In vista della Conferenza ONU sul clima di Antalya, ISDE Italia richiama l’attenzione sull’impatto ambientale e sanitario dell’aviazione civile e militare e chiede programmi nazionali e internazionali per ridurre e razionalizzare il traffico aereo.
In vista della COP31 sul clima, in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026, ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente ha inviato un appello ai rappresentanti dei governi di tutto il mondo che prenderanno parte alla Conferenza delle Parti dell’UNFCCC.
Il documento, firmato dal presidente di ISDE Italia Roberto Romizi, richiama la necessità di intervenire con urgenza e in modo coordinato contro la crisi climatica, la perdita di biodiversità, la distruzione degli habitat e l’inquinamento ambientale, attraverso modelli produttivi improntati all’economia circolare, fonti energetiche realmente rinnovabili, una nuova mobilità che privilegi trasporto pubblico e ferrovia e stili di vita più sostenibili.
L’attenzione sul trasporto aereo
Al centro dell’appello c’è in particolare il ruolo del trasporto aereo civile e militare, indicato come una fonte rilevante di emissioni climalteranti, inquinamento atmosferico e acustico, con conseguenze anche sulla salute delle popolazioni esposte.
Su questo tema ISDE Italia ha costituito da circa vent’anni uno specifico gruppo di studio, “Il trasporto aereo come fattore di inquinamento ambientale e rischio per la salute”, coordinato dalla dottoressa Antonella Litta.
La documentazione scientifica allegata all’appello raccoglie numerosi studi internazionali sugli effetti del traffico aereo, con particolare riferimento a rumore, particolato, particelle ultrafini, ossidi di azoto, inquinanti atmosferici e ricadute cardiovascolari, respiratorie e cognitive, oltre agli effetti sulla qualità della vita nelle aree prossime agli aeroporti. La bibliografia include, tra gli altri, studi sugli effetti del rumore aeroportuale su ipertensione, malattie cardiovascolari, sonno e funzioni cognitive, nonché ricerche sull’impatto delle emissioni aeroportuali sulla qualità dell’aria.
La letteratura più recente citata comprende anche studi sulle particelle ultrafini legate all’aviazione, sull’esposizione delle popolazioni residenti nei pressi degli aeroporti e sui possibili effetti sanitari in gravidanza e nei bambini.
Traffico aereo in crescita
Nel documento ISDE richiama inoltre la crescita del traffico aereo registrata negli ultimi decenni, con la sola interruzione legata alla pandemia. Secondo i dati riportati nell’appello, nel 2023 gli aeroporti dell’area UE27+EFTA hanno registrato 8,35 milioni di voli e prodotto 133 milioni di tonnellate di CO₂, mentre a livello globale nel 2025 sono stati registrati 38,9 milioni di voli.
ISDE segnala inoltre come il settore continui a contribuire in misura significativa alle emissioni climalteranti e sottolinea che la riduzione e la razionalizzazione del traffico aereo non sono ancora entrate stabilmente tra le misure previste dai piani per la qualità dell’aria delle grandi aree urbane.
La richiesta alla COP31
Da qui la richiesta ai Paesi partecipanti alla COP31 di elaborare programmi nazionali e internazionali per ridurre e razionalizzare il trasporto aereo, sia per contrastare il cambiamento climatico sia per limitare i rischi sanitari per le comunità più esposte, con particolare attenzione a bambini e donne in gravidanza.
L’auspicio espresso da ISDE Italia è che la Conferenza di Antalya possa rappresentare un punto di svolta, con l’adozione di misure vincolanti capaci di ridurre le emissioni climalteranti prodotte dal settore aereo.
L’appello si inserisce nel più ampio impegno dell’Associazione Medici per l’Ambiente per mettere in relazione crisi climatica, inquinamento e tutela della salute, sollecitando politiche che affrontino insieme le conseguenze ambientali e sanitarie dei diversi modelli di mobilità.
INFORMAZIONI:
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