Con #Officina dei giovani, progetto pensato per affrontare la nuove forma di dipendenza giovanile dai videogiochi per fascia di etĂ tra i 12 e 18 anni, anche Viterbo è tra i vincitori del bando Liberi e Indipendenti a cui sono destinati i contributi del fondo 8 x mille della Chiesa Avventista. A promuoverlo è la SocietĂ Cooperativa sociale Il Cerchio, alla cui presidenza e guida câè Sandra Berni che da trentâanni opera nel sociale e racconta nascita e sviluppo dellâidea vincitrice,  illustrando i tanti aspetti del Consorzio che ha sede a Viterbo dal luglio 2002.
Come è arrivata allâesperienza del sociale?
La mia esperienza come cooperatrice sociale viene da lontano: iniziai come operatrice nel 1987 e da 32 anni lavoro nell’ambito della cooperazione; gradualmente sono arrivata all’amministrazione del consorzio che nasce nel 2002. Ho avuto esperienze con cooperative che si occupavano inizialmente di servizi e poi di sociale e ho sempre operato nel campo socio-sanitario nel viterbese. Il Consorzio il Cerchio è nato da un gruppo di cooperative del territorio e da lĂŹ è partita questa esperienza consortile: è un ambito particolare, difficile ma che dĂ molta soddisfazione, sia nel vedere crescere persone con disagio e disabilitĂ e ottenere risultati importanti, sia nello stesso confronto con lâaltro, grazie a tutto lo staff di operatori, educatori, medici che ci aiutano e collaborano attivamente sulle varie progettualitĂ .
Riguardo il progetto vinto perchĂŠ la Chiesa Avventista ha scelto il vostro progetto?
Ha scelto il nostro progetto perchĂŠ lo ha ritenuto particolarmente valido per lâimpatto sociale e perchĂŠ evidentemente ha colto quella che oggi è una delle criticitĂ piĂš alte, ossia quella della ludopatia della fascia adolescenziale. Il progetto riguarda infatti la prevenzione rispetto all’attivitĂ e gestione dei videogiochi. Eâ evidente che oggi si ravvisa la necessitĂ di intervento nella fase adolescenziale perchĂŠ a nostro avviso ci sono delle mancate risposte.
Da cosa è nato?
Siamo partiti dalla lettura del territorio e dal confronto con le scuole ci siamo resi conto che mancano servizi e opportunitĂ per colmare le necessitĂ dellâadolescente molto condizionato oggi dalla tecnologia che fin da bambino viene utilizzata; noi adulti siamo lâesempio e abbiamo una grande responsabilitĂ . La tecnologia non va discriminata ma lâadolescente va aiutato a comprendere come meglio utilizzarla e farla diventare una risorsa. Il progetto si svolgerĂ con degli incontri nelle scuole, coinvolgerĂ il corpo insegnante, i genitori e protagonisti i ragazzi. Una delle scuole individuate come sperimentazione di questo progetto è lâIstituto Paolo Savi di Viterbo, dove noi giĂ facciamo assistenza. Il progetto prevede attivitĂ di video maker e un laboratorio di coding, ossia lâapproccio informatico con cui si può creare un videogioco. Câè un coinvolgimento attivo sullâutilizzo di questo tipo di tecnologia e una formazione e informazione rispetto a quello che è il videogioco e a tutte le strumentazioni connesse. Alla fine verrĂ creato un filmato sullâattivitĂ del percorso. Per ora abbiamo avviato la fase di coordinamento e back office per la realizzazione di tutte le fasi del progetto.
Il Cerchio è un Consorzio di cooperative sociali nato nel 2002. Chi ne fa parte?
Ne fanno parte 12 cooperative associate e associazioni consociate del territorio. Abbiamo questa base associativa dislocata  nella provincia di Viterbo, che ci aiuta a capire i nodi del territorio e a portare avanti le nostre progettualitĂ . Il consorzio aiuta lo sviluppo delle proprie associate attraverso progetti, partecipazione a gare dâappalto, e a ogni tipo di consulenza che possa essere utile alla crescita della cooperativa. Condividiamo idee e progettualitĂ e questo scambio aiuta alla crescita reciproca.
Quali sono gli interlocutori?
I comuni, le Asl, la regione, ma tutti i soggetti della rete territoriale, perchĂŠ ci dobbiamo confrontare con tutti i soggetti che insieme a noi possono essere protagonisti di un progetto: per esempio, le altre cooperative, le associazioni di volontariato, le attivitĂ commerciali. Le cooperative del consorzio sono sia di tipo socio assistenziale educativo riabilitativo, sia di tipo b dove configurano attivitĂ dedicate allâinserimento lavorativo di persone con svantaggio. Molto spesso le prime di tipo a supportano il percorso di inserimento della persona con svantaggio.
Il progetto piĂš bello e che ha dato maggiori riscontri e soddisfazioni?
Ogni progetto ha la sua bellezza, ma se penso al progetto Vivaio Montefogliano è stato tra i primi avviati per la disabilitĂ adulta ed è stato un progetto importante, perchè abbiamo dato vita ad un centro diurno dinamico dove i ragazzi fanno attivitĂ sia lĂŹ ma anche fuori âŚe poi la costituzione di Agriland, una societĂ agricola di cui noi facciamo parte insieme al Giardino di Filippo e che è un parco agricolo allâinterno di Viterbo in loc. Ponte Sodo che sta crescendo gradualmente. Oltre allâattivitĂ riabilitativa, è un luogo per tutti dove si fa integrazione e si svolgono attivitĂ connesse tra loro e multifunzionali, che riguardano lâagricoltura ma anche lo sport, lâequitazioneâŚun bellissimo progetto.
