Furono quasi 25 milioni i cittadini che si recarono alle urne, con un’affluenza straordinaria dell’89,08 per cento. Un dato che testimonia la straordinaria volontà di partecipazione di un popolo che usciva dalle ferite della guerra, dalla dittatura e dalla privazione delle libertà fondamentali. Quel referendum rappresentò anche una svolta storica per i diritti civili e politici del nostro Paese. Per la prima volta, infatti, le donne parteciparono a una votazione politica nazionale. Circa 13 milioni di elettrici contribuirono con il loro voto a costruire il futuro dell’Italia, affermando un principio di uguaglianza e cittadinanza che ancora oggi rappresenta una delle conquiste più significative della nostra democrazia.
Con 12.718.641 voti, la Repubblica prevalse sulla Monarchia e si aprì una nuova stagione della storia italiana. Una scelta che non fu soltanto istituzionale, ma profondamente politica e morale, perché indicò la volontà di costruire un Paese più giusto, libero e democratico. Ricordare quell’appuntamento significa rendere omaggio a chi ebbe il coraggio di guardare avanti in uno dei momenti più difficili della nostra storia. Significa anche assumersi la responsabilità di custodire e difendere ogni giorno i valori che da quella scelta sono nati.
In un tempo caratterizzato da profonde trasformazioni e nuove sfide, il messaggio del 2 giugno 1946 conserva una straordinaria attualità: il futuro si costruisce insieme, attraverso la partecipazione e la responsabilità di ciascuno. In questo senso, appare particolarmente significativo il referendum consultivo del 22 e 23 marzo scorsi, che ha visto una larga partecipazione dei cittadini chiamati a esprimersi su una scelta importante per il proprio territorio. C’è da augurarsi che questo principio, che costituisce uno dei pilastri della convivenza politica e sociale, non venga meno nel confronto sulle future proposte di riforma del sistema elettorale. Le regole del gioco si scrivono con il contributo di tutti e, se possibile, attraverso un confronto ampio e approfondito tra le forze politiche e istituzionali. Le regole del gioco si scrivono insieme.
Il contrario rischierebbe di alterare le condizioni di partenza della competizione democratica e di alimentare una continua rincorsa alle modifiche delle norme elettorali in base agli equilibri politici del momento. Una prospettiva che finirebbe per indebolire la stabilità delle istituzioni e la capacità dei governi di affrontare con efficacia le sfide del Paese.
Credo che, nel nome dei valori della Repubblica e dei principi sanciti dalla nostra Costituzione, questa non sia una strada perseguibile.





















