Il veleno killer che ha ucciso Django è una minaccia per tutti noi, i nostri figli e per i nostri animali. Ora basta! Trentotto giorni di agonia. Venticinque chili persi. I polmoni devastati dal veleno chimico. Questa è la fine atroce che l’egoismo e l’illegalitĂ umana hanno riservato a Django, un rottweiler di soli due anni e mezzo, letteralmente inghiottito da una fossa di liquami tossici in localitĂ Pozzo Ranieri.
Questo non è un semplice incidente. Questa è una vergogna inaccettabile che esige una condanna durissima e senza sconti. Siamo di fronte a un atto criminale che fa vomitare per la rabbia e l’indegnitĂ di chi lo ha commesso. Una discarica abusiva di veleni banditi dall’Europa. Nel sangue di Django i primi esami hanno isolato un composto organofosforico. Tradotto: roba chimica pesante, sostanze vietate in tutta l’Unione Europea per la loro estrema pericolositĂ . Qualche criminale senza scrupoli ha deciso di usare un campo aperto come la propria fogna privata, sversando liquami altamente tossici a cielo aperto, senza una recinzione, senza un cartello, nel silenzio piĂš totale. Chi ha scaricato quel fango assassino sapeva perfettamente cosa stava facendo. Ha avvelenato la terra e ha ucciso un animale innocente solo per risparmiare sui costi di smaltimento o per criminale negligenza agricola. Una bomba ecologica a due passi dai bambini.
L’indignazione deve trasformarsi in una pretesa assoluta di sicurezza. Questa non è solo la tragedia della famiglia di Django. Questo è un pericolo pubblico immediato e terrificante. Il proprietario del cane, sceso nella fossa per salvarlo, ha respirato i vapori chimici e ha vomitato per tre giorni. Questo è il livello di tossicitĂ di quella melma. Bambini a un passo dal pericolo: quella fossa della morte si trova ad appena 300 metri da un campo estivo. Ogni giorno decine di bambini giocano a pochissima distanza da quel veleno chimico. Ă agghiacciante pensare che al posto di Django ci sarebbe potuto finire anche un bambino.
OmertĂ e silenzio intollerabili: chiunque sappia qualcosa o abbia visto movimenti sospetti in quella zona ha il dovere morale di parlare. Chi tace è complice di questo scempio. Caccia ai responsabili: vogliamo pene esemplari. L’avvocato della famiglia ha chiesto il sequestro preventivo e la bonifica immediata dell’area. Ma non basta. La Procura e i Carabinieri Forestali devono rivoltare quel terreno e trovare i colpevoli. Non vogliamo le solite lungaggini burocratiche o le sanzioni farsa che finiscono nel nulla. Chi ha ridotto Pozzo Ranieri a una discarica chimica deve pagare e deve subire il carcere. Giustizia per Django significa ripulire la nostra terra da questi parassiti che avvelenano la vita per profitto.
Enpa Sezione di Viterbo e Provincia

























