Edoardo Siravo debutta in prima nazionale a Ferento con Il malato immaginario, commedia intramontabile di Molière

Edoardo Siravo-Il malato immaginario

Proseguono gli appuntamenti dell’edizione 2026 di Ferento Teatro Festival e ancora una prima nazionale sul palco del Teatro Romano di Ferento. Giovedì 23 luglio alle ore 21.15, un altro beniamino del pubblico viterbese, Edoardo Siravo, torna in scena con la rilettura de Il malato immaginario, grande classico di Molière e banco di prova dei più grandi attori di ogni tempo, sia sul tavolato del palcoscenico sia al cinema.

Liberamente ispirato all’adattamento di Constance Congdon e con (in ordine alfabetico) Andrea Bezzi Cleante, Francesca Bianco Tognina, Francesca Buttarazzi Angelica, Gabriella Casali Belinda, Giuseppe Cattani Tommaso Diarrè, Alessandro Pizzuto De Bonnefoie, Susy Sergiacomo signora Fleuran, Roberto Tesconi Dr. Purgòn, Tonino Tosto Beraldo, il Teatro Belli di Antonio Salines presenta Il Malato immaginario di Molière nella versione di Carlo Emilio Lerici, con musiche di Davide Cavuti, scene di Giuseppe Lorenzo, costumi di Annalisa Di Piero, per la regia di Carlo Emilio Lerici.

Scritto nel 1673, Il malato immaginario è una commedia che mette in scena l’ossessione per la malattia attraverso la figura di Argante, borghese ipocondriaco che vive in funzione delle proprie paure e si affida ciecamente a medici interessati più al guadagno che alla cura. La sua condizione si riflette anche nelle dinamiche familiari, fino al tentativo di imporre alla figlia un matrimonio con un medico, così da garantirsi assistenza continua.

La regia di Carlo Emilio Lerici, su adattamento di Constance Congdon, propone una rilettura che utilizza un linguaggio contemporaneo e colloca l’azione in un Novecento stilizzato, sostenuto da una scena mobile e funzionale al ritmo dell’azione. Al centro della messinscena il rapporto tra Argante e la serva Tognina, figura lucida e anticonvenzionale che agisce come elemento di smascheramento, evidenziando il carattere satirico dell’opera. L’allestimento mantiene l’impianto del classico, integrando elementi di comicità, metateatro e una costruzione visiva e musicale che attraversa epoche diverse, restituendo l’attualità dei temi affrontati da Molière. La messinscena si inserisce nel percorso del Teatro Belli orientato alla rilettura dei classici, con un’attenzione specifica alla loro trasmissibilità verso pubblici eterogenei, inclusi gli spettatori più giovani.

 

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