Buon Lavoro: uomo, dignità, impegno, territorio

di Jacopo Giammatteo*

diocesi di viterbo buon lavoro

IL LAVORO COME BENE DELL’UOMO

“Il lavoro è legato, in maniera indissolubile, alla persona, alla sua dignità, alla sua dimensione sociale, al contributo che ciascuno può e deve dare alla partecipazione alla vita della società. Il lavoro non è una merce. Con queste parole il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella celebrò il lavoro durante la festa del Primo Maggio nel 2024 e contribuì a definire il paradigma relazionale all’interno del quale inserire il rapporto tra il mondo del lavoro e la persona.

In questa prospettiva, il lavoro non può e non deve essere inteso solo come l’applicazione diretta delle facoltà e capacità dell’uomo volte alla produzione della ricchezza e di beni di consumo, ma deve inserirsi all’interno di un percorso che contribuisca al perfezionamento dell’individuo stesso e, di conseguenza, della società. Il lavoro è un bene dell’uomo, è un bene della sua umanità, attraverso cui l’individuo adatta e trasforma la natura alle proprie necessità trovando un senso anche a sé stesso. A tal proposito, San Giovanni Paolo II scriveva che “[…] il primo fondamento del valore del lavoro è l’uomo stesso, il suo soggetto. A ciò si collega subito una conclusione molto importante di natura etica: per quanto sia una verità che l’uomo è destinato ed è chiamato al lavoro, però prima di tutto il lavoro è “per l’uomo”, e non l’uomo “per il lavoro” […][1].

LA CRISI DELLA RELAZIONE LAVORO/PERSONA

Non è raro, tuttavia, che tale relazione venga compromessa e stravolta. È noto come durante la Seconda guerra mondiale all’ingresso dei campi di concentramento fosse posta la scritta “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi), il cui significato letterale veniva distorto al punto da ribaltarne il senso, come evidenziato dall’interpretazione di Primo Levi: “Il lavoro è umiliazione e sofferenza, e si addice non a noi, Herrenvolk, popolo di signori e di eroi, ma a voi, nemici del terzo Reich. La libertà che vi aspetta è la morte”[2]. Secondo Primo Levi all“Arbeit macht frei” è connessa a una visione svalutatrice e immorale del lavoro, che lo trasforma in strumento di oppressione e controllo annichilendo la persona, sia in quanto individuo, sia nella sua dimensione relazionale con l’altro. Infatti, al lavoro è sempre collegata una dimensione relazionale, in quanto non si lavora mai solo per sé, ma anche, e principalmente, per realizzare un qualcosa di utile per gli altri.

Oggi la crisi della relazione tra lavoro e la persona è evidente se si prendono in esame i dati relativi ai morti sul lavoro. Secondo l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (Inail) in Italia muoiono sul lavoro in media quasi tre persone al giorno. In particolare, fino a dicembre 2024 sono state 1090 le vittime denunciate per incidenti sul lavoro, pari al +4,7% rispetto ai 1041 decessi del 2023 rilevati al 31 dicembre di quell’anno. “[…] Escludendo dal conteggio i decessi degli studenti, le denunce di infortunio con esito mortale presentate all’Istituto entro il mese di dicembre 2024, pur nella provvisorietà dei numeri, sono state 1.077, in aumento solo rispetto al pari periodo del 2023 (1.029; +48 casi) e in calo rispetto agli anni precedenti 2019-2022. Tale aumento è il risultato di 7 casi in più avvenuti in occasione di lavoro (da 790 del 2023 ai 797 del 2024) e di 41 in più in itinere (da 239 a 280: +38 per i lavoratori e +3 per le lavoratrici). Per gli studenti sono state registrate 13 denunce mortali tra gennaio e dicembre 2024 contro le 12 dell’analogo periodo del 2023. Nella crescita delle denunce mortali tra il 2023 e il 2024 non ha influito certamente la pandemia da Covid-19 […][3].

Anche i dati relativi all’economia non osservata[4] confermano questa crisi. Nel 2022 il valore dell’economia non osservata ha raggiunto i 201,6 miliari di euro, 17,6 miliardi in più rispetto al 2021, con una incidenza sul Pil del 10,1% (per fare un paragone economico il valore di tutto il PNRR, ripartito in più anni, è pari a 191,5 miliardi di euro) e sono 2 milioni 986mila le unità di lavoro irregolari, dati stabili rispetto al 2021[5].

