Negli ultimi anni, il mondo del benessere e della nutrizione da social ha trovato il suo perfetto capro espiatorio: il cortisolo. Ribattezzato “l’ormone dello stress”, viene spesso accusato di essere l’unico e invisibile responsabile del girovita che aumenta, della ritenzione idrica e dei fallimenti di ogni dieta. La narrazione è in realtà molto accattivante: “Sei stressato, il cortisolo si impenna e il tuo corpo accumula grasso magicamente”.
Ma la biochimica e la fisiologia umana raccontano una storia molto diversa. È giunto il momento di fare chiarezza scientifica, separando i miti da tastiera dalla realtà metabolica.
Cos’è davvero il cortisolo (e perché ci tiene in vita)
Prodotto dalle ghiandole surrenali, il cortisolo è un ormone steroideo essenziale per la sopravvivenza. Regola la pressione sanguigna, la glicemia, la funzione cardiaca e riduce le infiammazioni. Ha un ritmo circadiano ben preciso: picco massimo al mattino (per darci l’energia di svegliarci e attivarci) e minimo la sera, per favorire il riposo.
Quando affrontiamo uno stress psicofisico, il cortisolo aumenta. Si tratta di un meccanismo ancestrale di “attacco o fuga”: l’ormone mobilita le riserve di energia (zuccheri e grassi) nel flusso sanguigno per permettere ai muscoli di reagire al pericolo.
La legge della termodinamica non si cancella
L’errore di fondo della vulgata popolare è pensare che il cortisolo possa “creare” materia dal nulla. Un aumento dei suoi livelli ematici non ha il potere calorico di un piatto di lasagna. Per aumentare il tessuto adiposo (il grasso corporeo), è sempre e rigorosamente necessario un surplus calorico: dobbiamo, cioè, introdurre più energia di quella che consumiamo.
Nessun ormone, per quanto alterato, può violare le leggi della termodinamica. Se le calorie introdotte sono inferiori a quelle bruciate, si cala di peso, anche in presenza di cortisolo alto.
Il vero legame tra stress e peso: una questione di comportamento
Se il cortisolo in sé non fa ingrassare, perché allora chi è molto stressato spesso prende peso? La risposta non è biologica, ma comportamentale e bio-comportamentale:
- La fame emotiva (Comfort Food): Il cortisolo alto sul lungo periodo stimola l’appetito e, in particolare, la ricerca di cibi ipercalorici, ricchi di grassi e zuccheri palatabili. Non è l’ormone a farti ingrassare, è la vaschetta di gelato mangiata sul divano per placare l’ansia.
- La ritenzione idrica: Il cortisolo ha una struttura simile a quella dell’aldosterone (l’ormone che regola i liquidi). Quando è alto, può causare una temporanea ritenzione idrica. Sulla bilancia vedremo un chilo in più, ma si tratta di acqua, non di grasso e quel chilo quindi tenderà a sparire.
- Il sonno interrotto: Lo stress cronico rovina la qualità del sonno. Dormire poco e male altera altri due ormoni chiave: la grelina (che aumenta la fame) e la leptina (che riduce il senso di sazietà). Il risultato? Il giorno dopo si mangia di più.
Smontare il business del “cortisolo alto”
Oggi il mercato è saturo di tisane miracolose e allenamenti miracolosi per “azzerare lo stress”. Spesso si tratta di strategie di marketing che monetizzano l’ansia delle persone.
Mi preme sottolineare che, in assenza di patologie cliniche reali e severe (come la sindrome di Cushing, una condizione medica rara che richiede diagnosi ed esami specifici), i fisiologici sbalzi di cortisolo dovuti alla vita quotidiana non sono un ostacolo al dimagrimento.
In conclusione, incolpare un singolo ormone è una scorciatoia rassicurante perché sposta la responsabilità al di fuori del nostro controllo. La realtà è che la gestione del peso resta una questione molto complessa, legata allo stile di vita nel suo insieme. La vera strategia “anti-stress” (e scientificamente provata) consiste nel curare la qualità del sonno, muoversi regolarmente e ritrovare un rapporto sereno e consapevole con il cibo.
*La dottoressa Gemma Moscioni, Biologa Nutrizionista, laureata in Biologia cellulare e molecolare presso l’Università degli Studi della Tuscia (110 cum laude), successivamente perfezionata con Master Universitario di II livello in: “Nutrizione personalizzata, basi molecolari e genetiche”, presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata (110 cum laude). Ha sviluppato competenze riguardanti la Nutrizione personalizzata e la Nutrigenetica, focalizzandosi sul ruolo che gli alimenti hanno nell’espressione genica dell’individuo.
Attualmente lavora come Biologa Nutrizionista a Viterbo e provincia e affianca alla libera professione l’insegnamento dell’educazione alimentare. Si occupa di problemi del disturbo alimentare nell’adolescenza.
Studio: Viterbo – via Friuli, 18
Contatti: 329 536 6678
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Pagina Fb: Dott.ssa Gemma Moscioni – Biologa Nutrizionista
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