“Una battaglia dopo l’altra ”Paul Thomas Anderson domina il Golden Globe 2026

Unabattagliadopol’altra

Al regista statunitense Paul Thomas Anderson il Gloden Globe ha consegnato quattro premi.

“Una battaglia dopo l’altra” ha conquistato ben quattro statuette: miglior film musical o commedia, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attrice non protagonista per Teyana Taylor.

Anderson, un vero talento la cui carriera è iniziata quando ha coreografato un video di Beyoncé all’età di 15 anni, ha cementato la sua affermazione a Hollywood con un discorso toccante: “La nostra luce non ha bisogno di permesso per brillare. Apparteniamo a ogni stanza in cui entriamo. Le nostre voci contano e i nostri sogni meritano spazio”, ha detto rivolgendosi alle “sorelle di colore e alle piccole ragazze di colore che stanno guardando stasera”. Molto commovente. Paul Thomas Anderson è colui che riscrive il sistema Hollywood e ne prende oltremodo le distanze

Una battaglia dopo l’altra, trama del film

La storia inizia con il gruppo rivoluzionario armato, chiamato French 75, intento a compiere atti dimostrativi, di impatto mediatico, rapine (per finanziare la propria lotta), tenendo in scacco polizia, esercito e FBI. Sembrano inarrestabili. A guidarlo c’è anche il bombarolo, un po’ smarrito e maldestro, Bob Ferguson (interpretato da Leonardo DiCaprio) e la sua compagna Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor). Un amore destinato a non durare, nonostante la nascita di una figlia, Charlene, anche perché lei si concede al nemico, l’aggressivo e reazionario Colonnello Steven Lockjaw (un memorabile Sean Penn), catturandolo, umiliandolo, usandolo come arma per controllare e deviare la forza militare.

Il risultato finale è un thriller-action folle, a tratti bizzarro, in cui l’America è un paese stratificato, sovranista e razzista, infarcito di satira, machismo e idiozia, i cui simboli del potere economico vengono colpiti e combattuti, nel quale gli americani aiutano pure i messicani, i cui confini vengono aggirati e persiste una forma di attivismo, anche un po’ hippie, dove le donne lottano per il diritto all’aborto e alla propria emancipazione. Non si tira mai il freno, il ritmo incalza, il ribelle impera.

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