American Sniper: parabola di un presunto eroismo

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L’eroe guerriero, stanco e anestetizzato, osserva il suo riflesso sullo schermo di un televisore spento. Il mio 2015 cinematografico non poteva cominciare meglio di così. Con “American Sniper”, Clint Eastwood ritrova tutta la carica e la potenza di un cinema maschile, duro e roccioso, che però non ha paura di effeminarsi, di rilanciare tutte le sue contraddizioni, di porre conflitti esistenziali che vengono ben prima di qualsiasi schieramento politico.
“American Sniper” è un’opera profondamente, visceralmente americana, ma sbaglia chi lo identifica con il manifesto apologetico di un Paese. Il film di Eastwood è, al contrario, un dramma crudelissimo sulla fatalità, sulle responsabilità del singolo, sul proprio ruolo nel mondo che tanto somiglia a una vera e propria maledizione. Il talento e il carisma appaiono come doni innati che ci perseguitano, rendendo impossibile qualsiasi possibilità di scelta e appiccicandoci addosso un carattere, un’identità, una tendenza per tutta la vita. Come il femminile “Zero Dark Thirty” era in realtà la storia di un’ossessione, di una peste che ci nutre e ci consuma, “American Sniper” è un film che parla del potere irrefrenabile della pulsione e dell’istinto, in grado di disintegrare qualsiasi rapporto umano e fagocitare la nostra stessa esistenza.

L’obbligo etico che sente il protagonista del film nei confronti del proprio Paese, si trasforma in una sorta di autoesclusione dal mondo: il militare diviene un freak della società, eremita impossibile da reintegrare, “suicidato” ideale perché ha visto e conosciuto la morte negli occhi altrui.Con una messa in scena che ben conosce le tensioni del grilletto e le geografie degli ambienti bellici, “American Sniper” si rivela un’opera profondamente demitizzante, proprio il contrario del film conservatore e patriottico che molti hanno voluto vederci. Basti pensare a un finale che decide di omettersi da solo, concludendo in un batter di ciglia – e con una certa, terribile ironia – una vicenda umana che si voleva tanto singolare.

Ancora una volta il vecchio Clint sa bene che non è più tempo di eroi, perché il mondo va avanti non attraverso il gesto più o meno eccezionale del singolo, ma attraverso la banalità sconcertante del quotidiano. Non importa poi qualche minuto di troppo o qualche scelta registica opinabile (il proiettile/ralenti decisamente fuori luogo): “American Sniper” è parabola/destino/cupio dissolvi di ogni presunto eroismo.

dal BLOG SCHERMOBIANCO

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