Edoardo Siravo conquista Ferento con un memorabile Malato immaginario che parla al presente

di Luciano Pasquini

Edoardo Siravo

Sotto il cielo stellato di Ferento la sera di giovedì 23 luglio, Edoardo Siravo attore molto amato dal pubblico viterbese e pietra miliare del teatro classico italiano, è tornato in scena con la rilettura de Il malato immaginario, grande classico di Molière con la regia di Carlo Emilio Lerici, su adattamento di Constance Congdon.

Una versione dell’opera che utilizza un linguaggio contemporaneo e la colloca in un Novecento facilitato, sostenuto da una scena mobile e funzionale al ritmo dell’azione. Una commedia che nella sua rivisitazione parla a tutti noi delle nostre ingenuità, del credere a tutto ciò ci venga propinato con il monito chiaro di stare in guardia.

Argante, magistralmente interpretato da Edoardo Siravo, è un uomo prigioniero della paura. Paura del corpo che cede, del tempo che passa, della morte che incombe. Attorno a lui si muove una società che alimenta questa paura, la organizza, la trasforma in sistema. La medicina diventa rituale, linguaggio incomprensibile, potere che si autoalimenta.

Molière ride, ma la sua risata è affilata: ciò che viene messo in scena non è solo l’inganno dei medici, ma il bisogno umano di delegare la propria fragilità a un’autorità esterna.

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Uno spettacolo necessario che ha divertito e illuminato il pubblico presente a Ferento che anche quest’anno dimostra di saper offrire un ricco programma che ci riguarda, che ci tocca, che amiamo, affinché il teatro diventi sempre di più luogo di incontro, di ascolto, di riflessione condivisa, di presenza giovanile.

 

 

 

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