La Corte Costituzionale ha più volte dichiarato che “l’ambiente è un valore rilevante per la comunità mentre la caccia è mera facoltà di un gruppo”.
La caccia al cinghiale è il parente volgare della caccia alla volpe che gli inglesi stanno tentando di debellare.
Volgare o nobile la brutalità è sempre brutalità e non può trasformarsi in comportamento amorevole anche se i cinghialai (cacciatori di cinghiali) ce la mettono tutta per far credere di essere quello che non sono: tutori della natura.
Ma come possono pensare che i loro siti pieni di fotografie spaccone e sanguinolente, i loro comunicati farciti di arroganza e di menzogna, riescano a trasformarli in paladini di quella natura che distruggono e violano?
Vittime come i cinghiali, i cani vivono i due aspetti del maltrattamento: quello del periodo di caccia aperta e quello del periodo di caccia chiusa.
Durante la caccia i cani (per affermazione dei cinghialai stessi) vengono frequentemente feriti e uccisi dai cinghiali.
A caccia chiusa, i cani vengono condannati al letargo, prigionieri di canili lager, isolati nei boschi o ai margini delle città, spesso al buio, spesso legati a catena fissa e corta, ammassati in piccoli recinti rudimentali chiusi da teli verdi e spesso coperti da lamiere di eternit, con cucce fatte con ogni genere di materiale (dal cemento al legno putrido, ai bidoni….). Non c’è temperatura cocente o gelida che cambi le loro condizioni. I cinghialai che vanno ogni tanto a portare l’indispensabile cibo, neppure li guardano, meno che mai li accarezzano. Sono solo strumenti, se funzionano bene, altrimenti …La caccia al cinghiale è una caccia brutale che alimenta nell’essere umano sentimenti indegni. E’ anacronistica e anche pericolosa per l’uomo producendo morti e feriti.
I cacciatori dimenticano di dire che il piccolo cinghiale autoctono, meno prolifico, del peso di circa 70 kg. è quasi completamente scomparso dall’Italia. Sterminato.
Non dicono che in Sicilia il cinghiale era storicamente assente, che nei colli Euganei, nel Conero, nel triangolo lariano, a Caprera e in altre zone il cinghiale non era presente e che ora c’è.
I cinghiali per i quali si richiedono a grandi voci gli abbattimenti selettivi in ogni periodo dell’anno, sono i cinghiali alloctoni, proveniente dai paesi dell’Europa orientale, pesanti circa 200 kg. e molto più prolifici.
Ma com’è arrivato questo cinghiale a popolare la macchia italiana? Attraverso le importazioni, introduzioni e ripopolamenti promossi dagli stessi cacciatori (quegli stessi cacciatori che oggi gridano alla mattanza).
L’art. 10 comma 7 della legge sulla caccia dichiara che le Province devono predisporre piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di fauna selvatica anche tramite la cattura di selvatici presenti in soprannumero nei parchi nazionali e regionali. Che l’INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) deve accertare le compatibilità genetiche degli animali immessi.
L’art. 19 comma 2 dichiara che le Regioni per la migliore gestione del patrimonio zootecnico… (ecc.) provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica esercitato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici.
Inoltre l’art. 20 comma 1 dichiara che l’introduzione dall’estero di fauna selvatica viva, purchè appartenente alle specie autoctone, può effettuarsi solo a scopo di ripopolamento e di miglioramento genetico.
Non ci sembra che uccidere sia un metodo ecologico e che l’introduzione di cinghiali alloctoni sia compatibile geneticamente. Coloro che gridano “al problema” sono i veri e soli responsabili del problema. Sono in perenne guerra con gli animali, a dirla tutta forse avrebbero anche bisogno di qualche seduta dallo psichiatra perché, fino a prova contraria, una persona che si appaga uccidendo un altro animale è malata, non sta bene e una società sana e coerente gli impedirebbe per legge di farlo.
Vogliono uccidere i cinghiali per coltivare il loro hobby, alimentare i loro commerci e per farlo hanno bisogno di cinghiali da uccidere.
Poiché gli animali autoctoni sono già stati eliminati, devono importare animali dall’estero.
Li importano, li allevano, li immettono e così facendo non si curano né degli agricoltori (con alcuni dei quali sono in affari), né degli automobilisti, né del mantenimento dei parchi, né delle leggi; si curano soltanto della loro sanguinaria bramosia.
I cacciatori sono una ristrettissima minoranza ma sono sostenuti dagli armieri, dai politici ricattabili, dai ristoratori, ecc.; i cittadini per l’ambiente sono la stragrande maggioranza suffragati dalla Corte Costituzionale ma, stranamente in questo paese, una maggioranza che non ha potere.
Nel frattempo le istituzioni pagano milioni di denaro pubblico per i risarcimenti agli agricoltori danneggiati e, soprattutto, per i ripopolamenti a scopo venatorio.
I mass media, esclusi quelli di parte, per lo più si prestano a fare da portavoce alle intraprendenti associazioni venatorie senza approfondire l’argomento di cui scrivono.
Vorremmo visitassero i siti internet di queste associazioni, scoprissero il loro vero linguaggio, le immagini di cui vanno fieri, il loro mondo di sangue; vorremmo che si informassero del cosa, del come e del perché.
Infine, poiché i cittadini contrari alla caccia non sono affiliati ad alcuna lobby, dovrebbero concedere loro almeno la par condicio della parola.
Enpa sezione di Viterbo e provincia
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