Il campanile triangolare esemplare unico dell’ex chiesa Santa Croce a Valle Faul a Viterbo, un bene storico lasciato alla malora

ex chiesa Santa Croce a Valle Faul-Viterbo

Se vi trovate ad attraversare il giardino di Valle Faul a Viterbo, volgendo lo sguardo sulle installazioni nominate Il Risveglio, poco più in là potrete scorgere la chiesa diroccata di Santa Croce con il suo campanile di forma triangolare, esemplare unico nel nostro paese, un compendio storico lasciato alla malora. Ne ha parlato anche nella trasmissione Geo su Rai 3 la conduttrice Sveva Sagramola.

L’ex chiesa di Santa Croce in Valle, in precedenza chiamata chiesa di Santo Spirito, ubicata in una delle posizioni più belle di Viterbo, è ridotta a un rudere essendo crollati il tetto e parte delle mura perimetrali. Oggi è una proprietà privata, si suppone ancora nella tutela del patrimonio culturale italiano. In bella mostra spicca il campanile di forma triangolare in condizioni precarie.

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La chiesa vanta una storia importante: fin dal 1206 viene ricordata la presenza dell’Ospedale di Santo Spirito, che fu ancora attivo tra il 1275 e il 1276, e un ospizio per i trovatelli, sembra anche che questa chiesa avesse un chiostro presente tra il 1357 e il 1436. La chiesa prese il nome di Santa Croce nel 1400, quando i padri dell’Ordine dei Crociferi ne assunsero il possesso. Lo storico Signorelli colloca tra il 1436 e il 1473 i frati Crociferi, che probabilmente gestivano anche l’Ospedale di Santo Spirito. Sembra che nel 1489 il complesso passò dall’Ordine dei Crociferi alla Confraternita della Misericordia o della Pietà. Questa Confraternita, istituita nel 1479, aveva la missione di assistere e confortare i condannati a morte, accompagnarli nell’esecuzione e seppellirli. Nel 1490, in uno statuto del Comune di Viterbo, si stabiliva di dare un sussidio a questo Ospedale, che evidentemente aveva assunto una certa importanza per la Città di Viterbo.

La chiesa ha un corpo irregolare, in basso si possono notare dei piccoli archi tondi e mozzi, probabilmente facenti parte di un portico, che per l’innalzamento della strada presumibilmente è interrato. Nel 1531 la chiesa venne abbandonata dall’Ordine dei Crociferi e anche la Confraternita della Misericordia si trasferì sul lato opposto della valle, nella chiesa di Santa Maria della Ginestra. L’Ospedale venne incorporato agli altri ospedali di Viterbo e nel 1538 si deliberò di ampliare l’Ospedale esistente che probabilmente doveva occupare parte della chiesa. Nel 1539, venne quindi aperto l’Ospedale della Misericordia detto anche Spedale Maggiore del Comune. Nel 1541, sulla stessa direzione attraversando via Faul, venne anche concesso un terreno nel quale si impiantò un Cimitero dove venivano sepolte le persone che morivano in ospedale. Nel 1545 il Vescovo Nicolò Ridolfi ordinò di chiudere l’Ospedale in quanto era divenuto pericoloso per le infezioni. Nel 1585 la parte dell’Ospedale vecchio venne data in concessione all’Arte della Seta e fu adibito a magazzino. Nei pressi di questa chiesa un tempo c’era la colonna di Ser Monaldo che ora si trova a piazza Martiri d’Ungheria (riferimenti storici Anna Zelli).

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L’abbandono ingiustificato e il pericolo vigente di una struttura diroccata che nel soffitto aveva le pianelle decorate con fiori riprodotte in un disegno da Andrea Scriattoli è inammissibile.

Nel mese di marzo scorso, il gruppo social “Centro storico e mobilità urbana” diffuse immagini in cui si vedono dei ragazzini sostare liberamente all’interno della chiesa a Valle Faul. Nel 2019 le ruspe approcciavano a degli scavi intorno alla struttura e l’area venne completamente ripulita dai rovi e dalle erbacce, lasciando libera la visuale della chiesa metà diroccata. L’operazione faceva ben sperare a un progetto di riqualificazione dell’edificio un tempo sacro, ma fu un abbaglio. La chiesa appartiene oggi a un imprenditore di Vasanello, allacciato a una ditta norvegese, che forse non è riuscito a sviluppare il progetto mirato. Tutto invece rimane lì, nella decadenza totale e nella vanificazione di una storia importante in cui privato e pubblico potrebbero mettersi insieme per la tutela di un bene comune. Le strade si possono trovare, manca la volontàdi farlo. Intanto la nostra storia perde un altro suo gioiello.
Foto©TusciaUp

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