C, C, C, non è una formula matematica, ma un acronimo di tre parole: Cura, Creatività, Coraggio. Tre parole che imbastiscono il fil rouge del progetto Unitus di Tiziana Laureti, dallo scorso primo novembre rettrice dell’Università della Tuscia. Viterbese doc, già ordinaria di Statistica Economica, direttrice del Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa, collaboratrice della Banca Mondiale, Eurostat e Fao.
Rettrice, dinanzi a lei ha un percorso accademico di quasi sei anni. Le tre C che ha citato nel giorno del suo insediamento cosa significano?
“Sono tre iniziali che sintetizzano un metodo di lavoro. Cura vuol dire mettere innanzi tutto al centro del progetto le persone che costituiscono la linfa vitale dell’università, dagli studenti ai docenti, al personale tecnico amministrativo. Quindi attenzione ai luoghi di lavoro, alle esigenze, all’ascolto profondo di tutte le componenti. Cura è il presupposto per creare condizioni di ulteriore sviluppo dell’ateneo. Creatività è fattore essenziale dal punto di vista della ricerca, ma pure nell’amministrazione e nella gestione, perché significa individuare soluzioni rispetto ai problemi. La Creatività si coniuga bene con la Cura in quanto curando le persone si scoprono elementi possibili di Creatività. Infine, il Coraggio perché quando emergono nuove soluzioni per nuovi problemi bisogna prendere decisioni coraggiose. E io ne ho dovute prendere”.
Per esempio?
“Dico soltanto che se il personale docente, tecnico amministrativo, bibliotecario mi ha affidato questo compito, be’ dovevo e devo essere coraggiosa”.
Immaginiamo che nel suo progetto di nuova Unitus una parte rilevante dovranno avere il territorio e la città.
“Innanzi tutto devo dire che ho ereditato un risultato importante svolto da chi mi ha preceduto. Io ora vorrei fare un ulteriore passo in avanti, cioè creare un legame sinergico più profondo con Viterbo e la Tuscia. Io e i miei collaboratori lo stiamo facendo con i corsi di biologia marina alle Saline di Tarquinia, a Civitavecchia che della Tuscia non fa parte, ma che con la Tuscia ha stretti rapporti. Poi abbiamo attività di tipo storico artistico e museale da Soriano a Ferento, a Vetralla. Ovviamente, Viterbo deve avere un ruolo fondamentale perché se uno studente sceglie a quale università iscriversi, sceglie anche la città dove vivere. Per questo il rapporto tra Unitus e Viterbo deve essere molto forte”.
Fino ad oggi quale e come è stato questo rapporto? Non le sembra che Viterbo senta ancora l’Università come un corpo estraneo, comunque non esattamente facente parte del suo tessuto?
“Non parlerei di estraneità. L’Università e la città sono realtà che negli anni hanno imparato a conoscersi sempre meglio e che oggi condividono molte più occasioni di incontro rispetto al passato. Il punto non è stabilire se esista o meno una simbiosi, ma lavorare perché il legame diventi sempre più naturale e quotidiano. L’Università moderna non può essere percepita come uno spazio separato: deve essere un luogo aperto, attraversabile, capace di dialogare con la comunità. Per questo vogliamo rafforzare ulteriormente la presenza culturale dell’Ateneo nella vita cittadina, rendere i nostri spazi sempre più accessibili, promuovere iniziative condivise, coinvolgere scuole, associazioni, professioni”.
Fino ad oggi come hanno risposto?
“A mio avviso molto bene”.
Qual è lo stato di salute di Unitus?
“Siamo arrivati a 9.184 studenti iscritti con un incremento importante rispetto agli anni precedenti. Abbiamo avuto anche una crescita nell’attività di ricerca, tra l’altro autofinanziata in misura rilevante. I nostri ricercatori sono delle eccellenze a livello internazionale. E questo vuol dire garantire ai ragazzi una formazione importante e puntuale. Siamo in prima linea. La mia idea è trasferire alla città questa attività di ricerca. Per esempio, il 20 marzo avremo l’evento “Università svelate”, la Fondazione Carivit ci offrirà spazi, così come il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio. Insomma, riempire luoghi cittadini ci permetterà di mostrare ciò che facciamo e quindi comunicare meglio”.
In termini di infrastrutture, ci sono progetti in campo? E il recupero delle casermette al Paradiso come procede?
“Diciamo che per quanto riguarda le Casermette non siamo stati fortunati perchè con la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica abbiamo avuto problemi con le imprese sul versante degli appalti. Ora stiamo rivedendo le procedure per la ripresa dei lavori”.
Per la basilica di Santa Maria in Gradi?
“La Soprintendenza ha iniziato degli scavi all’interno e conseguentemente i lavori di recupero sono stati sospesi, ma spero in una rapida ripresa”.
E per la facoltà di Agraria, devastata dall’incendio della scorsa estate?
“Stiamo provvedendo a una copertura”.
La sua priorità?
“Gli studenti, innanzitutto. Sono la cosa più preziosa che abbiamo, come i figli. Non vanno coccolati, ma accompagnati. Io sono una mamma e posso capire. In certe situazioni li vedo un pochino persi. Voglio essere più chiara, non si deve rendere loro il percorso più semplice, devono invece formarsi in maniera più rigorosa e adeguata alle sfide che li attendono. Per questo stiamo sviluppando una serie di approcci innovativi rispetto alle capacità di apprendimento. Diciamo, che vorrei portare un po’ più di serenità nell’ambiente dello studio. E qui voglio ricordare che anche lo sport ha un ruolo importante attraverso il Cus. Posso confermare che a giorni apriremo il palazzetto dello sport”.
Il sogno di Tiziana Laureti?
“Una Viterbo che è città universitaria. Simbiosi totale”.
























