Quando il dolore del mondo irrompe nel silenzio della preghiera

di Maria Teresa Muratore

Ero in chiesa in attesa della Messa, ed ascoltavo cantare l’ufficio, quante altre volte mi era capitato.

Ma all’improvviso mi è venuto da piangere e quasi un singhiozzo, mi vergognavo e sperando non mi vedessero- la chiesa era piena- cercavo di trattenere senza riuscirci le lacrime.

Perché alla mia sinistra c’era una testa mozza con il suo corpo vicino e il sangue che ne era uscito, quello di un frate e lì accanto un altro frate in attesa di essere giustiziato, anzi la spada, una scimitarra, già si è alzata in aria pronta a calare sul suo collo impugnata da un uomo col turbante che prende, alzando il braccio e impugnandola, la mira. Un altro gruppetto di frati raccomanda l’anima a Dio mentre tra le grinfie dei soldati aspettano il loro turno. Dei dignitari, sacerdoti? osservano la scena, la controllano?

A destra hanno appena finito di inchiodare alla croce San Pietro, con delle corde stanno tirando su la croce capovolta, tutti sembrano  concentrati, presi con attenzione dal lavoro che stanno facendo, guardando in basso la maggior parte, o a quello che dà i comandi, dallo sguardo astioso, ma San Pietro ha già gli occhi della Beatitudine, non soffre mentre offre la sua vita al Signore, e il pittore ha avuto pietà dei quello che lo ha inchiodato perché non dipinge i tratti al suo viso intrepretando la sua vergogna.

Appresso, a destra, c’è la lapidazione di Santo Stefano, ti stupisce che alle spalle di un giovane uomo pronto a colpire ci sono dei bambini che stanno scagliando le pietre.

Appresso, a sinistra, sant’Agnese, la testa appoggiata a un ceppo, sta per essere decapitata, un soldato romano guarda curioso ponendosi domande, il boia sta per calare l’accetta, un romano ha in mano il plico con la condanna a morte e un altro dà il comando perché si esegua, mentre un vecchio prega.

Appresso ancora a sinistra, ci sono i leoni affamati pronti a gettarsi su un mucchio di cristiani che pregano stringendosi intorno a un discepolo o apostolo, e c’è anche un bambino nel gruppo tra le braccia di sua madre che cerca di proteggerlo mentre altri cristiani stanno bruciando vivi legati a i muri dell’arena.

Appresso a destra, c’è il martirio di san Tarcisio, trafitto dalle frecce, sono cattivi i volti dei suoi persecutori, in due su tre è l’odio che guida la mira.

Tante volte sono stata in questa bella e antica chiesa, tutta affrescata con le scene a grandezza naturale dei martirii dei primi cristiani, sul soffitto c’è la predicazione e il martirio e la beatificazione in cielo di Sant’Andrea a cui è dedicata la chiesa.

Ogni scena di martirio è alleggerita dalla beatitudine degli angeli che accolgono i protagonisti dei supplizi e delle atroci morte in nome di Cristo. Angeli sorridenti sono pronti ad accogliere e premiare tanto sacrificio.

Era la storia che tante volte abbiamo sentito, fin da bambini, e forse nell’infanzia ci ha un po’ turbato, poi non più, sono solo affreschi che adornano le nostre chiese.

Fino a quando avverti l’odio nel volto dei carnefici, l’indifferenza sulle facce di quelli che assistono impassibili perché la cosa non li riguarda, l’espressione ottusa di quelli che eseguono gli ordini, la curiosità stupida cattiva di altri.

E ti rendi conto che non sono cose successe solo millenni fa perché continuano ad avvenire non hanno mai smesso, è vivo quel sangue che scorre, quella testa mozza staccata dal corpo, bruciano quelle fiamme con dolore indicibile i corpi senza colpa, gridano quei silenzi, è muto quel dolore innocente, e ti assale da ogni parte l’angoscia dell’impotenza, perché per un attimo, senti che l’indifferenza che provavi per queste pitture antiche è la stessa che ormai accompagna ogni telegiornale.

Che cosa stiamo facendo per Gaza, o per Cuba o per tutte le altre parti del mondo martoriate dalla guerra e dall’odio?

Foto: Quadro dall’VIII edizione dell’Estempora a Sant’Andrea apostolo dello Jionio

 

 

M.T-Muratore-150x150Maria Teresa Muratore, viterbese, figlia d’arte, biologa di formazione e professione, ha sempre mantenuto viva la passione per la scrittura. Ha pubblicato tre sillogi poetiche: Scartini d’amore (Alter Ego Edizioni, 2013), In terza persona (Augh!Edizioni, 2017), Io, gli altri, la vita, la morte (Transeuropa Edizioni, 2022). Due raccolte di raccontini: Astrazioni dal quotidiano; Alter Ego Edizioni, 2015-Pensieri Vaganti; Dialoghi edizioni, 2020. Ha aperto una pagina Facebook e Instagram “Le parole di Maria Teresa” dove legge passi dei suoi libri. Dal 2019 collabora con la testata online TusciaUp. Un lungo racconto delle cose ritrovate e perse (NOLICA Edizioni, 2021) è il suo primo romanzo breve. Sono seguiti: Io,gli altri, la vita, la morte nel gennaio 2022 e nell’aprile 2024 Storie di torte e lockdown.

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