L’IMPEGNO DI STRUTTURARE AZIONI CONCRETE

Tali dati forniscono una rappresentazione del mondo del lavoro in cui quello che dovrebbe essere uno strumento di sviluppo e realizzazione personale e della società, diviene mezzo di sopraffazione, irregolarità, illiceità e di morte.  Per superare queste criticità, e approdare su un percorso che valorizzi l’attività lavorativa della persona, appare necessario che l’impegno della società civile si concretizzi proponendo e attuando politiche attive del lavoro che prevedano investimenti su settori specifici come: formazione e informazione del lavoratore; tutoraggio nell’avvio di imprese; programmi di inserimento lavorativo di particolari categorie di cittadini; attività di orientamento e analisi delle competenze, uniformata alle offerte di lavoro locale e nazionale; sviluppo tecnologico; messa in sicurezza dei luoghi di lavoro.

Fondamentale, quindi, è rilanciare il mercato del lavoro con investimenti che garantiscano la qualità del lavoro rispetto alla produttività economica, che ne diviene possibile conseguenza. Le forze politiche, istituzionali e imprenditoriali, pertanto, dovrebbero strutturare azioni concrete che prevedano una nuova visione del lavoro, inteso come un Bene Comune con alla base la dignità, la qualità, la stabilità e la giusta retribuzione.

L’AZIONE CONCRETA SUL TERRITORIO

In quest’ottica, la Diocesi di Viterbo, attraverso l’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro, la Caritas e il Progetto Policoro, ha avviato lo sportello di orientamento al lavoro, che si propone di incoraggiare la cultura dell’occupabilità sostenendo le persone nella ricerca attiva di lavoro. Lo sportello è uno spazio dedicato all’incontro con le persone, aperto tre giorni alla settimana, ed è gestito dai due giovani Animatori del progetto Policoro che, attraverso un percorso predefinito, sostengono e custodiscono la persona nelle sue fragilità, aiutando nella ricerca attiva del lavoro e ri-strutturando la relazione Persona /Lavoro. Situato presso il Polo Sociale diocesano a Viterbo, simbolo di scambio tra diverse esperienze e culture, ha tra gli obiettivi principali la costituzione di una “rete” che favorisca l’incontro territoriale e, partendo dalle realtà parrocchiali, metta in contatto le persone in cerca di lavoro con le aziende in cerca di personale, le associazioni di categoria, i sindacati e i servizi pubblici: tutto con una visione del lavoro libera, creativa, partecipativa e solidale. Con questa iniziativa la Diocesi ha intenzione di riaffermare la dignità del singolo individuo, dandogli l’opportunità di reinventare la propria vita lavorativa facilitando la relazione con le Aziende del territorio. Tale progetto è aperto alla collaborazione con tutte le realtà istituzionali, imprenditoriali, sindacali, associazionistiche che, attraverso la condivisione di principi e di valori espressi dalla Dottrina Sociale della Chiesa[6], vogliano contribuire a realizzare azioni concrete sul territorio.

In conclusione, la realizzazione dello sportello di orientamento è un’azione concreta che la diocesi propone alla Comunità territoriale, alle istituzioni e alle aziende, con il fine di rendere il lavoro “una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perché non solo è un modo di guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere se stessi, per condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel miglioramento del mondo e, in definitiva, per vivere come popolo”[7]. Così sarà possibile accompagnare le persone a ritrovare il “piacere” del lavorare per creare, sognare, non solo per guadagnare. Così tutti potranno riprendere a dirsi “buon lavoro”.

*Direttore Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro – Diocesi di Viterbo

 

[1] Laborem exercens, n. 6.

[2] Primo Levi, in «Triangolo Rosso», Aned, novembre 1959, p. 21.

[3] DATI INAIL 2025 – Andamento degli infortuni sul Lavoro e delle Malattie Professionali – gennaio 2025 ISSN 2035-5645 – NDR: Al momento della stesura dell’articolo, non sono stati presentati i dati definitivi, che verranno pubblicati entro la fine di aprile 2025.

[4] “L’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta e comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e illegale” in REPORT ISTAT “L’ECONOMIA NON OSSERVATA NEI CONTI NAZIONALI | ANNI 2019-2022” p. 2, del 18 OTTOBRE 2024.

[5] Valori estrapolati dal REPORT ISTAT “L’ECONOMIA NON OSSERVATA NEI CONTI NAZIONALI | ANNI 2019-2022”, del 18 OTTOBRE 2024.

[6] Vedi il capitolo III del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa.

[7] Fratelli tutti, n. 162.

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