. Una Macchina, Dies Natalis, che, come tutte le altre, deve raccontare una storia che si contestualizzi nel presente.

Si vede già la bellezza di Dies Natalis, pur nell’opera incompleta di pezzi e di effetti speciali, come le luci. Qualcuno in strada stamani vociferava: “Questa Macchina sarà pure bella da ferma perché spinge a essere osservata nel suo significato”. Pensiamo a quei toni di grigio argento nei quali si identificano le gamme cromatiche di una Viterbo medioevale, il modo migliore per carpire la vera essenza del luogo, il resto lasciamolo al 3 settembre. C’è ancora tanto da scoprire. L’ultima parola va spesa per i Facchini, sempre composti nella loro prova di forza e di amore. Visti tanti volti giovani, segno di una continuità che porta dentro il valore di un sentimento inseparabile per la propria città e per la propria Santa. (S.G.)

Foto di Massimo Luziatelli

 

 

 

 

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