Come un’ingegnosa astuzia fotografica del 1948 e le rigorose regole della deontologia del restauro moderno ci indicano la via per gestire i simboli del Ventennio.
La complessa e spesso dibattuta questione riguardante la riemersione della scritta «Casa del Balilla» sulla facciata dell’edificio che oggi ospita il Liceo Buratti trova una risposta lucida, pragmatica e storicamente impeccabile in un episodio avvenuto nel secondo dopoguerra. La soluzione al dilemma contemporaneo ce la fornisce, a ben guardare, un ingegnoso fotografo dell’epoca.
Nel 1941, in pieno periodo bellico, l’edificio, allora sede della Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.), venne fotografato mostrando nitidamente sulla facciata la dicitura «P.N.F. A. XVI Gioventù italiana del Littorio». Nel dopoguerra, dovendo riutilizzare quel materiale visivo ma desiderando risparmiare sulla pellicola (bene all’epoca raro e costoso), il fotografo ricorse a un’astuzia manuale e visiva: intervenne direttamente sul negativo del 1941, cancellando la scritta ideologica dall’immagine e riutilizzando il negativo modificato per le nuove esigenze.
La fotografia così stampata, ormai priva di qualsiasi motto fascista, venne ufficialmente spedita nel 1948. Un gesto dettato dalla necessità economica e dal clima di transizione istituzionale, che tuttavia tracciò un solco operativo formidabile per i decenni a venire.
«In ambito metodologico e deontologico, la regola d’oro del restauro moderno è la reversibilità: qualsiasi intervento applicato oggi deve potersi rimuovere in futuro».
Traslando questa lezione al contesto odierno, la strada da seguire appare chiara.
Per un restauratore professionista non è eticamente né legalmente ammissibile distruggere o cancellare definitivamente un ritrovato storico, qualunque esso sia.
Per attuare questo intervento di “occultamento controllato”, la metodologia del restauro
scientifico impone il rispetto assoluto del principio di reversibilità.
Qualsiasi velatura o copertura non deve mai intaccare lo strato pittorico originale.
Ogni passaggio richiede inoltre la compilazione di una rigorosa Scheda di Restauro e Mappatura. Vengono archiviate le fotografie prima, durante e dopo la scopritura, la mappatura geometrica quotata e l’elenco dei materiali impiegati con relative schede dei solventi idonei alla futura riscoperta.
LA PROCEDURA TECNICA DI COPERTURA
L’intervento si articola in fasi rigorose:
Consolidamento e pulizia:
Si stabilizza lo strato pittorico emerso con consolidanti idonei e reversibili.
Strato protettivo di interfaccia:
Si stende una vernice da restauro per creare una barriera chimico-fisica isolante.
Pareggiamento:
Eventuali dislivelli si colmano con uno stucco leggero a base di calce o gesso e colletta,
facilmente rimovibile ad umido.
Tinteggiatura e finitura per l’occultamento della scritta:
Si stende la pittura superficiale con leganti reversibili, pareggiando il colore della parete ed
occultando la scritta.
























