Arsenico nelle acque del Viterbese, Panunzi (Pd): “La membrana porosa bio-ispirata è una soluzione efficace e a basso costo”

Enrico Panunzi
Soluzioni efficaci e a basso costo per affrontare il problema dell’arsenico nelle acque del Viterbese. È in questa direzione che si muove la nuova tecnologia presentata dai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e dell’Università della Calabria nel tavolo tecnico dello scorso 18 marzo in Regione Lazio, che ho seguito con particolare attenzione, ma a cui purtroppo non erano presenti, perché non invitati, amministratori viterbesi, in primis la Provincia di Viterbo e il gestore del servizio idrico integrato. Rappresentanti di un territorio in cui la criticità dell’arsenico è tra le più massicce e imponenti, si potrebbe dire quasi esclusiva rispetto agli altri Ato della nostra regione.
Quella presentata è una membrana porosa bio-ispirata, capace di legarsi in modo selettivo all’arsenico sia nella forma pentavalente sia in quella trivalente. Un’innovazione rilevante rispetto alle tecnologie attuali, anche per la sua sostenibilità: funziona a bassa pressione, consuma poca energia e rimuove quasi esclusivamente l’arsenico, mantenendo i minerali utili nell’acqua. I risultati di laboratorio sono molto incoraggianti: oltre il 99% di arsenico rimosso e, nei test su acque di falda contaminate, una riduzione da 65 a meno di 10 microgrammi per litro, sotto i limiti dell’Organizzazione mondiale della sanità. La membrana è inoltre rigenerabile e riutilizzabile più volte senza perdita di efficienza, con evidenti vantaggi anche in termini di costi.
Siamo ancora in una fase sperimentale, ma si tratta di una soluzione che merita attenzione per le sue potenzialità, soprattutto in un territorio come il Viterbese, dove la presenza di arsenico è una criticità storica. Oggi sono attivi 98 impianti, molti dei quali necessitano di manutenzione, con un impatto economico di 16,5 milioni di euro e un costo medio di 0,53 euro per metro cubo.  Spese, queste, che incombono totalmente sulle tariffe a carico dei cittadini. Si auspica pertanto che, una volta conclusa la fase di studio in laboratorio, la Regione Lazio possa procedere con una sperimentazione in campo aperto proprio nella provincia di Viterbo, così da testare concretamente questa tecnologia nelle condizioni reali più critiche e verificarne l’efficacia sul territorio.

Enrico Panunzi
Vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio

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