Progetti futuri?
Agriland è partito ma prevede uno sviluppo strutturale, speriamo quanto prima nel suo completamento. Abbiamo diverse idee: uno è nellâambito formativo che stiamo cercando di potenziare per i nostri operatori ma anche per tutti noi, lâaltro è la realizzazione di altre strutture residenziali in ambiti diversi da quelli considerati finora. Ci piacerebbe anche irrobustire il rapporto con il profit per creare occasioni di lavoro per i ragazzi con disabilitĂ e disagio sociale che però sono pronti a fare il passo nel mondo del lavoro. Questo ruolo  per ora è ricoperto dalle cooperative sociali, ma andrebbe rafforzato il rapporto con le aziende tradizionali; ci sono infatti dei progetti giĂ fatti, altri in itinere, ma dovrebbe diventare una consuetudine.
La sua giornata tipo?
Un âdelirio nella sopravvivenzaâ. Questo è un lavoro molto dinamico, noi tutti  dobbiamo tutti i giorni essere a disposizione per i progetti da seguire, il personale da gestire. In particolar modo il presidente deve stare in ogni dove, ma câè una grande collaborazione e un grande legame di fiducia reciproco. Come presidente, oltre le grandi responsabilitĂ , è importante avere uno staff che condivida pienamente quello che si fa. La giornata è fatta di incontri, programmi nuoviâŚfaccio tutto quello che posso. Eâ sempre cosĂŹ âŚma ci si abitua. Sono presidente dal 2002 e ritengo che poi ci debba essere  un ricambio. Questo è un lavoro che va fatto con molto amore e un vero spirito cooperativistico, altrimenti assistiamo ad una cooperazione che passa per quella del malaffare. In realtĂ se gestita con lo spirito giusto di responsabilitĂ e legalità è un ottimo strumento per rispondere ai bisogni del territorio e ciò prevede attivitĂ di gruppo e obiettivi condivisi da parte di tutti. Eâ un lavoro molto impegnativo ed entusiasmante per le soddisfazioni, ma anche una responsabilitĂ che deve essere condivisa altrimenti non si è cooperatori.
Come è la risposta delle istituzioni nel territorio?
Le istituzioni si avvalgono del terzo settore, ricorrono a queste realtĂ laddove loro non arrivano. Il territorio viterbese è un territorio molto vivace perchĂŠ si fanno tante progettualitĂ che spesso non vengono ben comunicate e non emergono. Viterbo in tanti ambiti è avanti e potrebbe essere un esempio da riproporre in altri luoghi. La Regione Lazio da tempo parla di coprogettazione, sarebbe giusto dare seguito in maniera attiva e proficua alle linee regionali; si è iniziato a farlo ed è un valido strumento. Andrebbero perfezionate e migliorate le gare che ancora oggi hanno la tempistica di un anno di scadenza e che prevedono lâofferta economica a fare la differenza. Sui servizi alla persona non è pensabile applicare questi tempi e tariffe che non consentono di garantire un servizio di qualitĂ adeguato, perchĂŠ al centro câè la persona e tutte le professionalitĂ necessarie. Questo non si fa con le economie ridotte nĂŠ con un anno di gara dâappalto perchĂŠ lâinvestimento sarebbe quasi inopportuno, in quanto non ci sono i tempi per realizzarlo.  Significa creare una precarietĂ allâennesima potenza con poche garanzie di qualitĂ . Questi sono due ambiti in cui bisognerebbe migliorare e ottimizzare le procedure.
Quali sono le necessitĂ maggiormente riscontrate?Noi lavoriamo molto nella disabilitĂ adulta ma anche nellâassistenza domiciliare; assistiamo dei nuclei familiari piuttosto complessi  soprattutto nel disabile adulto che riabilitiamo per la Asl di viterbo. Alle spalle ci sono famiglie difficili, non accade sempre ma quando accade si deve intervenire a 360 gradi ed è lĂŹ che sia i comuni, sia la asl, sia il terzo settore devono ottimizzare le risorse: è questa lâintegrazione socio sanitaria, la progettualitĂ che si cerca di portare avanti. Oltre tutto questo sicuramente il tema dellâadolescenza è da attenzionare.
E la ludopatia degli adulti invece?
à un dramma dei nostri tempi. Il nostro progetto è stato pensato anche in forma di prevenzione. La ludopatia degli adulti oggi è una delle dipendenze peggiori da combattere, basti pensare a quanto è a portata di mano e diffusa. Ci sono servizi dedicati a questo ambito, ma il problema è nella riconoscenza da parte delle persone stesse di questo tipo di dipendenza, il tutto proviene anche dal supporto delle famiglie, degli amici, è un percorso molto individuale. Questo sicuramente sarà un altro step da raggiungere che purtroppo denota quanto questa società sia fragile da ogni punto di vista.


























